Libia, Haftar contro Sarraj. Una lotta fatta di colpi bassi e colpi di mortaio

Di Giusy Criscuolo

Tripoli: Da quando gli scontri tra LNA del Felmaresciallo Belqasim Khalifa Haftar e le Forze Armate di Al-Wefaq (Sarraj) sono iniziate, molta confusione è stata creata. Ognuno porta l’acqua al proprio mulino e poco importa cosa davvero stia accadendo, la cosa necessaria è portare a casa un risultato quantomeno soddisfacente. Ma in quel Paese vessato da un “perenne” conflitto, gli uomini lottano, perdono il sonno e gli innocenti la vita.

Haftar e Sarraj ad Abu Dhabi

In una guerra, come in una rottura sociale o politica, non ci possono essere soluzioni indolori, la scelta migliore, porterà comunque a qualche perdita. Purtroppo non esistono guerre senza sangue. Gli interessi in ballo sono molti e nessuno, meglio dei coinvolti, può capire cosa si provi a stare tra due fuochi. Due fuochi incrociati che di certo non lanciano petali di rosa, ma che al contrario, non ci pensano due volte a scaricare tutto il munizionamento disponibile. Non è semplice capire da quale parte stare, sempre che si possa prendere una decisione e che la si possa manifestare.

Il malcontento serpeggia sui media locali, gli analisti incalzano con teorie, che nell’occidente potrebbero far storcere il naso, perché indurrebbero a dover ammettere che… ma il termometro della situazione lo danno i social, che sempre più provano a dare informazioni venendo castrati sul nascere. La popolazione libica era ed è consapevole, che per riportare un certo equilibrio, attraverso l’eliminazione delle milizie, dei militanti di Al-Qaeda e Da’ash e della Fratellanza, si sarebbe passati attraverso un fiume di sangue. Dai racconti dei locali, ci si rende conto che molti, in una sorta di cosciente, agguerrita e in alcuni casi rassegnata consapevolezza, erano e sono disposti (adesso forse un po’ meno) a rischiare per una Libia più sicura e priva di terrorismo. Tutti ricordano la lunga battaglia portata avanti dal LNA, attraverso l’Operazione Karama nel sud del Paese Nord Africano. Una lotta utile a debellare il germe del terrorismo.

Militare del LNA

In quel caso arrivavano i plausi e forse la visione delle cose iniziava ad apparire più delineata. Da allora, l’obiettivo non è mai cambiato e avendo ripulito buona parte del territorio dalla presenza ingombrante di miliziani filo Al-Qaeda e filo Da’ash e da ribelli ciadiani e appartenenti alla Brotherhood, LNA si è spinto verso l’ultimo covo di jihadisti e ribelli che avevano infiammato le strade di Tripoli lo scorso settembre. Dagli inizi di aprile, da quando l’offensiva dell’Esercito Nazionale Libico ha dato il via al suo ingresso nel sud della capitale, molte cose sono accadute. I riflettori, puntati troppo spesso, sugli scontri sempre più cruenti, hanno oscurato dati e notizie che potevano dare il polso della situazione. Mediare si, mediare no! Un mondo di funamboli al limite del baratro e la cosa più assurda è che probabilmente molti hanno capito, ma continuano a camminare a centinaia di metri da terra.

Da fonti locali si apprende, che da quando l’aeroporto di Mitiga è stato ripreso dal governo di riconciliazione, con cadenza ravvicinata, aerei turchi atterrano con “convogli carichi di uomini di indubbia provenienza” e che alle spalle si sono lasciati Siria e Iraq. Da quando, a questi miliziani, è stato dato il permesso di atterrare in terra Libica, poggiando i piedi su Mitiga, gli stupri di gruppo sono aumentati, i combattimenti sono infuriati oltremodo e le prime bandiere dell’IS hanno iniziato ad apparire sui ponti di Tripoli.

Bandiera IS su uno dei ponti di Tripoli

Ma perché gli scontri diventano sempre più cruenti e chi sono i leader delle brigate che sono partiti in aiuto delle forze di riconciliazione? Le bandiere di Da’ash sono apparse svolazzanti e ben in vista su alcuni dei ponti interni alla capitale libica. Per i media medio-orientali, queste immagini hanno riacceso il dibattito su chi siano i battaglioni e i militanti alleati sotto la bandiera del governo di riconciliazione. Già nel recente passato l’Osservatorio libico, aveva dedicato più di uno studio su questi terroristi, che si sono uniti, con il bene placido di Al-Wefaq, nella lotta contro l’LNA di Haftar, il quale più volte ha dichiarato l’intenzione di voler ripulire anche Tripoli da tali presenze.

Molti di questi risultano essere terroristi affiliati ad Al-Qaeda, a Da’ash e a confermarlo, non solo le fonti ufficiali di Stampa libica, ma anche le sanzioni contro questi soggetti. Sanzioni che provengono anche da oltre-mediterraneo e oltreoceano. La guerra in atto, diventa sempre più cruenta. Le forze delle milizie iniziano ad accanirsi con più violenza contro i militari dell’Operazione Karama e il motivo, sembrerebbe imputabile al fatto che, una possibile sconfitta delle forze dell’estremismo e della Fratellanza, davanti all’Esercito del Generale Haftar, sancirebbe la fine del loro progetto, non solo in Libia, ma in Nord Africa e nei vicini paesi africani. Ne consegue che le forze dell’estremismo, in particolare la Brotherhood, i gruppi terroristici, tra cui quelli provenienti dalle città della costa occidentale come Misurata, Zawiya, Zintan e provenienti dalle regioni di Amazigh della Montagna Occidentale, Nalut e Kabao, non intendono indietreggiare, colpendo indiscriminatamente militari e civili.

Munizioni sequestrate dal LNA ai miliziani

Gli stessi osservatori sottolineano che, con la maggioranza del popolo libico a sostenere gli sforzi delle forze armate del LNA per liberare la capitale e la regione occidentale, la Fratellanza ha trovato solo mercenari e terroristi a supporto delle proprie milizie. Parliamo di ciò che resta della Shura di Bengasi, Al-Farah nella Provincia orientale, dei resti di Ansar al-Sharia e delle organizzazioni di al-Qaeda in fuga da Sabratha, da Sirte e dal sud. Parliamo ancora delle cellule dormienti nella capitale, come i mercenari del Ciad, le milizie ribelli, così come parliamo di centinaia di terroristi del Fronte di Nasra, che sono stati trasferiti dalla regione siriana di Idlib attraverso la Turchia, insieme a mercenari turchi e ad altri miliziani provenienti da paesi occidentali e latini, oltre a decine di esperti nella guerra informatica e dei media, su cui la Fratellanza, fa maggiore affidamento.

Lo scopo, ripristinare la propria immagine, mettendo in discussione il progetto dell’Esercito Arabo Libico. Uno di loro è un leader e fondatore dell’organizzazione Dahedash a Ajdabiya, che si trova a 160 chilometri a ovest di Bengasi, conosciuta in Libia come “Abrik Egyptian”. Il suo leader è Ibrik Zoui, rilasciato da una prigione nella città di Misurata poche settimane fa, con il compito di radunare uomini per combattere l’esercito del Generale Haftar alle porte di Tripoli. L’egiziano è apparso in un video trasmesso su vari siti, tra cui Facebook, mentre annunciava la sua partecipazione alla guerra contro l’esercito.

Recenti scontri a Tripoli

Un altro leader di nome Shaaban, è stato un membro dell’organizzazione di al-Qaeda nel Maghreb. Soprannominato Abu Ubaida al-Zawawi, attualmente sta guidando un battaglione di militanti che controllano la città di Zawiya a ovest di Tripoli. Khalid al-Sharif, assieme all’ex ministro della difesa libico che era un membro della Fratellanza e che ha partecipato alle lotte di Al-Qaeda in Afghanistan come Belhaji (già menzionato da Report Difesa). Ibrahim al-Jadran, di cui abbiamo ampiamente parlato in altri articoli e che era conosciuto come colui che aveva il controllo dei porti petroliferi della Libia, prima che Haftar lo sconfiggesse. Per anni si è nascosto, ma appena gli scontri su Tripoli sono iniziati è riapparso per combattere contro l’LNA.

Ibrahim Al Jadran

Sempre a fianco di Al-Wefaq, ci sarebbero le Brigate di difesa di Bengasi, inserite nelle liste arabe delle organizzazioni terroristiche affiliate ad Al-Qaeda in Nord Africa. Quelle Brigate, che attraverso la loro pagina ufficiale di Facebook, poco tempo fa hanno dichiarato la loro adesione alle forze del governo di riconciliazione, affermando con determinazione di essere una “forza di difesa”, con lo scopo di affrontare l’esercito nazionale nella regione occidentale. Ismail al-Salabi, l’attuale comandante sul campo della milizia, è ricercato dentro e fuori dalla Libia con l’accusa di terrorismo. A queste si unisce la presenza di alcuni gruppi e di alcuni individui, inseriti nell’elenco delle sanzioni delle Nazioni Unite, come il noto contrabbandiere Abdel Rahman al-Melladi, il ricercato francese Amaya, il comandante della Brigata Samoud, Salah Badi, detto Salah Paddy, e altri estremisti legati ad al-Qaeda.

Come se non bastasse, ad infuocare gli animi ci pensa sempre l’ex Mufti di Tripoli, Sadiq al-Ghiryani (già ampiamente citato dal nostro Quotidiano), che è stato isolato e che ha esortato la fratellanza e gli jihadisti ad unirsi per un jihad contro l’esercito in difesa della capitale.  Ghiryani, noto per il suo sostegno ai gruppi estremisti, per la sua ostilità verso l’LNA e verso il suo leader Haftar, in un suo video trasmesso dal canale della Fratellanza Al-Tasnah, ha esortato i miliziani, i terroristi e la Fratellanza Tripolina a creare un piccolo governo di guerra, utile a contrastare e sconfiggere l’LNA. Ricordiamo che il nome del Mufti è stato inserito nella lista del terrorismo degli Stati del Golfo e dell’Egitto. Stando a quanto dice Ghiryani nel video: “La guerra deve essere combattuta senza pause, non deve conoscere notte o giorno… L’attenzione dev’essere sempre alta, ora per ora…”. Questo sarebbe l’unico modo per sconfiggere quello che la Fratellanza chiama l’aggressore (LNA). Sempre nella stessa pellicola pubblicata il 2 maggio, elogia e ringrazia Recep Tayyip Erdogan, che ha dichiarato il suo pieno sostegno ai loro combattenti promettendo munizioni ed armi.

Mufti Sheikh Al-Sadiq Al- Ghiryani

Alla luce di questa dichiarazione è seguito un invito di Ghariani al governo, consigliandogli di non perdere l’opportunità di essere appoggiati dai Fratelli turchi: “Gli unici – a detta del Mufti – che si sono dimostrati amici nel momento di difficoltà”.

Ma gli alti ufficiali del Libyan National Army, non hanno timore di parlare ai media e carte alla mano, difendono il loro obiettivo. Il generale Abdel Salam Al-Hassi del LNA ha dichiarato: “Le forze armate hanno tutte le prove per dimostrare che il governo di Al-Wefaq, la Fratellanza musulmana e i suoi alleati hanno fatto affidamento su elementi terroristici, alcuni dei quali sono stati espulsi” – continua il generale – “…stiamo combattendo i terroristi elencati nelle sanzioni degli Stati Uniti, dell’Europa e nelle Sanzioni arabe del Consiglio di sicurezza, il tutto con lo scopo di sostenere la nostra posizione in questa direzione”.

Il generale Abdel Salam Al-Hassi LNA

“Se osserviamo la mappa delle forze a cui fanno capo il Consiglio presidenziale e la Fratellanza, la troveremo composta principalmente da milizie legate alla Turchia e al Qatar, con l’ausilio di milizie mercenarie multinazionali. Alcune di queste sono coinvolte nella tratta di esseri umani. Vi è poi un numero di giovani, tentati di combattere con le milizie per ottenere guadagni facili e abbondanti. Soldi che sono stati spesi dalla ricchezza del popolo libico”.

Ma in tutto questo marasma, cosa dice il Presidente Sarraj?

Sebbene il capo dello GNA, Fayez al-Sarraj, abbia fortemente negato quelle che ha definito “campagne di disinformazione” da parte di dissidenti, affermando che: “Il governo continua a combattere il terrorismo e perseguire i suoi resti, registrando vittorie impressionanti”. Dall’altro lato, il ministro degli Esteri del governo ad interim, Abdulhadi Al-Hweij ha confermato che il governo di Sarraj a Tripoli è in ostaggio delle milizie terroriste, sottolineando che il suo ministro degli esteri Mohammed al-Sayaleh è stato torturato e portato in prigione dopo aver rifiutato di estrarre i documenti di viaggio di alcuni terroristi.

Ognuno crea la propria realtà, molti la propria verità, ma alla fine, la realtà a chi interessa? Forse a chi ha voglia di aprire gli occhi, anche se a volte diventa scomodo, forse a chi è appassionato alla materia, forse a chi guarda un po’ più lontano del proprio naso… e a chi potrebbe decidere? Sarà giusto ricordare che alla fine della storia, su questa Terra, siamo tutti sulla stessa “Barca”?

 

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