Guardia di Finanza, a Lamezia Terme operazione antimafia. Arresti e sequestri per oltre 10 milioni di euro

Catanzaro. Il Nucleo di Polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Catanzaro, coordinato dalla Procura della Repubblica, hanno eseguito con il supporto del Servizio Centrale investigazione criminalità organizzata (SCICO) di Roma, 24 ordinanze di custodia cautelare (12 in carcere e 12 agli arresti domiciliari) ed un provvedimento di sequestro di beni per un valore di oltre 10 milioni di euro, emessi dal Giudice per le indagini preliminari (GIP) del Tribunale catanzarese, su richiesta della Procura distrettuale.

Operazione antimafia della Guardia di Finanza

Le indagini hanno visto la grande partecipazione dei gruppi territoriali della GdF di Catanzaro e di Lamezia Terme e del Nucleo di Polizia economico-finanziaria di Udine. Sono stati impiegati circa 200 finanzieri e sono state fatte numerose perquisizioni, oltre al sequestro di sei società.

Un primo filone d’indagine, condotto dal GICO del Nucleo e da quello di Polizia economico-finanzaria Catanzaro, ha riguardato l’individuazione, ricostruzione e disarticolazione di due sottogruppi della ‘ndrangheta operanti nel territorio di Lamezia Terme (Catanzaro) e riconducibili alla cosca confederata degli “Iannazzo-Cannizzaro-Daponte”.

Secondo l’accusa tali contesti malavitosi sono stati individuati in relazione a due gruppi imprenditoriali ‘ndranghetistici che operavano anche avvalendosi del potere intimidatorio derivante dalla notoria appartenenza alla criminalità organizzata dei loro compartecipi. In modo da realizzare, nel corso degli anni un assoluto monopolio, nel redditizio settore delle autoambulanze sostitutive del servizio pubblico, delle onoranze funebri, della fornitura di materiale sanitario, del trasporto sangue e di altro ancora.

Il primo di essi, denominato “gruppo Putrino”, è riuscito sin dal 2009 ad acquisire, sempre secondo l’accusa, una posizione di dominio nello specifico mercato, aggiudicandosi la gara di appalto relativa alla gestione del servizio sostitutivo delle ambulanze del “118” bandita dall’Azienda sanitaria provinciale (ASP) di Catanzaro. Dal 2010 e sino al 2017, il gruppo imprenditoriale avrebbe continuato ad operare in assenza di una gara formale, a seguito di plurime, reiterate oltre che illegittime proroghe, in alcuni casi addirittura tacite, ottenute in considerazione dei privilegiati rapporti tra i vertici del gruppo ed i numerosi appartenenti di livello apicale dell’ASP catanzarese all’epoca in servizio.

La magistratura contesta analoghe condotte, con l’aggravante della finalità mafiosa, anche a due esponenti storici della politica lametina, che hanno rappresentato, sostengono i magistrati, “l’anello di congiunzione tra il contesto ‘ndranghetistico e la dirigenza ASP coinvolta”.

Nel 2017, il gruppo imprenditoriale Putrino fu colpito da un provvedimento interdittivo antimafia emesso dalla Prefettura di Catanzaro che comprometteva la prosecuzione del delicato servizio pubblico affidatogli. In questa situazione si inseriva un secondo sottogruppo denominato “gruppo Rocca”. Il quale operava negli stessi settori economici. E forte dell’illecita concorrenza con cui era stato conquistato il mercato unitamente al “gruppo Putrino” contro tutti gli altri operatori economici del settore che illegalmente erano stati posti fuori dal libero mercato, iniziava ad operare nel delicato quanto importante servizio pubblico come capofila di una associazione temporanea di scopo.

Le indagini, evidenziano i magistrati della Procura di Catanzaro, hanno beneficiato “di puntuali riscontri anche dalle dichiarazioni di numerosi ed affidabili collaboratori di giustizia ed hanno consentito di tratteggiare una situazione di assoluto allarme sociale presso il nosocomio di Lamezia Terme ove, specie all’interno del reparto di Pronto Soccorso, gli accoliti dei due gruppi criminali hanno imposto un controllo totale occupando manu militari gli spazi, instaurando un regime di sottomissione del personale medico e paramedico operante. In tal senso, le attività investigative svolte dalla Guardia di Finanza hanno fatto emergere che i dipendenti dei due gruppi imprenditoriali hanno la disponibilità delle chiavi di alcuni reparti dell’ospedale, la possibilità di consultare i computer dell’ASP onde rilevare dati sensibili in merito a degenti, l’ingresso presso il deposito farmaci dedicato alle urgenze del pronto soccorso, situazione questa ben nota alla dirigenza dell’azienda sanitaria”.

In questo filone di indagine sono stati sottoposti a misura cautelare 19 persone nei cui confronti sono state contestate, a vario titolo, le condotte di associazione di stampo mafioso, delitti contro la Pubblica Amministrazione, l’industria ed il commercio anche in forma aggravata.

In materia di cautela reale, la Procura ha sequestrato preventivamente, ai sensi della normativa antimafia e della responsabilità “parapenale” delle società ed enti dell’intero complesso aziendale delle sei società/enti riconducibili ai due sottogruppi complessivamente 10 milioni di euro. Tra questi spiccano le società operanti tanto nel servizio sostitutivo delle ambulanze pubbliche che delle onoranze funebri comprese due “case funerarie”.

Il secondo filone dell’indagine, condotto dal Gruppo Tutela spesa pubblica sempre del nucleo di Polizia economico-finanziaria di Catanzaro, ha riguardato condotte illecite perpetrate nell’affidamento e nella gestione del “servizio autombulanze occasionale e su chiamata” gestito dall’Azienda sanitaria provinciale di Catanzaro. Una vicenda che si colloca, temporalmente, in concomitanza con l’emissione dell’interdittiva antimafia da parte della Prefettura catanzarese nei confronti del “gruppo Putrino” e la successiva assegnazione in estrema urgenza del servizio autoambulanze occasionale e su chiamata al “gruppo Rocca”.

Nel novembre dell’anno scorso, infatti, a seguito del provvedimento interdittivo emesso dalla Prefettura nei confronti della “Croce rosa Putrino”, il servizio di autoambulanze dell’ASP era stato affidato con procedura di “estrema urgenza” (ossia senza bando di gara) ad un’associazione temporanea di scopo (ATS ) con a capofila la “Croce bianca Lamezia”. Un’associazione che per i magistrati era legata al “gruppo Rocca” .

Le indagini hanno fatto emergere un’allarmante carenza tecnica e organizzativa da parte dell’ATS che aveva eseguito un servizio con ambulanze non adeguate da un punto di vista meccanico (freni e luci non funzionanti, cambio difettoso, problemi alla frizione, revisioni non effettuate) e non provviste di adeguate dotazioni elettromedicali (non munite di termoculla per il trasporto di neonati, ossigeno scaduto o non presente).

Non meno preoccupante, evidenziano ancora i magistrati, fu quanto emerso in merito alla circostanza dell’impiego di personale non qualificato e non provvisto delle adeguate abilitazioni professionali..

In questo contesto, sono stati arrestate altre persone, tra cui dirigenti e funzionari dell’ASP di Catanzaro. Sono stati concessi gli arresti domiciliari. Sono accusati a vario titolo di episodi di corruzione, induzione indebita a dare o promettere utilità, falso, rivelazione di segreto d’ufficio e frode nelle pubbliche forniture.

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