Il ruolo dei social network dalla Primavera araba all’attuale utilizzo delle piattaforme in Libia

Di Giusy Criscuolo

Tripoli. “L’ondata di proteste che ha investito il mondo arabo nel 2011 non ha precedenti nella storia della regione. Molto si è discusso, soprattutto sui media e nell’opinione pubblica occidentale, sul ruolo svolto nella diffusione delle rivolte dall’utilizzo da parte dei manifestanti dei Social Network. Questi, giocando un ruolo determinante nelle comunicazioni di una società moderna e alterando il modo in cui i cittadini si relazionano, conversano e scambiano informazioni, idee e notizie fra di loro, sono stati indicati come uno dei possibili fattori di novità che hanno portato delle proteste popolari a rovesciare dei regimi pluridecennali. Grazie a tali mezzi di comunicazione, i cittadini di Paesi dove la libertà di espressione è stata per troppo tempo repressa hanno trovato nuovi canali per poter mettersi in contatto e cercare di scardinare il sistema di potere”.

La cosiddetta Primavera araba ha provocato una serie di cambiamenti nel mondo arabo

Inizia così l’Abstract del Rapporto realizzato dall’Osservatorio di Politica Internazionale su: “Il ruolo dei Social Network nelle Rivolte Arabe”

Dalla nascita delle TV Satellitari panarabe, alla crescita degli SN (Social Network), le regioni arabe hanno visto e subito un cambiamento radicale grazie ai nuovi mezzi della comunicazione mondiale.

Il rovesciamento di regimi autocratici e dittatoriali, hanno subito importanti colpi, grazie all’avvento dei nuovi media e ai nuovi canali di comunicazione informatici e satellitari.Se dovessimo analizzare il concetto iniziale di Primavera araba e le sue conseguenze, troveremmo una definizione di un movimento di protesta pacifista, che è stato lanciato nella maggior parte dei Paesi arabi tra la fine del 2010 e l’inizio del 2011. Il movimento è stato influenzato dalla rivoluzione tunisina, scaturita dal gesto di Tarek Tayeb Mohamed Bouazizi, che si diede fuoco per protestare contro l’allora Governo tunisino e che fece esautorare l’allora Presidente Abidine Ben Ali.

Mohamed Bouazizi: inizia la Primavera araba in Tunisia

Questo gesto, fu l’incipit principale alle più importanti rivoluzioni e insurrezioni popolari nel mondo arabo dall’inizio di questo decennio.

Dalla rivoluzione del 25 gennaio 2011 in Egitto, che portò l’ex Presidente Mohamed Hosni Mubarak a dare le dimissioni l’11 febbraio dello stesso anno, alla rivoluzione libica, che rovesciò il regime del Colonnello Muammar Gheddafi, alle proteste nate in Siria contro il regime di Bashar Assad, passando per lo Yemen, dove l’ex Presidente yemenita Ali Abdullah Saleh, fu costretto a dimettersi, fino a toccare tutti i movimenti di protesta che hanno raggiunto le diverse regioni arabe.

E’ proprio in questo periodo, che il ruolo dei Social Network, passa da secondario a protagonista della scena, mobilitando rivoluzioni e proteste e creando un effetto domino sui Governi arabi.

Questo excursus, ci serve per chiarire come i nuovi mezzi di informazione, abbiano reso possibile, lo scambio di idee, file, video, immagini, contenuti, testi che avrebbero trovato la loro censura e morte sui canali di divulgazione pubblici e statali o riconosciuti dalle entità nazionali di appartenenza.

Dall’inizio della Primavera araba, quando i Social Network erano in una fase di ascesa, i Social Media hanno trasmesso quell’impulso iniziale che ha dato il via alle prime proteste e che hanno trovato il loro exploit nelle forme più tradizionali di attivismo e mobilitazione.

Proteste egiziane del 25 gennaio 2011

Ricordiamo gli attivisti egiziani che attraverso Facebook, Twitter e YouTube, hanno trasmesso informazioni su ciò che stava accadendo, permettendo, anche, al resto del mondo di apprendere la gravità della situazione. Senza dimenticare che in Siria, i SN hanno svolto un ruolo importante, in quanto rifugio sicuro per molti attivisti in un Paese in cui erano stati vietati raduni e dimostrazioni.

Attraverso questa rete, i siriani sono stati in grado di diffondere informazioni preziose sui crimini in atto e di documentare i massacri commessi contro i civili diffondendoli su Facebook e YouTube. Ricordiamo anche la Libia, dove gli attivisti di Facebook potevano trasmettere immagini sugli eventi criminali dell’ex regime.

Importante capire, quali cambiamenti ci siano stati dal 2011 ad oggi e quali sono i nuovi rischi che implicano i Social Media.

Da allora, essi hanno cambiato forma, plasmandosi su quelli che sono gli umori e le preferenze degli utenti.

Se in un primo periodo il compito assunto dai Social era quello di raccontare la realtà, per denunciare le nefandezze subite dal popolo, ad oggi le cose sembrano essere cambiate. L’aumento della densità di popolazione sui social, l’utilizzo distinto tra uomini e donne, l’età degli utenti, la creazione di account finti, la diffusione di notizie mendaci e la manipolazione delle informazioni, rende più complicata la lettura degli eventi, che rischiano a volte di fuorviare dalla realtà.

Dati tratti dal Arab Social Media Repot – Vol 7 – del 2017 Dubai School of Government
(La tabella mostra Le piattaforme più utilizzate per fornire false informazioni personali)

Con l’aumento dei dati provenienti da Twitter, Facebook, YouTube e dai nuovi social come Telegram, è facile cadere nell’errore, rischiando di farci concentrare su ciò che le TV e i media “corrotti” desiderano far arrivare agli utenti connessi.

Nel 7° rapporto pubblicato dall’Arab Social Media Report, autorizzato da Fadi Salem Mohammed Bin Rashid, della School of Government di Dubai (Cap. 7 del 2017), i dati sul ruolo dei social network nel mondo arabo, ci dimostrano come le cose si siano evolute e come alle “vecchie” e affermate piattaforme di cui sopra, si siano unite altre applicazioni prodromiche alla nuova comunicazione.

Questa settima edizione, ha continuato a studiare il comportamento mutevole degli utenti dei social media arabi, la demografia di utilizzo e le tendenze più importanti che si allacciano a questo settore. L’arco di tempo analizzato, abbraccia gli anni che vanno dal 2011 al 2017.

Il rapporto presenta anche, per la prima volta, statistiche regionali sull’uso di Instagram nel mondo arabo.

Partendo dall’analisi di Facebook, il rapporto indica una notevole crescita nell’utilizzo del social.

Ne segue un marcato aumento dell’impatto sulla realtà culturale e sociale. Evidenzia un mutamento di rapporti tra le diverse comunità e i governi di riferimento.

Nel 2017, il numero di utenti di Facebook, nel mondo arabo, è stato stimato a 156 milioni rispetto ai 115 milioni dell’anno precedente, quasi il doppio di quello degli anni trascorsi. Il rapporto ha sottolineato che Facebook rimane la rete più utilizzata nei Paesi arabi rispetto ad altre piattaforme.

I più alti tassi di utilizzo sono concentrati nella popolazione degli Emirati Arabi Uniti e del Qatar. Anche l’utilizzo di Twitter ha avuto un exploit negli ultimi anni, fino a toccare una cifra superiore a 11 milioni di utenti attivi, con il maggior numero di fruitori in Arabia Saudita.

In due anni, il numero di tweet in questo mondo è aumentato del 59%. Nell’ingresso dei nuovi social troviamo Linkedin, Instagram e altri media.

Tabella da Arab Social Media Report 2017 Vol.7 sulla crescita dell’utilizzo di Facebook da giugno 2010 a gennaio 2017

Nel rapporto si evince, che la regione del Golfo è in cima all’utilizzo di questa forma di comunicazione.

Ad essere sottolineato è l’aumento della diversità tra gli utenti dei social. Questi mezzi, una volta a completo appannaggio di una casta facoltosa, non risultano più ad esclusivo utilizzo delle élite nelle società arabe.

Le nuove forme di comunicazione, sono oggi uno strumento utilizzato dal grande pubblico. Un mezzo adoperato per raccontare la quotidianità, qualsiasi essa sia.

Nasce così la necessità di un’analisi della comunicazione, finalizzata a studiare i nuovi atteggiamenti sociali e l’influenza che questi sortiscono nella società e nei rispettivi rapporti con i governi di riferimento. Ne consegue lo studio di nuovi fenomeni comportamentali tra i vari gruppi di utenti.

Ma che ruolo hanno i Social Network nell’attuale situazione libica?

L’utilizzo dei social network in Libia ha ricoperto un ruolo di rilevante importanza.

Il problema che deriva da questa comunicazione parallela, che controlla “il polso” della situazione, sta nella guerra tra l’informazione e la controinformazione. Una guerra strategica parallela, che viene guidata da militanti di opposte “fazioni” che mirano a destabilizzare gli equilibri interni al Paese e che implicano anche, un’analisi più ardua e approfondita da parte di Stati esteri interessati alla stabilizzazione del Paese Nord Africano.

Stando a numerose analisi, Facebook ha iniziato ad apparire nelle regioni arabe intorno al 2008 e fino al 2010, ha avuto un ruolo marginale.

In Libia, la situazione sulla piattaforma di Mark Zuckerberg si è capovolta dal 2011, data in cui ha avuto inizio il rovesciamento del Regime dell’ex leader, Muhammar Gheddafi.

Questa data, sancisce l’inizio di una “nuova era” della comunicazione mediatica, attraverso l’adesione di migliaia di persone alla piattaforma di Facebook.

Tabella dimostrativa del Arab Social Media Report 2017 – Cambiamenti nei numeri degli utenti di Facebook negli Stati arabi (tra il 2014 e il 2017)

Nonostante la bassa densità di popolazione in Libia, le iscrizioni al social, sono state superiori alle previsioni.

L’impatto del network sugli eventi politici ha avuto inizio, nel Paese, attraverso manifestazioni e proteste successivamente sfociate in guerre intestine e di logoramento.

Ciascuna delle parti interessate o al capovolgimento del regime o al raggiungimento del potere, ha cercato di attirare il maggior numero di persone, facendo leva sulla disinformazione e sull’animosità degli iscritti ai social. Dall’organizzazione virtuale di gruppi e dalla guerra mediatica, si è passati al reclutamento sul campo, dove attivisti, militanti e futuri militari venivano e vengono catapultati in una realtà che di virtuale a ben poco e che in molti casi porta alla morte.

L’obiettivo e’ rilasciare qualsiasi tipo di informazione, vera o falsa che sia, con lo scopo principale di attirare il maggior numero di utenti, tentando di indebolire gli “avversari”.

Anche il recente dato, pubblicato nel 7° Vol. del Arab Social Media Report del 2017, sull’età degli iscritti a Facebook, ci offre un quadro chiaro sull’attivismo dei giovani libici (il 57,6% degli iscritti ha un’età compresa tra i 15 e i 29 anni), che allo stato attuale dei fatti comunica ogni evento e/o viene reclutato anche attraverso propagande militari studiate per lo scopo.

Tabella dimostrativa del Arab Social Media Report 2017 – Età degli iscritti nelle varie regioni arabe

La duttilità di questi social non può essere trascurata, soprattutto se l’analisi viene effettuata su un lavoro di indottrinamento – politico, religioso, sociale o estremistico – che ha l’unico scopo di trasferire idee.

Idee che a distanza di poco, si diffondono a macchia d’olio, specialmente tra i giovani. Spingendoli a palesare, in modo corretto o errato, i loro desideri e le loro speranze di cambiamento.

BIBLIOGRAFIA

– Osservatorio di Politica Internazionale: “Il ruolo dei Social Network nelle Rivolte Arabe”. N°40 Settembre 2011

– Mohammed Bin Rashid School of Government Dubai: “Arab Social Media Report – Vol. 7 del 2017”

– D.A.C. Democratic Arabic Center per gli studi Strategici Politici ed Economici (Università di Baghdad)

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