Forze Armate, la pace, i diritti e lo status quo democratico si mantengono con l’efficienza militare

Di Marco Pugliese

Roma. La politica internazionale è un convivio in cui per contare qualcosa bisogna spendere ed “avere”. Una nazione come la nostra da qualche anno paga una situazione paradossale: siamo una potenza media con problemi geopolitici da grande potenza.

Nella casella spesa a farla da padrone sono gli investimenti militari, piaccia o no per dire la propria serve avere apparato militare efficiente. Analisti di calibro internazionale come Edward Luttwak giudicano il sistema efficiente ma non utilizzato al massimo delle potenzialità. Lo ricorda anche la NATO, che fa notare quanto il contributo italiano sia limitato (non in termini finanziari) rispetto alla potenzialità.

Marina, il fiore all’occhiello

L’ Italia ancora oggi rimane la terza Nazione occidentale con ben due portaerei in attività. Usa e Gran Bretagna ci precedono ma per vari motivi è logico, la Francia invece ci è dietro. I francesi hanno una portaerei nucleare, la De Gaulle, ma tra costi di manutenzione e paura di danneggiarla la utilizzano con il contagocce.

Nave Cavour

La nostra Marina Militare si occupa del Mediterraneo orientale e delle rotte commerciali dell’Oceano Indiano. Come efficienza, operatività, missioni riuscite, mezzi in acqua, naviglio attivo, risulta essere la terza al mondo (in realtà la quinta se contiamo Cina e Russia di cui non si conoscono dati ufficiali), sappiamo ad esempio che i russi in questo momento dispongono di una sola portaerei in servizio attivo e pronta ad intervenire. L’ Italia offre supporto militare di tipo operativo su quasi tutte le rotte commerciali Asia- Europa. Lo fa in ambito NATO, ma questo di questo “servizio” usufruiscono tutti gli Stati europei. La nostra efficienza la dobbiamo ex capo di Stato maggiore della Marina, l’ammiraglio Giuseppe De Giorgi. Il quale ha creato le unità di salvataggio, che ogni giorno svolgono operazioni nel Mediterraneo, un lavoro che nessuna Marina Militare fa e che l’Europa si ostina a non considerare appieno. .La Marina è moderna ed efficiente ed ancora in fase di completamento, pronta però per eventuali missioni a lungo raggio. Interessante un nuovo progetto di turbina tutto italiano in arrivo nel 2022.

Esercito ed Aeronautica: un riarmo latente ma progressivo

L’ Esercito in generale in Italia, dal dopoguerra soprattutto, ha sempre avuto un rapporto particolare con la classe politica. Il caso Marò insegna e quello Calipari porta a pensare che troppo spesso i militari siano utilizzati per sbrogliare la matassa e poi regolarmente scaricati. Il Paese non ne esce bene.

Militari italiani in Libano

L’Italia però, dal 2000 ad oggi, ha acquisito alta professionalità nei propri Reparti speciali, considerati – più all’estero che in Italia, ove tutto ciò passa in sordina – tra i primi tre al mondo, al livello dei Navy Seals e superiori ai Sas. Goi, Col Moschin, Consubin ed altri rappresentano eccellenze che in ambito NATO sono apprezzatissime, tanto che in Afghanistan l’impiego di supporto alle nostre truppe dipende dall’Alleanza e non da Roma.

L’armamento è negli standard occidentali ed i nostri militari in missione possono contare su buoni prodotti, anche se in numero limitati rispetto agli Usa o alla Gran Bretagna.

Il militare “ragioniere” non è però un granchè. In arrivo “Soldato Futuro” ma permangono i soliti problemi : molti comandi e poca truppa.
Nel paradosso di un Paese che si definisce pacifista, gli italiani sono gli unici a non aver ben compreso questo stato di riarmo che i media non hanno mai realmente spiegato, se non parlando di F-35, i famosi aerei multiruolo atti appunto a completare il reparto (fin qui carente) aeronavale. L’Aeronautica è attualmente in “upgrade” tra nuovi mezzi come gli F-35,  gli Eurofighter in servizio attivo e gli Amx come velivoli d’esercitazione.

Un Eurofighter in volo

I Tornado invece rimarranno ancora qualche anno come aerei da addestramento, ricognizione e controllo del territorio. Molto importante l’uso dei droni con prodotti all’avanguardia di Leonardo e del settore aerospaziale che contribuiscono allo sviluppo. In attesa dei Piaggio, i droni in uso sono made in Usa ma disarmati ed utilizzati per ricognizioni. Lo stato d’Esercito ed Aeronautica è nel complesso buono, anche se entro il 2025 qualche riforma va fatta.

Questo riarmo nel mondo complesso d’oggi è indispensabile per sedersi ai tavoli della pace. Nessun Paese democratico occidentale serio può rinunciare ad una certa Forza militare. Militari e soprattutto politici ne sono consapevoli. I finanziamenti sono stati stanziati. Va ribadito che non vengono “scalati” da sanità ed istruzione, il comparto è a parte ed è bene ricordarlo, soprattutto perchè i mezzi sono prodotti in Italia, quindi l’indotto (anche degli F-35) ricade tutto sulla nostra economia.

Semmai il nostro Governo deve utilizzare il tutto per avere più peso a livello decisionale. I pugni sul tavolo li battono i Paesi con una certa forza armata. Purtroppo la retorica dei media nazionali su questi punti va a braccetto con la scarsa lungimiranza politica. Esempi di questo genere sono tollerabili dall’uomo della strada, ma mettono i brividi quando provengono da chi è eletto per preservare l’interesse nazionale.
Un impegno militare di tipo cooperativo come quello del nostro Paese in più teatri dovrebbe farci contare di più a livello politico.

Il condizionale è d’obbligo e ciò che i militari portano in dote sul campo (anche con qualche perdita) è dilapidato sui tavoli diplomatici. Un esempio? La Ue importa prodotti dall’Asia grazie ai convogli protetti dalle nostre navi, i cieli e le acque del Mediterraneo orientale sono pattugliate sempre dalle nostre Forze aereonavali, come a rotazione vari cieli d’Europa.

Come noi, ci sono francesi ed inglesi che operano con mezzi in contesto NATO. La Germania, invece, preferisce un intervento solo di tipo economico. Questa presenza militare, silenziosa per gli stessi italiani, più che essere denigrata deve essere a questo punto valorizzata, anche a Bruxelles.

Non siamo paragonabili alla Grecia o alla Spagna, questo è bene farlo presente. Abbiamo degli obblighi internazionali che di fatto favoriscono lo sviluppo futuro dell’Europa stessa. Siamo parte della spina dorsale europea, inutile nascondersi.

Affermare ciò dovrebbe essere la prassi per chi tutela i nostri interessi nazionali, è semplicemente vivere la realtà odierna, che dati alla mano, spera nella valorizzazione delle nostre risorse economiche. La pace, i diritti e lo status quo democratico si mantengono con l’efficienza militare, è un concetto scomodo, ma che in Italia è bene iniziarlo a spiegare ai cittadini che con le loro tasse esigono protezione e sviluppo della nazione partendo dagli interessi nazionali. Uno Stato che tutela interessi terzi con le tasse dei propri cittadini? Ossimoro da debellare al più presto.

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