Guardia di Finanza: a Brescia scoperto un “laboratorio” dell’evasione fiscale. Ventidue arresti

Di Fabio Mattei

Brescia. Era un autentico “laboratorio” dell’evasione fiscale quello scoperto dai Finanzieri del Comando Provinciale di Brescia, in collaborazione con i loro colleghi del Servizio Centrale Investigazioni Criminalità Organizzata (SCICO) di Roma, al termine dell’operazione denominata “Evasione continua”.

Scoperta una maxi evasione fiscale a Brescia

Arrestati 22 responsabili (dei quali 17 in carcere ed altri 5 ai domiciliari), principalmente residenti nelle province di Brescia, Bergamo, Milano e Roma. Complessivamente sono un centinaio le persone – a vario titolo – coinvolte nell’inchiesta.

Le Fiamme Gialle bresciane, coordinate dalla locale Procura della Repubblica, hanno quantificato in circa mezzo miliardo di euro di false operazioni – tra fatture per operazioni inesistenti e crediti fiscali fittizi – che hanno permesso al sodalizio criminale di intascare cifre esorbitanti, prossime agli 80 milioni di euro.

Secondo quanto emerso nel corso delle indagini, nel “laboratorio” bresciano alcuni “colletti bianchi”, affiancati da altri loro collaboratori, alcuni dei quali con precedenti penali specifici, si erano specializzati nella produzione di autentici “pacchetti evasivi” che poi vedevano a soggetti intenzionati a nascondere il più possibile i propri guadagni al Fisco, tutto ciò in maniera quasi scientifica ed accuratissimamente organizzata.

Gli arrestati, secondo l’accusa, perseguivano sostanzialmente quattro distinte finalità.

La prima consisteva nel produrre “servizi” tributari illeciti (messi in atto attraverso centinaia di società di comodo nazionali ed estere o di prestanome), con lo scopo di realizzare crediti fittizi da portare successivamente in compensazione o di far circolare un elevato numero di fatture per operazioni insistenti.

La seconda finalità era quella di “piazzare” tali “servizi” attraverso una propria rete di distribuzione. A tal riguardo veniva affidata ai “colletti bianchi” del gruppo l’individuazione di soggetti interessati alle “prestazioni” professionali illecite.

La terza finalità si sostanziava nello sviare eventuali attività di controllo attraverso un traffico di influenze illecite, con tanto di intimidazioni nei confronti di eventuali soggetti intenzionati a collaborare con la GDF.

Per tale finalità i responsabili dell’organizzazione si erano avvalsi di alcuni faccendieri e falsi appartenenti a Forze di Polizia i quali, in presenza di controlli fiscali delle fiamme gialle, avrebbero dovuto ottenere informazioni privilegiate a riguardo degli stessi con lo scopo di riuscire sviarli. In realtà – come poi appurato dagli inquirenti – le manovre attuate da questi faccendieri si sono rivelate del tutto inefficaci.

L’ultimo scopo era quello di “ripulire” il denaro frutto delle attività evasive realizzate; denaro che veniva immesso sul mercato e trasformato in nuovo “potere d’acquisto”, apparentemente lecito, da reinvestire in nuove attività attraverso la monetizzazione di denaro contante con prelievi da conti correnti esteri dopo che il denaro da ripulire, partito in maniera occulta dall’Italia, era stato fatto finire in vari Paesi come la Slovenia, la Croazia e l’Ungheria per mezzo di “corrieri” specializzati al soldo dell’organizzazione.

Per lo stesso motivo, era poi prevista la presenza di un altro “colletto bianco estero” – nello specifico un cittadino ungherese – il quale, per conto dei sodali italiani, accendeva nuovi conti correnti presso istituti di credito operanti nel Paese magiaro nonché in altri Paesi europei.

Gli arrestati sono chiamati a rispondere del reato di associazione per delinquere (aggravata dalla transnazionalità) finalizzata all’evasione fiscale e al riciclaggio di denaro.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Autore