IISS Manama Dialogue 2018: il ministro della Difesa, Elisabetta Trenta: “La formazione, l’assistenza della sicurezza e la stability police sono le linee di condotta del nostro Paese nei Teatri Operativi”

Manama (Bahrein). “Come tutti sappiamo, la maggior parte dei conflitti mondiali di oggi, specialmente nella regione mediorientale, sono combattuti all’interno degli Stati e non tra gli Stati come era in passato. Inoltre, per lo più non si verificano tra le forze regolari militari ma con il contributo di organizzazioni estremiste violente”. Lo ha detto, oggi, il ministro della Difesa Elisabetta Trenta intervenendo al IISS Manama Dialogue 2018 – 14 ° Summit sulla sicurezza regionale dedicato al conflitto ed alla diplomazia in Medio Oriente (https://www.iiss.org/events/manama-dialogue/manama-dialogue-2018).

Il ministro Elisabetta Trenta in Bahrein

Il vertice in Bahrein è uno dei summit sulla sicurezza globale più importanti al mondo, con focus sul Medio Oriente: il Manama’s Dialogue. Al Forum sono presenti i rappresentanti dei Paesi più influenti sullo scenario internazionale quali Francia, Germania, Stati Uniti, Gran Bretagna e Giappone.

L’Italia non partecipava a questo Forum dal 2010, ai tempi del ministro degli Esteri, Franco Frattini.

Il ministro Trenta è stato invitato e ha deciso di essere presente, partecipando ad un panel con panel con i suoi omologhi, l’americano Jim Mattis e la francese Florence Parly. “La partecipazione del ministro rientra nella volontà, già espressa in precedenti occasioni, di voler riportare l’Italia ad avere un ruolo da protagonista, specie in Medio Oriente e nelle aree di interesse strategico per il nostro Paese”, hanno spiegato fonti della Difesa.

Il segretario alla Difesa Usa, Jim Mattis

Il ministro della Difesa francese, Florence Parly

“Per capire questo fenomeno – ha detto il ministro nel suo intervento – è importante considerare come i media digitali (Facebook, Twitter, Instagram, WhatsApp, Telegram, Skype, You Tube e altri) abbiano cambiato il modo in cui le informazioni sono prodotte, raccolte e diffuse da molti utenti che non sono editori tradizionali, nelle società colpite da conflitti. Questi nuovi media sono in grado di raggiungere il loro obiettivo anche lontano dal luogo in cui vengono prodotte le informazioni, consentendo ad un ampio numero di persone di diventare attori nella dinamica del conflitto, anche se non sono direttamente e fisicamente coinvolti”.

Alcune caratteristiche dei media digitali influenzano i conflitti attuali, ha spiegato la Trenta, sia i “combattenti” che le società colpite.

Di fatto, non solo le capacità comunicative delle organizzazioni estremiste violente ma anche la loro organizzazione e le loro regole di comando e controllo dipendono dal modo in cui i media digitali sono in grado di diffondere il loro messaggio.

Nel frattempo, ha evidenziato il ministro, i nuovi media hanno anche effetti di generazione di conflitti e della loro escalation. In effetti, la strategia DAESH, ha spiegato il ministro della Difesa, “ci fornisce un esempio tangibile; in effetti, la comunicazione è stata fondamentale per il progetto di DAESH, almeno tanto importante nel raggiungere risultati quanto le sue vittorie militari sul terreno”.

Il ritratto di DAESH della sua forza o persino invincibilità è andato “oltre i campi di battaglia locali su una scena regionale e internazionale£. Il risultato è stato di un impatto senza precedenti coinvolgendo la sicurezza, le migrazioni, l’economia, il turismo e di conseguenza il dibattito politico.

“Il rapido progresso delle piattaforme di comunicazione, i bassi prezzi della tecnologia e la rivoluzione dei servizi basati sulla comunicazione – ha proseguito nel suo discorso il ministro – hanno dato a quasi tutti, incluse le organizzazioni estremiste violente, la possibilità di raggiungere ed essere raggiunti con continuità e indipendentemente dalla distanza geografica. Le nuove tecnologie hanno introdotto nuove opportunità – oltre alle minacce – per interagire con le persone, offrire loro uno spazio per parlare, condividere e promuovere azioni comuni. Tutti questi elementi hanno creato grandi occasioni e tuttavia hanno comportato ulteriori rischi”.

La comunicazione di DAESH è stata “una parte importante del campo di battaglia stesso”.

Anche oltre, la propaganda del terrorismo jihadista è stata in grado di attrarre individui vulnerabili e radicalizzarli. “Recenti studi – ha spiegato la titolare della Difesa italiana – hanno dimostrato che quasi 40 mila hanno lasciato le loro case per unirsi a DAESH in Iraq, Siria e Libia e milioni sono diventati solidali con la loro causa in tutto il mondo. Probabilmente, gran parte del successo di DAESH deriva dal suo sfruttamento di lacune e difetti che noi, come Governi, Organizzazioni internazionali e società civile, abbiamo lasciato aperti. Di conseguenza, i gruppi terroristici usano la propaganda come strumento attraverso il quale possono affermarsi, sopravvivere e prosperare”.

Per il ministro si deve, dunque, lavorare insieme – ancora più da vicino – e condividere di più, con l’obiettivo primario di trasformare la comunicazione da elemento di minaccia a strumento di sicurezza collettiva e di stabilità internazionale.

In questa direzione, grazie ad una grande coalizione contro DAESH è stato possibile ottenere risultati notevoli a livello militare, nella stabilizzazione, nella comunicazione, nella lotta al finanziamento illecito dei jihadisti e nello scontro con loro sul terreno.

Il ministro ha fatto poi, notare ai partecipanti del summit in Bahrein che è stata sottovalutata la minaccia, si è pensato di più ad essere guidati dagli eventi piuttosto che guidarli. Per questo è necessario che tutti si marci in un’unica direzione.

Non solo, per ottenere risultati migliori è necessario, secondo il ministro Trenta, coinvolgere pienamente le autorità e le società locali, seguendo un approccio graduale ed inclusivo. “Questo approccio inclusivo – ha ricordato la Trenta – l’Italia lo ha sviluppato e lo applica, quotidianamente, in ogni Teatro Operativo”.

La formazione, l’assistenza della sicurezza e la stabiliti police sono diventate le linee di condotta del nostro Paese: dai Balcani all’Afghanistan, dall’Iraq al Corno d’Africa, dalla Libia al Niger attraverso le popolazioni locali.

Il ministro della Difesa ha così ringraziato i soldati ed i Carabinieri, con i quali “l’Italia ha contribuito alla formazione di migliaia di Forze di sicurezza, specialmente in Iraq, dove sono stati i principali attori nella lotta contro DAESH”.

“All’interno di una comune prospettiva di comunicazione strategica – ha concluso il ministro – dovremmo adattare nuove narrative sviluppate e trasmesse localmente, al fine di affrontare la nostra propaganda di controparte ed infine conquistare i cuori e le menti delle comunità. Ma pensando localmente, siamo sicuri che tutti gli attori critici siano stati coinvolti?”

Domani, da Manama il ministro Trenta andrà in l’Iraq, dove farà visita al contingente italiano. Incontrerà, tra le autorità locali, il primo ministro iracheno Adel Abdul Mahdi e quello del Kurdistan Mas’ud  Barzani.

Il primo ministro iracheno Adel Abdul Mahdi

 

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