G7, un vertice senza chiarezza in attesa del summit Trump-Kim sulla Corea

Di Pierpaolo Piras

Charlevoix (Canada). Sì, anzi no, poi vediamo. Questo sembra essere il risultato del G7 svoltosi, nei giorni scorsi, a Charlevoix in Canada, poco più a nord di Quebec.

La foto ricordo

I principali temi sul tappeto sono stati l’aumento dei dazi americani e le sanzioni contro la Russia. Il primo, ha una valenza prettamente economica perché dalla loro entità dipende, nel contempo, sia la concorrenzialità che la libera circolazione dei rispettivi prodotti industriali, con maggiore rilevanza, nell’ordine, di Germania e Francia. La conflittualità nata dalla invasione della Crimea, e dalla sua successiva annessione alla Russia è, invece, più di ordine politico.

L’Europa deve , infatti, decidere se accettare che uno Stato sovrano come la Russia possa attaccare, destabilizzare e quindi annettere unilateralmente un altro Stato sovrano, come la confinante Ucraina, senza conseguenze oppure no. Stabilire inoltre se questo sia compatibile con la struttura giuridica e politica democratica della Comunità Europea, verso se stessa ed il resto del mondo. Non a caso era un G7 e non un G8, come un po’ tutti auspicavano, se fosse stato presente anche il Presidente russo, Vladimir Putin.

Il Presidente russo. Putin.

Il Presidente Usa, Donald Trump ha sparigliato entrambe le partite. Due giorni prima della conclusione è volato con il suo Air Force One diretto a Singapore per incontrare Kim Jong Un, previsto per domani.

Guardie di frontiera nord coreane

Non è finita perche durante il volo, Trump manda tutto all’aria lanciando acrimoniosi tweets ai leaders del G7, anch’essi in volo di rientro, nei quali rinnega le conclusioni del meeting, da ordine ai suoi funzionari di Stato di non firmare alcunché.

Indirizza pesanti critiche anche al leader ospitante, Justin Trudeau, responsabile invero di alcune affermazioni improvvide, , definendolo “very dishonest and weak“, (molto disonesto e debole), aggravate da “US is not a piggy bank to be robbed” ovvero gli USA non sono un salvadanaio da derubare.

E’ legittimo pensare che la reazione, al solito colorita, di Trump sia dettata anche dalla necessità di arrivare a Singapore mostrando a Kim Jong Un un’immagine molto determinata di sé.

Qualche ora prima, Trudeau aveva comunicato il raggiungimento di un accordo tra i rimanenti dei “sette” sui temi sia economici che politici.

Il Consigliere della Sicurezza Nazionale, John Bolton, considerato uno dei “falchi” del Governo USA, fa il verso a The Donald aggiungendo un’ulteriore dichiarazione al vetriolo, definendo l’incontro come “un altro G7 dove altri Paesi si aspettano che l’America sarà sempre la loro banca. Il Presidente ha detto che non sarà più così”.

Al loro rientro i leader europei hanno commentato negativamente ma senza premere troppo con gli aggettivi. D’altra parte, Europa ed USA costituiscono due enormi sistemi economici di tipo mercantile. Non possono , quindi, dare vita ad una guerra economica capace solo di creare enormi danni reciproci con l’ovvia sequela di disoccupazione e gravi tensioni sociali in ambo le parti.

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