“GOTHA VII”, i Carabinieri di Messina arrestano 40 affiliati ad una famiglia mafiosa

Messina. Oggi, all’alba  i Carabinieri del Comando provinciale di Messina, del ROS e la Polizia di Stato, hanno eseguito 40 provvedimenti di custodia cautelare nell’ambito dell’operazione “Gotha VII”, contro la cosiddetta “famiglia barcellonese” di cosa Nostra attiva sul versante tirrenico della provincia di Messina.

Operazione antimafia dei Carabinieri a Messina

 

Le 40 persone destinatare del provvedimento sono indiziati di delitti e reati di stampo mafioso come estorsione, rapina e violenza privata. Alcuni degli arrestati erano già detenuti per altri reati ma si tratta comunque della fase più recente e numericamente più consistente dell’indagine “Gotha VII”, portata avanti dall’Arma e dalla Polizia nell’ultimo decennio: in particolare questa fase segue le precedenti operazioni di polizia compiute negli ultimi anni dai Carabinieri del Comando Provinciale di Messina, del ROS e dalla Polizia di Stato e scaturisce dagli esiti delle attività d’indagine condotte dalla Compagnia Carabinieri di Barcellona Pozzo di Gotto, dalla Sezione Anticrimine di Messina, dalla Squadra Mobile di Messina e dal Commissariato P.S. di Barcellona Pozzo di Gotto.

In origine le indagini hanno preso il via come riscontro delle dichiarazioni del capo mafia Carmelo D’Amico, arrestato nel 2009 a seguito dell’operazione “POZZO”, e di alcuni altri esponenti di spicco della medesima fazione (tra cui, i collaboratori di giustizia Salvatore Campisi, Franco Munafò e Alessio Alesci), anch’essi destinatari di analoghe misure cautelari (operazioni “GOTHA 4” e “5”), condotte a termine dall’Arma e dalla Polizia di Stato rispettivamente nel 2013 e nel 2015.

L’inchiesta colpisce i vertici e gli affiliati alla fazione più ortodossa e militarmente organizzata della criminalità mafiosa della provincia peloritana ed ha consentito di fare piena luce su decine di episodi estorsivi, verificatisi nell’area tirrenica barcellonese tra il 1990 e il dicembre 2017, individuandone puntualmente mandanti ed esecutori materiali.
Sono circa una trentina gli episodi estorsivi ricostruiti dalle indagini, alcuni degli odierni arrestati – sebbene già condannati e sottoposti a misure di sicurezza ovvero attualmente sottoposti alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale – si dedicavano stabilmente al racket delle estorsioni. Il modus operandi prevedeva dapprima il collocamento di una bottiglia con liquido infiammabile nei pressi della saracinesca dell’esercizio commerciale e, successivamente, “l’avvicinamento” da parte di taluni degli arrestati per richiedere il pagamento del “pizzo”, da corrispondere, di norma, in occasione delle festività di Natale, Pasqua e Ferragosto.

Come è emerso dalle indagini, inoltre, oggetto delle estorsioni, talvolta, non era il solo “pizzo” ma anche quello di subentrare nei lavori pubblici, imponendo agli imprenditori titolari degli appalti, il sub-appalto in favore delle ditte controllate dagli esponenti dell’associazione.
In taluni casi, infine, alcuni titolari di un esercizio commerciale sono stati vittime di rapina a mano armata col fine di finanziare la predetta consorteria barcellonese.
E’ stato accertato che l’associazione aveva la disponibilità di enormi quantità di armi, comuni e da guerra. Infatti, sono stati rinvenuti nell’ambito delle indagini due consistenti arsenali di armi appositamente reperite ed occultate dagli appartenenti all’associazione. In particolare sono stati rinvenuti 4 pistole semiautomatiche ed un revolver di grosso calibro, 2 fucili a pompa nonchè un fucile mitragliatore da guerra unitamente a centinaia di munizioni di vario genere e calibro.

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