Immigrazione, il premier ungherese Viktor Orban contro il rapporto Sargentini: “Il mio Paese sarà condannato ma difenderemo le nostre frontiere”

Strasburgo. “Sono qui per difendere la mia Patria”. Il capo del Governo ungherese Viktor Orban davanti ai parlamentari europei, riuniti a Strasburgo, ha risposto così alle accuse mosse dal rapporto Sargentini al suo Paese (testo).

I deputati devono decidere se applicare le procedure previste e stabilite dell’articolo 7 dei trattati dell’Unione europea che prevede una serie di sanzioni per i Paesi che violano le regole sullo stato di diritto. E’ la prima volta che questo avviene nella storia dell’Unione.

il premier ungherese Viktor Orban

“Voi vi siete già fatti un’idea su questa relazione – ha aggiunto Orban – ed il mio intervento non vi farà cambiare opinione ma sono venuto lo stesso. Non condannerete un Governo, ma l’Ungheria che da mille anni è membro della famiglia europea”.

Quest’ultima frase intende essere la presa di pozione decisa del Paese magiaro a chi lo accusa di violare le norme sull’immigrazione. Tanto da chiedere delle sanzioni. “L’Ungheria – ha aggiunto Orban – sarà condannata perché ha deciso che non sarà patria di immigrazione. Ma noi non accetteremo minacce e ricatti delle forze pro-immigrazione: difenderemo le nostre frontiere, fermeremo l’immigrazione clandestina anche contro di voi, se necessario”.

“Solo noi possiamo decidere – ha aggiunto il premier magiaro -. Vi dico che non accetto questa relazione e che le forze pro-immigrazione ci facciano dei ricatti sulla base di calunnie”.

Per l’Ungheria il rapporto Sargentini al Parlamento europeo “non solo contiene errori, ma anche bugie, e casi già chiusi”.

Dopo il dibattito di oggi, domani si terrà il voto dell’Assemblea plenaria.

“Sono molto preoccupata della situazione dei diritti individuali degli ungheresi – dichiarò Judith Sargentini, membro della Commissione sulle Libertà Civili, la Giustizia e gli Affari Interni (LIBE) del Parlamento Europeo e autrice del rapporto”, presentando il dossier contro l’Ungheria.

Il rapporto era stato richiesto durante la sessione plenaria a maggio 2017, dove la maggioranza dei parlamentari si era trovata concorde sul fatto che il Parlamento Europeo dovesse valutare se avviare la procedura prevista dall’articolo 7. Il dossier della Commissione LIBE, elaborato dalla Sargentini si basa sui 4 documenti delle Commissioni Diritti delle Donne, Cultura e Istruzione, Controllo Finanziario e Affari Costituzionali.

Il principale rapporto LIBE si basa su ricerche, interviste e input forniti dalla Commissione di Venezia del Consiglio d’Europa, dalla Convenzione di Lanzarote del Consiglio d’Europa, dalle Nazioni Unite e dalla giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti Umani e della Corte di Giustizia dell’Unione Europea (CGUE).

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