Migranti, preoccupazioni delle Forze di Polizia dopo i fatti di Ceuta. Grave errore del premier Suarez di promettere l’abbattimento delle concertine

Madrid. Sanità gratuità per tutti ed immediata rimozione delle concertine nei confini tra Spagna e Marocco (Ceuta e Melilla). Questo messaggio che il Governo di sinistra di Pedro Sánchez ha inviato al mondo ha creato false prospettive anche tra i tanti migranti africani.

Il capo del Governo spagnolo Pedro Sanchez

E quanto accaduto, ieri a Ceuta, enclave spagnola in territorio marocchino sta preoccupando i cittadini e le Forze di Polizia.

L’Associazione Spagnola delle Guardie Civil ha denunciato, in un comunicato, che i migranti hanno lanciato calce viva, escrementi e urina. Ventidue agenti sono rimasti feriti da bruciature chimiche, contusioni e per problemi di respirazione. Tutto ciò rappresenta un uso della forza mai visto prima.

E’ una questione antica che i migranti subsahariani vogliano entrare dal Marocco in Spagna e quindi in Europa. Per questo si è costruita un’apposita barriera sia a Ceuta che a Melilla per proteggere i confini.

La barriera a Melilla

La frontiera terrestre di Ceuta è lunga 8 chilometri e quella di Melilla di circa 11,5 chilometri. Intorno ad esse c’è una doppia protezione chiamata appunto Valla. Costruite negli anni ’90 ai tempi del Governo socialista di Josè Luis Zapatero.

A Melilla, che rappresenta il fronte più ampio, nel 1996 ne fu alzata una di tre metri, con intorno vari sistemi anti intrusione. Nel 2005 il Governo spagnolo decise di costruire una tripla Valla, con un’altezza di sei metri. La prima, quella esteriore che tocca il Marocco ha circa 15 gradi di inclinazione per evitare la discesa. C’è poi una Valla intermedia di circa 3 metri noto come la “Sirga tridimensional”. Se un migrante passa il primo ostacolo, può essere bloccato.

La terza Valla, quella più vicina a Melilla, è alta circa 7 metri. E’ denominata dalla lettera A alla quale si aggiungono i numeri da 1 (inizio) a 78 (fine). La recinzione inizia e finisce al mare. La denominazione per lettere serve alla forze di Polizia per intervenire in caso di necessità, sapendo con meticolosa precisione dove arrivare.

Intorno alla recinzione ci sono quattro passi terrestri: Beni Ensar, Barrio Chino, Mariguari e Farhana. Il monte Gurugù, una delle alture importanti per la storia della Spagna coloniale, perchè qui all’inizio del XX secolo ci sono stati una serie di combattimenti tra le truppe iberiche ed i ribelli del Rif guidati da Abd el Krim, domina l’area dove è situato il posto di frontiera del Barrio Chino. Qui, nel passato, sono stati trovati tantissimi accampamenti di migranti subsahariani.

Un agente della Guardia Civil al Barrio Chino di Melilla

I controlli del perimetro vengono effettuati con l’aiuto di telecamere ad infrarossi, di visione notturna, di sensori, di elementi di software elettronico. C’è poi il sistema di pattugliamento e di reazione rapida, la quale deve avvenire, in caso di attacco alla barriera, circa in un minuto. Come è stato calcolato questo tempo? E’ stato calcolato sui subsahariani stessi, i quali per il loro vigore fisico, secondo gli studi effettuati, possono superare circa in un minuto l’ostacolo. Ma il mantenimento di questo dispositivo è molto costoso.

Gli specialisti spagnoli sono preoccupati per il fatto che, malgrado i sistemi di protezione, stia passando lo stesso messaggio come anni fa accadeva in Italia, dove l’isola di Lampedusa era conosciuta a tutti i migranti. E così gli africani vengono informati che la Spagna è il nuovo Eden.

La stampa iberica parla di “mafie” che amplificano e manipolano i messaggi. Messaggi che giocano proprio sulle parole di Suarez. Ma il capo del Governo di Madrid ha commesso un errore clamoroso, un autogol che ha spostato la “partita” in una posizione difficile per l’Esecutivo. E anche per l’Europa.

Diciamo che Suarez l’ha buttata sulla protezione umanitaria. Gli uomini e le donne delle Forze di Polizia si domandano se ci sia o meno un Piano B. Visto che finora tutto è sembrato un’improvvisazione,

Gli agenti chiedono al Ministero dell’Interno più materiali antisommossa, di autoprotezione e più personale se la situazione dovesse aggravarsi ed il Governo dovesse proseguire sulla strada di abbattere le protezioni frontaliere.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

 

Autore