Guardia di Finanza, frode e riciclaggio in molte città italiane. Arresti e sequestri per oltre 8 milioni di euro

Padova. Oltre 120 militari della Guardia di Finanza di Padova, supportati da altrettanti militari in forza a 23 reparti del Corpo di Genova, Asti, Milano, Brescia, Trento, Venezia, Belluno, Rovigo, Treviso, Verona, Vicenza, Pordenone, Parma, Avellino e Lecce, hanno eseguito, oggi, un’ordinanza che dispone 12 misure cautelari personali e un decreto di sequestro preventivo (anche per equivalente) per un valore complessivo di oltre 8,5 milioni di euro, finalizzato alla confisca per reati tributari e riciclaggio, emessi dal GIP (Giudice per le indagini preliminari) del Tribunale di Padova.

Operazione antifrode della Finanza

Sono state eseguite anche oltre un centinaio di perquisizioni personali, domiciliari e locali.

Alle persone interessate dal provvedimento della magistratura padovana vengono contestate, a vario titolo, molteplici ipotesi di reato: associazione per delinquere finalizzata all’emissione e all’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, riciclaggio e auto-riciclaggio, aggravati dalla transnazionalità.

Tra i beni oggetto del provvedimento di sequestro preventivo finalizzato alla confisca, sono già stati preventivamente individuati immobili di pregio per un valore di quasi 3 milioni di euro.

A capo del sodalizio che è stato smascherato nel corso delle indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Padova e condotte dalla Compagnia delle Fiamme Gialle patavine, vi erano un padovano, un vicentino, un chioggiotto. Tutti sono stati tutti destinatari di misure cautelari limitative della libertà personale.

In loro supporto agivano un veneziano, esperto contabile titolare di uno studio nel centro storico di Venezia, e molteplici imprenditori veneziani e vicentini.

L’accusa è quella di avere realizzato frodi carosello all’IVA in cui una società “cartiera” (cosiddetta missing trader) aveva il compito esclusivo di generare “cautelarmente” movimentazioni di beni, emettendo fatture per operazioni inesistenti per un lasso temporale limitato (circa 12 mesi) nell’arco del quale omette di adempiere agli obblighi fiscali nei confronti dell’Erario.

Le fatture emesse da questa società, gravate di IVA, venivano invece regolarmente annotate in contabilità dalle società clienti, formalmente acquirenti di beni “fantasma”, consentendo loro di dedurre costi e di compensare un’imposta inesistente.

Per fornire un’apparenza di legalità al tutto, la società (reale e operativa) beneficiaria finale delle fatture false effettuava tramite bonifico il pagamento dell’operazione inesistente alla “cartiera”, il cui importo era gravato di IVA.

La missing trader non versava però l’IVA all’Erario e restituiva in contanti (o in sconto sul prezzo di transazione) alla beneficiaria l’intero imponibile nonché parte dell’imposta corrisposta, al netto del proprio illecito compenso.

Gli approfondimenti investigativi dei militari, grazie anche al prezioso supporto investigativo di Polizie estere, hanno consentito di ricostruire l’operatività, dal 2012 ad oggi, di numerosi società cartiere.

Sono complessivamente 42 le società coinvolte nella frode ed utilizzate per emettere fatture false nei confronti della società perno del sistema di frode, con sede a Padova, operante nel campo della prevenzione antincendio ed antinfortunistica.

Quest’ultima, a sua volta, emetteva fatture per operazioni inesistenti in favore di ulteriori clienti che beneficiavano pertanto del sistema di frode al fine di compensare, con l’IVA sulle fatture false, l’imposta che avrebbero dovuto versare all’Erario.

Le fatture false, finora quantificate, ammontano ad oltre 25 milioni di euro. Cifra che è destinata ad aumentare man mano che verranno approfondite, sotto il profilo amministrativo-tributario, le ulteriori posizioni rilevate.

Una volta ottenuto il pagamento delle fatture false, le società cartiere provvedevano a svuotare i propri conti correnti bonificando i saldi dei propri conti a favore di quelli intestati a 3 società estere con sede, rispettivamente, in Slovacchia, Croazia e Slovenia.

Le quali, come è emerso dalle indagini, erano tutte gestite dagli indagati ed utilizzate quale strumento per “riciclare” i proventi illeciti della frode.

I capitali illeciti così trasferiti all’estero venivano fatti rientrare in Italia attraverso una serie di passaggi che mascheravano la provenienza illecita. I soldi, infine, erano reinvestiti in Italia attraverso società immobiliari o mediante l’acquisto di beni di lusso quali Ferrari ed imbarcazioni.

Questi mezzi non hanno però indotto in inganno le Fiamme Gialle della Compagnia di Padova che sono riuscite ad individuare (case, ville, terreni, nonché automezzi e imbarcazioni di lusso, riconducibili, sempre secondo l’inchiesta, agli indagati per un valore stimato di circa 3 milioni di euro che saranno oggetto di misure ablative.

Per ricostruire i flussi del denaro e i frequenti spostamenti all’estero, si sono rivelate fondamentali le intercettazioni telefoniche ed ambientali nonché l’utilizzo di apparati di localizzazione GPS.

Nel corso delle indagini è stato, inoltre, utilizzato un dispositivo audio- video all’interno della società di Padova con cui le Fiamme Gialle hanno documentato la restituzione di denaro in contanti a fronte di fatture false.

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