“Per noi il Governo è Tripoli, l’Esercito ed il Parlamento sono Tobruk”. Il mediatore di Putin conferma la doppia partita della Russia in Libia

Di Giusy Criscuolo

Rodi. La politica miope dell’Occidente ha trasformato la Libia nel paradiso del terrorismo. È questa la convinzione espressa dal viceministro degli esteri russo Mikhail Bogdanov e dall’inviato di Vladimir Putin in Libia, Lev Dengov, intervenuti sabato scorso al forum Dialogo delle Civiltà sull’isola greca di Rodi. “I gruppi terroristici attivi nel continente africano sono particolarmente pericolosi, perché molti di loro sono islamisti radicali”, ha dichiarato Bogdanov. Un concetto ribadito da Dengov che ha parlato di una “situazione ulteriormente condizionata dal ritorno dei combattenti che hanno partecipato alle campagne terroristiche in Iraq, Siria e Afghanistan”.

“Come membro permanente del Consiglio di sicurezza dell’Onu, la Russia dà un contributo significativo allo sviluppo di una linea strategica e all’adozione di misure pratiche per determinare lo status e i mandati di varie operazioni di mantenimento della pace in Africa”, ha aggiunto Bogdanov con l’obiettivo di sottolineare il ruolo centrale tanto anelato dalla Russia nella mediazione delle crisi. 

 

Lev Dengov intervistato da Rt Arabic

 

Ma la posizione della Russia in Libia emerge più chiaramente da un’intervista rilasciata da Dengov al canale televisivo RT Arabic (disponibile in arabo a questo link https://www.youtube.com/watch?v=rTwt6DRgWjI).

Nel corso della video intervista Dengov ha, infatti, affermato che la Russia non si impegnerà nel ripristinare le relazioni economiche con la controparte libica fino a quando non verranno garantiti l’ordine politico e la sicurezza. “La Russia investirà in progetti libici, solo dopo aver valutato le opportunità di cooperazione tra i due Paesi. In un prossimo futuro, discuteremo e valuteremo un’eventuale ritorno della missione diplomatica in Libia. Se questo dovesse accadere, è probabile che si svilupperanno alcuni progetti, data la futura e possibile presenza dei nostri cittadini nella Regione”,  ha assicurato Dengov.

“Per noi il governo è Tripoli, l’esercito è Tobruk e il parlamento è anche Tobruk – ha sentenziato l’inviato di Mosca, aggiungendo che la Russia è intenzionata a stabilire relazioni con il Ministero dell’Economia a Tripoli che ritiene legittimo -. Stiamo parlando a tutte le parti che sono entrate in conflitto. Per noi tutti gli interlocutori si trovano sul medesimo piano. Stiamo ascoltando i punti di vista dei principali attori, accogliamo proposte e studiamo quali aiuti possano essere efficaci. Abbiamo un’idea chiara su questa Terra. La Libia deve essere una! Noi non vediamo la Libia di Haftar o la Libia di Sarraj. Abbiamo preso una certa distanza da entrambi e teniamo a chiarire, che non c’è alcuna intenzione, da parte della Russia, di intervenire militarmente come è accaduto per la Siria”. Un concetto che, per giustificare l’ambiguità dell’atteggiamento della Russia in Libia, il mediatore di Putin aveva già espresso in passato, quando, in un’intervista al quotidiano russo Kommersant aveva affermato che “realisticamente, né Haftar né Sarraj sarebbero stati in grado di governare la Libia da soli”. 

Concludendo l’intervento, Dengov, ha, infine, lanciato una frecciatina agli attori esterni coinvolti nel processo di risoluzione della crisi libica e alle forze militanti che non cessano gli attacchi affermando che “ci sono nemici, che minano la nostra amicizia con la Libia, oltre a coloro che cercano di destabilizzare la situazione interna. Primi fra tutti, i rappresentanti delle varie organizzazioni terroristiche. Finché la Libia non risolverà questi problemi, e noi li aiuteremo affinché questo accada, non potremo parlare di una nostra significativa presenza nel territorio”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Autore