Hezbollah, una minaccia per il Medio Oriente o un alleato?

Di Francesco Ippoliti* e Nicole Modolo**

Beirut. Negli ultimi anni molti attori, a partire dall’Isis, si sono resi protagonisti della guerra civile siriana. Un conflitto che è ben presto divenuto un terreno di confronto tra nemici giurati, come Israele e Iran, o potenze mondiali, quali Washington e Mosca, per l’egemonia nell’area.

La minaccia dell’Isis è stata ridimensionata dalle forze militari siriane ma, senza dubbio, con il considerevole supporto di Iran e Russia, in termini di uomini, mezzi e tecnologia, che ha ribaltato una situazione considerata, ormai, disperata per Damasco.

Tra gli alleati dell’Iran in questo conflitto si sono distinti gli Hezbollah che hanno operato sia in Siria che lungo le frontiere del Libano, proteggendone i confini e dando il loro sostegno ad Assad. Hezbollah, che in arabo significa “Partito di Dio”, è più di un’organizzazione politica. Si tratta, infatti, di un’organizzazione ibrida che riunisce al suo interno una molteplice natura militare, sociale e religiosa di corrente sciita.

Milizie di Hezbollah

Nata attorno agli anni ‘80 per contrastare all’intervento di Israele nel Libano, si stabilizzò ufficialmente nel 1982. Dal 1992, dopo la morte del leader Sayyed Abbas al-Musawi, l’organizzazione, guidata dal Segretario generale Hassan Nasrallah, è animata da una dottrina dal triplice pensiero: stabilire uno stato islamico all’interno del Libano, opporsi all’esistenza di Israele e alla presenza Usa e seguire una versione separata dell’ideologia Islamica sciita sviluppata da Khomeini.

Una delle ragioni principali per cui questa organizzazione riesce a ottenere un grande consenso popolare è la sua attività e presenza dal punto di vista sociale. La sua struttura è
concepita anche per offrire assistenza alle famiglie colpite dalla guerra e servizi relativi all’istruzione e alla sanità. Tali attività sono attuabili in larga scala grazie al rilevante aiuto finanziario fornito dall’Iran, impegnato ad ampio spettro con gli Hezbollah sia in Libano che in altri paesi ove l’influenza iraniana ha una sua matrice.

In virtù della sua natura Hezbollah, oggi come in passato, rappresenta una fondamentale pedina per operazioni di penetrazione del credo sciita, come viene riportato in alcuni paesi del Golfo o della penisola arabica. Rilevante è la sua componente militare che si basa su una struttura forte, ben organizzata e addestrata, nella quale la componente missilistica costituisce la massima espressione della sua forza e capacità di intervento.

Oggi, l’organizzazione politica di Hezbollah possiede uno spazio nell’Assemblea Nazionale, il Parlamento libanese, con 12 seggi, all’interno della coalizione filo-siriana denominata Alleanza 8 marzo, su un totale di 128 seggi. Inoltre, Hezbollah vanta anche due ministri nell’attuale Governo, quello importante dell’Industria, con Hussein Hajj Hassan, e quello dello Sport e dei Giovani, con Muhammad Fneish.

L’organizzazione controlla la parte sud del Libano, quella attorno a Beirut e la valle della
Beqa’a. Uno dei suoi principali obiettivi è quello di acquisire il controllo del Libano, ma tale
piano sarà fortemente contrastato dalla presenza sunnita e cristiano maronita che
potrebbero non accettare alcuna soluzione politica e ricorrere all’uso della forza,
destabilizzando di nuovo il Paese e l’area.

In Siria, Hezbollah si è evidenziato per il suo forte impegno a favore del regime di Assad,
sostenuto dallo sforzo non indifferente delle forze di Teheran ivi dislocate.
I miliziani di Hezbollah sono stati dislocati in territorio siriano per molteplici scopi, tra i quali
difendere il confine libanese dalla presenza dei terroristi del Califfato, addestrare i soldati
siriani alle azioni contro i ribelli di Assad, fornire l’equipaggiamento necessario
(presumibilmente acquisito dall’Iran) e dislocare i “consiglieri” militari al seguito delle truppe regolari siriane.
Da rilevare che l’esercito regolare libanese, non potendo entrare in territorio siriano, ha
fornito in qualche occasione supporto di fuoco alle azioni degli Hezbollah.
Le forze di Hezbollah, organizzate spesso in Brigate, sono spesso coordinate dalle forze Quds iraniane che operano in Siria sin dall’inizio del conflitto. Con esse condividono le basi e le azioni militari che hanno portato a numerosi successi. Le basi create nel territorio di Damasco sono state realizzate per il controllo capillare del territorio e consolidate dopo aver neutralizzato le forze ribelli. Tali strutture sono considerate da Tel Aviv come una minaccia per Israele, dal momento che l’intento dell’Iran sembra essere quello di rafforzare le capacità di Hezbollah e equipaggiarle con ulteriori e sofisticati sistemi d’arma.
Per tali motivi l’intelligence israeliana ha sempre monitorato la situazione nell’area, seguendo le azioni iraniane e di Hezbollah e facendo intervenire le proprie forze aeree per colpire quegli obiettivi che potevano essere una immediata minaccia per il territorio israeliano, come depositi d’armi, sistemi missilistici sofisticati e droni.

Ma Hezbollah sta anche lavorando a un grande asse sciita che potrebbe modificare i rapporti politici e geostrategici in Medio Oriente. Si stanno, infatti, ulteriormente sviluppando le capacità sciite in Siria e Iraq attraverso la creazione e l’addestramento di Brigate Hezbollah in questi due Paesi.

Al momento la componente sciita irachena, raggruppata sotto l’organizzazione Hashd al-
Shaabi – che conterebbe circa 40 fazioni armate sciite irachene che si sono distinte nella lotta contro l’Isis – avrebbe avuto la benedizione dell’Ayatollah Sistani per essere stata considerata una componente significativa dell’esercito regolare iracheno. Tra le forze che la compongono emergono le brigate Kata’ib Hezbollah alle quali vengono accreditate diverse migliaia di combattenti.

In Siria, Hezbollah ha fatto un notevole sforzo per raggruppare le componenti sciite e
cercare di ricreare le condizioni per sviluppare il modello iracheno. L’obiettivo necessita tempo e molte risorse, ma vi sono le condizioni per ricreare una struttura importante di milizia sciita. Da considerare Liwa al-Baqir, una milizia operativa nell’area di Aleppo che risponde direttamente alle forze Quds. Questa brigata utilizza il proprio prestigio per alimentare la sua influenza politica anche nel regime di Assad, che sostiene politicamente.

In sintesi, più volte è stato riportato che Iran e Hezbollah hanno dato un pesante contributo volto a neutralizzare la minaccia globale dell’Isis, un lavoro difficile che è stato svolto con enormi sacrifici e pesanti tributi in termini di uomini. Sotto questo aspetto Hezbollah è stato un valido “alleato” per l’occidente, combattendo dalla stessa parte della Coalizione. Ma gli scopi presumibilmente sono diversi, se non agli antipodi.

Con la loro significativa presenza, questi due attori hanno cercato di riunire sotto un unico credo, un’unica struttura e un’unica bandiera quelle organizzazioni sciite che erano divise. Il creare organizzazioni con un’ ideologia e un credo vicini a Hezbollah, significa porre solide basi per il dominio su un territorio reso instabile da decenni di rivolte e martoriato da conflitti. Stabilizzando il sud dell’Iraq e della Siria attraverso una capillare organizzazione parastatale sciita, si potrebbe giungere ad un credibile corridoio che partendo dall’Iran possa arrivare al Mar Mediterraneo. In tal modo, questa presenza sciita sarebbe vista come una vera minaccia dal mondo sunnita in Medio Oriente, partendo dall’Arabia Saudita fino alla Turchia.
Una volta stabilizzato, questo territorio potrebbe, invece, essere un moltiplicatore economico per l’Iran che potrebbe veder realizzate finalmente delle pipeline di energia verso l’Europa senza doversi impegnare in costosi e insicuri trasporti navali. Tehran non avrebbe più bisogno della Turchia per il progetto “Nabucco” (morto da tempo), e si troverebbe ad avere rapporti con due nazioni caratterizzate dal suo stesso credo religioso. Un legame ben più valido di un contratto commerciale.

Tale ipotesi andrebbe a configurare un’ulteriore minaccia anche per Israele, che vedrebbe la presenza iraniana e filoiraniana sotto le mura, con il timore costante e continuo di incursioni nel proprio territorio. Per tale motivo questa visione sciita di Tehran sarà fortemente combattuta da Tel Aviv e dai suoi stretti alleati.

 

*Gen.B.(aus) **Studentessa Istituto Brandolini Rota

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