Incontro Germania-Turchia, il Giano bifronte delle relazioni politiche, diplomatiche ed economiche

Di Pierpaolo Piras

Berlino. Recep Tayyp Erdogan, Presidente della Turchia, è giunto, nei giorni scorsi, all’aeroporto Tegel di Berlino per una visita di Stato di tre giorni, accompagnato da quattro alti ministri del Governo e dal capo dei servizi segreti Hakan Fidan.

Una stretta di mano di mano “diplomatica “tra Merkel ed Erdogan

L’invito gli era giunto, dopo le elezioni politiche presidenziali del giugno scorso, dal capo dello Stato tedesco, Frank-Walter Steinmeier, il cui ruolo in questa visita è in gran parte cerimoniale .

A lato della cerimonia d’accoglienza, migliaia di manifestanti, attivisti di sinistra ed oppositori turchi, hanno rumoreggiato per esprimere la loro protesta contro il violento potere autoritario esercitato a danno dei diritti umani in Turchia.

La visita è avvenuta un giorno dopo che la Germania ha battuto quest’ultima per diventare la nazione ospitante della Coppa UEFA Euro 2024, a seguito di una corsa serrata che ha assunto un significato politico quando Erdogan ha espresso le accuse di discriminazione da parte tedesca nei propri confronti.

L’accoglienza da parte di Angela Merkel, capo del Governo tedesco, è stata trionfale con tanto di lunghi tappeti rossi, banda musicale, onori militari molto scenografici, seguiti da un banchetto di stato con le massime rappresentanze del Paese.

E’ un segno di riavvicinamento che, già da questa sontuosa accoglienza, ha sorpreso un po’ tutti.

Circa un anno fa, in corrispondenza delle elezioni tedesche, Erdogan invitò i tedeschi di origine turca a non votare per la cancelliera Merkel, definendo la sua coalizione come “nemica della Turchia” ed i tedeschi come “nazisti”. Oggi, Erdogan ha cambiato radicalmente vocaboli e retorica anti-tedesca ed anti-occidentale, affermando, già all’arrivo, che “Vogliamo lasciare completamente alle spalle tutti i problemi del passato per creare relazioni ottime tra la Turchia e la Germania, proprio come prima”.

Si è espresso anche su ciò che non gli piace. Così ha citato “apertis verbis” il PKK , Partito curdo d’opposizione in odore di terrorismo in Turchia, che , a suo avviso, dovrebbe essere perseguito con più efficacia e rigore sul territorio tedesco. Altrettanto ha detto per il gruppo religioso islamico degli Aleviti.

Miliziani del PKK

Per la Germania, l’obiettivo primario è quello di normalizzare le relazioni, oggi spinose, con un importante protagonista disposto sul fianco sud-orientale della NATO , affinché continui anche ad arginare la marea di migranti, specie siriani ed iracheni. Il secondo è la tutela di una maggiore stabilità della Turchia , sia economica che geopolitica, che rimane una priorità strategica a tutela di tutta l’Europa.

La posizione interna di questi due personaggi è diversa: Erdogan , nonostante i problemi economici, è da quindici anni al potere e nell’ultimo giugno è stato rieletto con poteri maggiorati, simili a quelli di un vecchio satrapo orientale. Angela Merkel vive il suo tredicesimo anno alla guida dell’Esecutivo tedesco, peraltro molto indebolita in patria e un po’ anche all’estero, per la scarsa affidabilità della litigiosa coalizione politica che la sostiene.

Nello sfondo dei colloqui sta la gestione, in parte in comune, dei circa tre milioni di cittadini turchi, in buona parte con le relative famiglie che vivono e lavorano in Germania.

Tayyp Erdogan ha urgente bisogno di un sostegno economico. La Lira turca è in grave crisi: ha perso circa il 30% quest’anno rispetto al dollaro USA, l’inflazione è alta ed il debito verso l’estero in progressivo aumento. La prima conseguenza è stata la crisi delle aziende private, poste nella difficoltà di onorare i pagamenti.

L’industria tedesca è altrettanto interessata alla normalizzazione dei rapporti. La multinazionale Siemens, ad esempio, è in trattativa per condurre un accordo di 35 miliardi di euro per modernizzare l’infrastruttura ferroviaria della Turchia. Non è meglio per le circa 7 mila aziende tedesche commercialmente attive in Turchia.

Con l’intento di sviluppare queste necessità economiche, alla colazione di lavoro dell’ultimo giorno della visita, Erdogan è stato accompagnato dal ministro delle Finanze e dell’Economia, Berat Albayrak, da quelli degli Esteri, Mevlut Cavusoglu e dell’Industria Mustafa Varank, insieme ad una nutrita delegazione di dirigenti industriali ed alti funzionari del sistema bancario turco.

Al termine di questa tre giorni, Il Presidente Erdogan si è diretto verso la città di Colonia, dove ha inaugurato la più grande moschea mussulmana della Germania, e dove ha incontrato una limitata (per ragioni di sicurezza) rappresentanza di suoi conterranei ed alti dignitari locali.

Sul tappeto restano, acute, le tensioni secondarie ai numerosi e qualificati oppositori di Erdogan, residenti e politicamente attivi in Germania, dei quali Istanbul chiede, senza successo, da anni, l’immediata estradizione.

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