Guardia di Finanza: Emergenza COVID-19, nel Torinese scoperta una presunta corruzione nel settore degli appalti pubblici. Due arrestati

Di Michele Toschi

Torino. Avevano già intavolato la trattativa per “monetizzare” al meglio anche l’attuale “Emergenza-Coronavirus”, ma sono stati arrestati in flagranza di reato (e con i soldi in mano) dai Finanzieri del Comando Provinciale di Torino.

Due arresti da parte dlela GdF nel Torinese

Sono due le persone arrestate oggi – nello specifico un dipendente del Comune di Nichelino (Torino) ed una dipendente d’una ditta privata – nell’ambito dell’Operazione “Linda” che ha riguardato un appalto per le pulizie in uffici pubblici, nonché di sanificazioni e disinfezioni da effettuarsi presso gli immobili lo stesso Comune per via dell’attuale quanto grave emergenza sanitaria che sta interessando l’intera Italia.

L’odierna operazione condotta dalle Fiamme Gialle torinesi e coordinata dalla Procura della Repubblica del capoluogo piemontese, scaturisce da alcune indagini compiute nei confronti del dipendente comunale nichelinese, a cui era stato peraltro affidato l’incarico di “presidente di Commissione” per una gara regionale centralizzata indetta l’affidamento dei servizi di pulizia di immobili in favore della Regione Piemonte.

Sul conto di tale procedura, però, sussistevano fondati sospetti di irregolarità che vedevano illecitamente favorita una ditta pugliese del settore, per questo i militari della GdF  hanno voluto vederci chiaro facendo così emergere le manovre illecite messe in atto dai responsabili allo scopo di favorire l’impresa in questione a discapito delle altre ditte partecipanti alla medesima gara.

Come accertato nel corso delle indagini, in attesa dell’aggiudicazione definitiva del citato appalto regionale, il funzionario pubblico tratto in arresto si era accordato con la dipendente di una ditta torinese di pulizie che, nella circostanza, si inserisce con il ruolo di “mediatrice”.

La donna, infatti, su indicazione del suo datore di lavoro (a sua volta in stretti rapporti di amicizia con il titolare dell’impresa pugliese finita al centro della vicenda), era stata incaricata di consegnare al dipendente pubblico infedele la somma di 8.000 euro in contanti, suddivisi in due “bustarelle” da 5 mila e da 3 mila euro.

In base a tali circostanze, il titolare della ditta piemontese, sempre secondo quanto emerso dall’inchiesta, si sarebbe prestato ad anticipare quanto promesso dal suo collega pugliese al funzionario corrotto il quale, attesa l’impossibilità di procedere all’illecita consegna del contante per le note difficoltà legate all’attuale situazione dei trasporti passeggeri, aveva dunque pensato bene di provvedere ugualmente tramite un “emissario” reperito in loco.

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