Guardia di Finanza, a Livorno sequestrati 600 chili di cocaina

Livorno. Quello avvenuto nei giorni scorsi al porto di Livorno è uno dei più grandi sequestri mai effettuati in Italia e sicuramente il più ingente degli ultimi dieci anni. 644 chili di cocaina, per un valore di 130 milioni di euro, sono stati confiscati in una operazione che ha visto coinvolta la Guardia di Finanza di Livorno e la locale Agenzia delle Dogane e dei Monopoli nel porto labronico. Determinante in questo caso si è rivelata una segnalazione della Direzione Centrale dei Servizi Antidroga (DCSA) e del II Reparto del Comando Generale della GdF. La droga era nascosta fra le migliaia di container imbarcati su una nave battente bandiera portoghese – proveniente dallo scalo spagnolo di Algeciras – in un container che conteneva ben 644 chilogrammi di cocaina. L’enorme quantitativo di cocaina, suddiviso in 582 panetti, era occultato all’interno di 23 borsoni posizionati nel container, sopra alcuni sacconi bianchi contenenti chicchi di caffè. L’importante sequestro di cocaina effettuato a Livorno all’inizio di questo 2019 si aggiunge a quelli effettuati, sempre nell’ambito portuale labronico nel 2018, per complessivi 308 kg e nel 2016, per oltre 253 kg.
Le attività sono state dirette dal Procuratore della Repubblica di Livorno Ettore Squillace Greco in coordinamento con il Procuratore della Repubblica di Firenze Giuseppe Creazzo – competente come Direzione Distrettuale Antimafia visto l’ingente quantitativo rinvenuto – e con il GICO in seno al Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della GdF di Firenze.
È il frutto quindi del lavoro di coordinamento da tempo portato avanti dalle due Procure della Repubblica nonché delle indagini e delle analisi di rischio che la Guardia di Finanza e l’Ufficio delle Dogane di Livorno hanno condotto sul territorio, in particolare nell’area industriale portuale della città.
Il contenitore dove è stata trovata la cocaina è risultato spedito da una società produttrice di caffè honduregna e imbarcato su una motonave a Puerto Cortes (Honduras) per poi essere trasbordato su un’altra nave nel porto di Moin (Costa Rica), destinato allo sbarco nello scalo di Barcellona, da dove avrebbe poi dovuto essere prelevato per la consegna a un’azienda di Madrid. All’interno di uno dei borsoni contrassegnato con vernice rossa, sono stati rinvenuti i “cloni”, perfettamente riprodotti, dei due sigilli apposti alla porta del container che, verosimilmente, sarebbero stati applicati sulle chiusure del contenitore dopo l’estrazione della droga.

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