Guardia di Finanza, operazione ad Ostia (Roma). Confiscati 18,5 milioni di euro a due fratelli del clan Fasciani

Roma. Confiscati dalla Guardia di Finanza di Roma su decreto del Tribunale di Roma – Sezione Misure di Prevenzione, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) capitolina, 18,5 milioni di euro euro a due esponenti di spicco del clan mafioso Fasciani.

Operazione della Guardia di Finanza a Roma

In particolare, sono stati sequestrati il patrimonio aziendale e beni di 8 società, una ditta individuale di varo settori merceologici: quali bar, ristoranti, panifici. negozi al dettaglio di altri prodotti alimentari, stabilimenti balneari ed immobili tutti site ad Ostia (Roma); 12 immobili, un terreno a Roma ed in provincia de L’Aquila; conti correnti bancari, postali, polizze assicurative, azioni.

Contestualmente, attesa la “spiccata ed allarmante pericolosità” dei due, il Giudice della prevenzione li ha sottoposti alla sorveglianza speciale di Pubblica sicurezza per la durata di 4 anni.

Le indagini sono state condotte dagli specialisti del GICO (Gruppo investigazione criminalità organizzata) del Nucleo di Polizia Economico- Finanziaria di Roma e sono state avviate dopo le operazioni di polizia “Nuova Alba” (eseguita dalla Polizia di Stato nel luglio 2013) e “Tramonto” (conclusa dalle Fiamme Gialle capitoline nel febbraio 2014).

Le quali avevano permesso di documentare l’esistenza e operatività dei Fasciani nel lido di Roma, identificare i “capi” del sodalizio ed acquisire rilevanti fonti di prova in relazione alla commissione di plurime condotte delittuose, tra le quali il sistematico ricorso alla fittizia intestazione di beni, tutte poste in essere con la finalità di agevolare l’organizzazione mafiosa.

La Corte di Cassazione il 26 ottobre 2017 (riguardo all’operazione “Nuova Alba”) e del 21 febbraio scorso (in relazione all’operazione “Tramonto”) ha sancito la matrice mafiosa del clan.

Sulla base degli elementi emersi nel corso di quelle indagini, la DDA ha delegato ai Finanzieri l’esecuzione di mirati approfondimenti economico-patrimoniali, in modo da ricostruire il patrimonio posseduto dai Fasciani e dai relativi familiari, oltre ad individuare le attività economiche da essi esercitate, allo scopo di intercettare – secondo la logica follow the money – i flussi finanziari agli stessi direttamente o indirettamente riconducibili.

I militari del GICO sono riusciti ad accertare come i due fratelli avessero accumulato, nel tempo, ricchezze mobili ed immobili, in parte intestate ai loro familiari, in misura assolutamente sproporzionata rispetto ai redditi lecitamente percepiti.

Nel corso delle indagini è emerso, in particolare, un tenore di vita del tutto incoerente rispetto alle capacità reddituali, costituendo le attività criminali del clan l’origine delle ingenti ricchezze possedute.

Secondo l’inchiesta il clan ha “inquinato” l’economia legale del litorale romano, ha sfruttato consapevoli “prestanome” che sono stati posti formalmente a capo di numerose società operanti nel settore della ristorazione, della panificazione, della gestione di stabilimenti balneari e del divertimento notturno (comparti che meglio si prestano al reimpiego dei proventi illeciti), utilizzate come “schermo” per celare il “centro di interessi occulto”.

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