Giornata della Memoria, l’eccidio delle Fosse Ardeatine. Una storia che ancora è una ferita aperta

Roma. Voglio celebrare la Giornata della Memoria raccontando una storia diversa che ha visto coinvolti civili e militari nel marzo del 1944: l’eccidio delle Fosse Ardeatine di Roma.

La grotta luogo dell’eccidio alle Fosse Ardeatine

Una storia che a distanza di tanti anni, di processi, di ricostruzioni giornalistiche e storiche ha lasciato, nel nostro Paese, un segno indelebile. Lontana dai libri scolastici.

Il Mausoleo si trova in Via Ardeatina, 174 (http://www.mausoleofosseardeatine.it) .

E uno dei tanti luoghi della Memoria custoditi dal personale di Onorcaduti del Ministero della Difesa (https://www.difesa.it/Il_Ministro/ONORCADUTI/Sepolcreti/Pagine/FosseArdeatine.aspx.).

L’entrata al Mausoleo delle Fosse Ardeatine

Per chi, come me, ha visitato tanti altri luoghi in Germania, Austria, Polonia, Italia da dove il nazismo ha deciso la soluzione finale del 1942 e dove ha commesso omicidi di massa, le Fosse Ardeatine sono appunto un esempio di storia dimenticata al grande pubblico. Eppure stiamo parlando dei mesi terribili del 1944, in una Roma , dichiarata sì “Città Aperta” ma in verità sotto il dominio nazista e fascista.

Prima di arrivare a quei mesi, un passaggio va fatto partendo dall’8 settembre 1943, con una nazione allo sbando, come le sue Forze Armate. Senza più alcuna guida. L’eroismo dei nostri soldati che si sono immolati per la Patria italiana contro i nazisti va ricordato al pari di civili che hanno poi organizzato azioni di resistenza. Una resistenza che, in verità, ha visto in prima linea sia in ruolo di comando che di esecuzione molti militari.

Come si arriva all’eccidio delle Fosse Ardeatine? Partiamo dal 22 gennaio 1944 quando ci fu lo sbarco di Anzio. Denominata Operazione Shingle, l’azione alleata vide impiegate le Task Force 81 e X-Ray agli ordini del Contrammiraglio Frank J. Lowry, la 3^ Divisione di Fanteria americana agli ordini del Maggiore Generale Lucian K. Truscott Junior, la 6615 ranger Force (provvisorio) agli ordini del Colonnello William O. Darby, il 504° Reggimento Paracadutisti (comandante Colonnello Reuben H. Tucker), la Task Force Peter, comandata dal Contrammiraglio Thomas Troubridge, la 1^ Divisione britannica, comandata dal Maggior Generale W.R.C Penney, la 2^ Brigata Servizi Speciali agli ordini del Generale di Brigata R.J.F. Tod.

Lo sbarco di Anzio

La campagna dii bombardamento sulle postazioni tedesche iniziò il 2 gennaio 1944 e si fece più intensa presso Anzio il 13 gennaio. La Mediterranean Allied Air Force compì 22.850 voli nei venti giorni precedenti lo sbarco. Il 19 gennaio fu distrutta la base aerea tedesca di Perugia da parte dei B-24 del 449° Gruppo Bombardieri. Fu una mossa molto importante perchè di fatto impedì che i nazisti potessero usare i loro velivoli da ricognizione al momento dello sbarco che avvenne alle ore 2 del 22 gennaio. Alle 5 il Generalfeldmarschall Albert Kesselring attivò il cosiddetto Piano Richard.

Lo sbarco non ebbe il risultato sperato, tanto che gli alleati dovettero combattere contro una forte resistenza tedesca fino a giugno. Il 5 giugno 1944 Roma fu liberata.

Perché lo sbarco di Anzio è importante per la nostra storia? Perché è da questo momento che gli alleati chiesero alla Resistenza romana di attaccare i tedeschi in città e di fare un’insurrezione. Ci furono tantissime azioni per lo più nella periferia della città. Ma dal fronte di Anzio arrivarono notizie non buone sul fatto che i nazisti resistevano e questo fiaccò ogni ipotesi di insurrezione.

Certo il mondo della Resistenza, che come detto era composto da militari e da civili, continuava nelle sue azioni. Una delle figure importanti fu il Colonnello Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo, comandante del Fronte Militare Clandestino, martire alle Fosse Ardeatine e Medaglia d’oro al valor militare alla memoria.

Invito i nostri lettori a leggere la sua biografia per capire il valore di uomo e di militare: https://web.archive.org/web/20080320130304/http://www.italia-liberazione.it/ultimelettere/ultimelettereanagrafe.php?ricerca=272&presentazione=1

http://www.anpi.it/donne-e-uomini/285/giuseppe-cordero-lanza-di-montezemolo

Come detto, l’azione militare, così come è stata riconosciuta dopo un processo agli autori dell’eccidio delle Fosse Ardeatine dalla Corte di Cassazione, fu compiuta in via Rasella il 23 marzo 1944 (in questo link la documentazione sul processo del Tribunale Militare di Roma del 1948: https://www.difesa.it/Giustizia_Militare/rassegna/Processi/Kappler/Pagine/02sentenza631.aspx ed il materiale relativo al processo al Capitano Erich Priebke Priebke_TribunaleRoma_Sentenza_1-8-1996).

L’azione avvenne alle 15,52 ad opera dei Gruppi di azione patriottica (GAP), l’ala armata del Partito comunista, in una una strada molto stretta che da via Quattro Fontane conduce al Tritone. Era stata predisposta per colpire una compagnia del Reggimento di Polizia “Bozen”. Erano italiani e non tedeschi che provenivano da quei comuni della provincia di Bolzano, sotto il controllo del Reich.

Tutto doveva avvenire il 21 marzo ma poi slittò perchè i partigiani non trovarono l’esplosivo. I GAP allora decisero di spostare l’azione al giorno successivo. Ma anche in questo caso non fu compiuta in quanto la colonna non passò.

Arrivò un ordine: si deve agire assolutamente il 23 marzo, giorno dell’anniversario dell’istituzione dei fasci di combattimento (23 marzo 1919).

I partigiani avevano deciso di colpire anche il carcere di Via Tasso, dove le SS compivano interrogatori durissimi e torture. Ma questa azione non era ancora pronta e quindi si agì solo in Via Rasella.

Qui furono collocati 18 chili di esplosivo misto a spezzoni di ferro in un carretto che una volta veniva usato dagli spazzini romani. Agirono 12 partigiani che poi utilizzarono anche delle bombe a mano. Il carretto fu fatto saltare in aria nel momento in cui i militi del “Bozen” arrivarono a metà della strada. Fu una carneficina. Morirono 32 poliziotti dell’11^ Compagnia del III Battaglione del Polizeiregiment “Bozen” che tornavano da una esercitazione. I morti di Via Rasella avevano tra i 27 ed i 43 anni, con una media di 38 anni. Molti hanno figli. Gli stessi treschi li sfottevano per il loro aspetto poco marziale e perché erano sud tirolesi.

Il carretto dove era custodito l’esplosivo di Via Rasella

I nazisti subito intervennero e compirono un ampio rastrellamento degli uomini, entrarono nelle case, spararono sulle finestre temendo che l’attacco fosse arrivato dall’alto. Una foto testimonia persone che con le mani alzate vengono posizionate con le braccia alzate in Via Quattro Fontane, vicinissima a Via Rasella.

Dopo di che iniziarono le deportazioni.

Una lapide in Via Quattro Fontane ricorda quelle terribili ore

Ma arriviamo a quanto avvenne alle Fosse Ardeatine. Adolf Hitler era furioso, voleva distruggere Roma.  Il Tenente Colonnello delle SS, Herbert Kappler, dopo aver ricevuto gli ordini del Generale Kurt Mälzer, comandante militare della piazza di Roma, andò in via Tasso dove comunicò ai suoi che “entro poche ore” dovevano essere uccisi per rappresaglia 320 uomini. Tutti i componenti del reparto incaricato all’azione, compresi gli ufficiali, avrebbero dovuto partecipare alle esecuzioni come “necessario atto simbolico”. Fu chiesto anche ai poliziotti del Bozen di partecipare all’esecuzione. Ma il loro comandante rifiutò.

Kappler aveva ai suoi ordini solo tredici ufficiali, compreso egli stesso, un soldato semplice e 60 sottufficiali. Fu il Capitano Köhler che indivduò il luogo dell’eccidio: una cava di pozzolana in via Ardeatina.

Fu sempre Kappler a stabilire che le uccisioni fossero dirette dal capitano Carl Schütz e che il parigrado Erich Priebke controllasse la lista per verificare l’avvenuto completamento delle uccisioni e che si impiegasse “non più di un minuto per ogni uomo”..

La morte dell’altro poliziotto che avvenne verso le le 13.00 creò ulteriori problemi alla stesura delle liste. Fu ancora Kappler a fare tutto da solo. Prese infatti la decisione di inserire nella lista dei condannati a morte altri dieci uomini. Furono così uccisi alcuni ebrei che erano stati arrestati nelle ultime ore dopo il completamento dell’elenco iniziale[.

Fin dalla tarda mattinata i detenuti in via Tasso furono condotti fuori dalle celle e radunati con le mani legate dietro la schiena con una corda. Toccò poi a quelli che erano reclusi nel carcere di Regina Coeli.

Partirono i camion, ognuno con sopra 50 persone. I condannati furono fatti arrivare sul piazzale ed ogni uomo scortato da un tedesco fu portato in fondo alla grotta e qui ucciso con un colpo di pistola al cervelletto. In sei ore i nazisti terminarono le esecuzioni.

Al termine della procedura di annientamento delle vittime, i soldati del Genio minarono gli accessi alle gallerie e fecero esplodere le cariche, sbarrando così le entrate.

Così Kappler intendeva mantenere l’assoluta segretezza sull’eccidio; le esplosioni finali furono udite da alcuni religiosi salesiani presenti nelle vicinanze che fungevano da guide alle catacombe, i salesiani avevano osservato durante l’intera giornata il frenetico movimento di automezzi tedeschi nella zona. All’interno delle cave i cadaveri rimasero ammassati in gruppi alti oltre un metro e mezzo.

I tedeschi sparsero, il giorno dopo, della spazzatura per nascondere l’odore dei corpi in decomposizione.

Il 25 marzo fu poi diramato lo storico comunicato che si concludeva con la frase “Questo ordine è già stato eseguito”

Tra le vittime, militari, agricoltori, artigiani, artisti, commercianti, diplomatico, professionisti, impiegati, operai o appartenenti a professioni varie, sacerdote, studenti). Erano tutti uomini di età variabile dai 14 ai 75 anni. Tra i trucidati anche moltissimi ebrei.

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