Guardia di Finanza, sgominato a Taranto un traffico internazionale di stupefacenti tra l’Italia e l’Albania: 12 arrestati e sequestri di droga, mezzi ed armi

Taranto. Sono stati arrestati, oggi, dai Finanzieri del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Taranto 12 persone, 3 italiani e albanese.

Operazione antidroga in Puglia

Il provvedimento del GIP del Tribunale di Lecce è l’atto conclusivo di un’articolata indagine sul traffico internazionale di sostanze stupefacenti, condotta dalla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) della Procura della Repubblica presso il Tribunale salentino.

La complessa attività, condotta anche con l’ausilio sinergico dei dispositivi aeronavali del ROAN (Reparto Operativo Aeronavale) di Bari e del GAN (Gruppo Aeronavale) di Taranto, ha consentito di sottoporre a sequestro complessivamente, in diverse operazioni, 5 tonnellate di marjuana, 15 chili di eroina, 2 chili di cocaina e 1 chilo di hashish, nonché 2 gommoni, 3 autovetture, 2 pistole con matricola abrasa e diverse centinaia di proiettili.

Nel corso delle indagini sono stati, inoltre, arrestati in flagranza di reato 9 persone che erano incaricate del trasporto e dello spaccio degli stupefacenti, oltre alla detenzione di armi.

I reati contestati sono quelli di associazione per delinquere finalizzata al traffico transnazionale ed alla detenzione illecita di sostanze stupefacenti, detenzione abusiva ed alterazione di armi da sparo.

L’inchiesta ha consentito di individuare tre distinte associazioni criminali costituite da persone di origine italiana ed albanese, dedite all’importazione dal Paese delle Aquile e dall’Olanda di ingenti quantitativi di cocaina, eroina, hashish e marijuana.

La droga veniva introdotta sul territorio pugliese per poi essere immessa sul mercato illegale delle province di Brindisi, Lecce e Taranto.

Spaccio di droga a Taranto

L’operazione è iniziata dopo una perquisizione eseguita dalle Fiamme Gialle, a seguito della quale furono rinvenuti e sequestrate armi, munizioni ed un lampeggiante blu in dotazione alle Forze di Polizia.

Il successivo esame ha permesso di stabilire che le armi erano classificabili “da guerra”, alterate per potenziarne la capacità offensiva, di immediato utilizzo e con matricola abrasa.

Prontamente sono partite le investigazioni da cui sono emersi fitti rapporti tra pregiudicati albanesi e italiani gravitanti nell’orbita di esponenti della criminalità locale egemoni nei quartieri tarantini di Tamburi, Paolo VI e Salinella.

Le attività svolte hanno consentito di acquisire un considerevole quadro probatorio che ha puntualmente delineato la composizione e la struttura gerarchica delle organizzazioni indagate che si sono distinte per la particolare cautela nella gestione dei loro traffici illeciti, tanto da rendere particolarmente ostica la loro identificazione.

E’ emerso sempre dalle indagini che gli arrestati, per comunicare tra loro, usavano nickname che cambiavano di volta in volta.

La Guardia di Finanza ha evidenziato come la forte connotazione criminale fosse rappresentata anche dall’alto livello logistico di cui l’associazione disponeva.

Dalle comunicazioni intercorse tra i sodali, si è appreso che gli stessi potevano disporre di luoghi di raffinazione per il taglio di cocaina ed eroina, e per lo stoccaggio della marjuana.

La propensione a delinquere è stata, inoltre, resa ancor più evidente da alcune scelte spregiudicate adottate nel periodo in cui gli arrestati sono stati monitorati.

Di particolare evidenza è la circostanza, emersa nel corso delle indagini, che una delle organizzazioni criminali aveva addirittura organizzato una “rapina” di un carico di circa 40 chili di cocaina che sarebbe dovuto arrivare a Taranto a cura di un altro sodalizio.

Le modalità prevedevano la simulazione di un falso posto di controllo di polizia, l’utilizzo di armi di elevata potenzialità offensiva, lampeggianti e divise artefatte. Il progetto non andato a buon fine solo perché il carico non è mai arrivato in Italia.

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