Guardia di Finanza: a Roma, analisi mediche per parenti ed amici by-passando il ticket e le liste di attesa. Indagati 141 tra medici ed infermieri

Di Michele Toschi

Roma. Un malcostume inaccettabile messo in atto dai soliti “furbetti” ai danni del Servizio Sanitario Nazionale, della Regione Lazio e soprattutto di tanti cittadini i quali, bisognosi di visite ed analisi mediche, pagano regolarmente il previsto ticket sanitario ma con liste di attesa spesso molto lunghe.

L’intervento della Guardia di Finanza in un ospedale romano

Sono questi i contorni di una nuova quanto poco onorevole vicenda, che vede al centro di un’indagine condotta dalla Guardia di Finanza di Roma ben 141 persone – tra medici e personale sanitario – in servizio presso l’ospedale “G.B. Grassi” di Ostia Lido i quali, secondo quando accertato dalle Fiamme Gialle del Comando Provinciale capitolino, hanno permesso a parenti ed amici di eseguire accertamenti diagnostici completamente gratuiti e, come se non bastasse, di scavalcare agevolmente le liste d’attesa.

La scoperta della vicenda è venuta alla luce a seguito di una denuncia, sporta a novembre 2017 nei confronti di un’infermiera del reparto chirurgia del nosocomio lidense, poi allargatasi a macchia d’olio su tutta la citata struttura ospedaliera.

In ragione di ciò, i Finanzieri hanno dunque proceduto al meticoloso esame dei tabulati riferiti alle prestazioni erogate nonché all’assunzione di testimonianze.

Grazie alle attività investigative hanno potuto individuare sia i responsabili, sia i beneficiari con tutto quel che è potuto accadere per le finanze pubbliche, nonché per gli altri pazienti dell’ospedale romano.

La pratica fraudolenta fatta emergere dai militari era semplice, quanto efficace nonché diffusa: in buona sostanza si trattava di rivolgersi ad uno dei sanitari compiacenti i quali, grazie alla password di cui sono singolarmente dotati in ragione del proprio lavoro, all’occorrenza accedevano al sistema informatico dell’ospedale avanzando richiesta di esami diagnostici al reparto competente.

Una volta eseguito l’esame oppure l’analisi di natura medica, gli stessi sanitari collusi con tale “sistema” acquisivano il referto che poi provvedevano a consegnare al paziente che li aveva “ingaggiati” al tale scopo, ovviamente saltando a piè pari il pagamento del previsto ticket alla Regione Lazio che, tra l’altro, impiega larghissima parte del proprio bilancio proprio per la gestione e l’erogazione dei servizi sanitari su cui ha una specifica competenza.

Ad usufruire di tale illecita “corsia preferenziale”, come inequivocabilmente emerso nel corso dell’indagine, sono stati 532 tra parenti ed amici vari.

Un “andazzo” organizzato in maniera pressoché continua oltre che sistematica e del quale hanno beneficiato in molti.

Per gli indagati, che presto dovranno rispondere all’Autorità Giudiziaria per il reato di truffa aggravata ai danni del Servizio Sanitario Nazionale, si profila anche un correlato procedimento della Corte dei Conti in virtù del danno finanziario causato dalle loro furbesche condotte.

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