Francia, l’era di Macron è iniziata. Intanto si dimettono tre ministri: Giustizia, Difesa ed Affari europei

Di Valeria Fraquelli

Parigi. Alle elezioni legislative francesi di domenica il partito La Republique en marche del giovane Presidente Emmanuel Macron ha ottenuto un ottimo risultato ed è riuscito ad imporsi come prima forza politica del Paese.

Il Presidente Macron esulta ma tre ministri si sono dimessi

Il successo di Macron e della sua formazione politica era stato ampiamente annunciato già dai primi sondaggi ed in effetti i numeri definitivi della consultazione elettorale appena avvenuta lo dimostrano pienamente: la maggioranza dei seggi dell’Assemblea Nazionale è stata conquistata abbastanza facilmente da La Republique en marche.

I risultati definitivi vedono il partito di Macron saldamente in testa con 359 seggi sui 577 disponibili, mentre la destra moderata Les Republicains ha ottenuto 131 seggi; tracollo dei socialisti che hanno ottenuto solamente 44 seggi e la stessa sorte è toccata anche al Front Nationale di Marine Le Pen che è riuscito a strappare solo 8 seggi.

Per quanto riguarda gli altri partiti la sinistra estrema ha conquistato 28 seggi, mentre le altre formazioni politiche minori hanno ottenuto 7 seggi.

Da questi risultati si evince che il Presidente Macron è riuscito anche questa volta a convincere gli elettori francesi della bontà delle sue idee di riforma e del suo programma di Governo, imponendosi come l’unico vero innovatore capace di stravolgere i vecchi schemi politici e il vecchio bipolarismo destra- sinistra. I francesi volevano un partito che non fosse né di destra, né di sinistra, perché i vecchi partiti sono stati giudicati incapaci di fare fronte ai nuovi problemi con cui la Francia deve confrontarsi negli ultimi tempi, primo fra tutti quello della sicurezza che è molto sentito dall’opinione pubblica dopo i recenti attentati che hanno insanguinato il Paese.

Nonostante il successo di La Republique en marche, anche la destra di Les Republicains ha ottenuto buoni risultati, ed i 131 seggi ottenuti ne sono un segno tangibile, anche se molto lontano dai risultati sperati. Se il Front Nationale di Marine Le Pen pare a tanti troppo estremo, la destra moderata sembra più accettabile proprio perché libera dagli estremismi che caratterizzano il partito del clan Le Pen, alle prese anche con problemi al suo interno.

Con questi numeri Macron potrà evitare una imbarazzante co-habitation con altri partiti e probabilmente potrà ottenere il via libera alle riforme che ha promesso per tutta la campagna elettorale. Tutti gli occhi adesso sono puntati su di lui e deve stare molto attento a non deludere l’opinione pubblica, altrimenti rischia di trovarsi nella stessa scomoda posizione dell’ex Presidente Hollande, che veniva continuamente contestato.

L’ondata della Republique en marche sta travolgendo lo stesso governo che, nonostante l’ottimo risultato, sta perdendo pezzi importanti tra cui tra ministri di primo piano: nelle ultime ore il ministro della Giustizia François Bayrou, quello della Difesa Sylvie Goulard ed il ministro degli Affari europei Marielle de Sarnez si sono dimessi.

Dopo la presidenza di Francois Hollande i socialisti hanno perso la loro credibilità nel cuore dei francesi e si sono trovati con solo 44 seggi all’Assemblea Nazionale, ben poco rispetto a tutti quelli conquistati anni fa.

L’incubo di tutti i politici, e non solo in Francia ma anche in altri Paesi europei, oggi si chiama astensionismo: sono sempre meno, infatti le persone che si recano alle urne, perché pensano che in ogni caso non cambierà niente e perché non si sentono rappresentate da nessuno schieramento politico. In queste legislative l’astensionismo ha toccato il record del 57,86%, il più alto della Quinta repubblica.

Proprio questa percentuale di astenuti è quella che spaventa di più perché un così grande numero di non votanti vuole dire che nella società francese c’è un gravissimo problema di disillusione e distacco dei cittadini dalla politica che viene percepita troppo lontana dalla realtà e dalle esigenze della gente comune.

Un Governo eletto con i voti di una minoranza esigua di persone può essere percepito come non rappresentativo della volontà politica della cittadinanza e questo è di certo un bel problema quando si è chiamati a prendere decisioni con un grande impatto sulla vita quotidiana di tutti.

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