Terrorismo, rischio di azioni jihadiste in Europa ed in Italia

Roma. Dopo Bruxelles, Nizza e Berlino nel 2016, c’è il rischio di attentati in Europa compiuti da militanti jihadisti in posizione di “arretramento militare”. Il nostro servizio di intelligence, nella relazione al Parlamento, evidenzia come ci sia un aumento di segnalazioni di “progettualità offensive da perpetrare in territorio europeo”.

Il camion dell’attentato a Nizza il 14 luglio 2016

Il tracollo in corso dello Stato islamico in Siria ed in Iraq, evidenziano i servizi segreti italiani, potrebbe determinare “non solo uno spostamento di combattenti in altri teatri di jihad, ma anche un rientro nei Paesi di provenienza di mujahidin di origine europea e delle rispettive famiglie, bambini inclusi, la cui disintossicazione ed integrazione saranno prevedibilmente complesse”.

Un’eventualità che rischia di mettere in crisi il sistema di prevenzione. Visto che si registra, secondo l’intelligence, la difficoltà dei Paesi europei a censire i cittadini che hanno raggiunto i territori del Califfato, cosa che non ne rende poi agevole l’individuazione in caso di ritorno negli Stati di origine.

“Ci sono ripetute segnalazioni di minaccia sul possibile transito di estremisti in area dell’Unione europa – evidenziano ancora i servizi segreti – attraverso la rotta libica”. Ma, “non sono emerse univoche indicazioni sull’esistenza di una strategia – riferibile a Daesh o ad altre organizzazioni terroristiche – intesa all’invio sistematico di propri operativi in Europa attraverso il canale dell’immigrazione clandestina via mare. Si tratta comunque di un’ipotesi alla costante attenzione informativa”. Come dire, continueremo a monitorare la situazione.

Il servizio di intelligence, poi, evidenzia un altro fattore importante, quello che tra criminalità e terrorismo ci possa essere una “contaminazione” per avere avere documenti di identità falsi e titoli di viaggio”.

Il timore che viene espresso è quello di avere soggetti “radicalizzati in casa” che anziché decidere di partire per la Siria e l’Iraq, con i l rischio che magari possano venire catturati, scelgano di compiere qualche azione nel territorio italiano.

Un gruppo di jihadisti

Questi radicalizzati in casa, evidenzia la relazione, sono dediti ad “attività di auto-indottrinamento e di addestramento su manuali on-line, impegnati in attività di proselitismo a favore di Daesh e dichiaratamente intenzionati a raggiungere i territori del Califfato”.

Il rapporto poi sottolinea la “pressante campagna intimidatoria” jihadista nei confronti del nostro Paese, con immagini che ritraggono monumenti e lo stesso Papa: il tema dominante si è confermato quello dell’attesa della conquista di Roma.

Parlando poi del rapporto migrazione-infiltrazione jihadista, i servizi segreti segnalano che verso l’Italia c’è “un’incessante ondata migratoria” e l’ingente afflusso di migranti, in un lasso di tempo breve, può “stressare le comunità straniere presenti nel nostro Paese” procando il rischio “di possibili derive criminogene ed islamico-radicali quale frutto del risentimento per le aspettative tradite e del disappunto per le condizioni di disagio nei contesti ospiti”.

La relazione ricorda i numeri degli arrivi via mare, che hanno assunto una connotazione sempre più strutturale: 181 mila lo scorso anno, 153 mila nel 2015 e 170 mila nel 2014.

Done africans sbarcano da una nave di una ONG

 

La Libia ha consolidato il suo ruolo di ’hub’ di raccolta e partenza dei migranti verso l’Italia. Una pressione in cui assume rilievo una componente islamista più radicale ed aggressiva, secondo il rapporto di intelligence “potrebbe condizionare e intimidire la prevalente componente moderata della comunità etnica di riferimento”. Altro effetto dell’ingente afflusso è l’affollamento delle strutture di accoglienza, con il conseguente ritardo delle procedure di esame delle istanze di protezione e l’aumento del senso di frustrazione nei migranti che può favorire l’insorgere di proteste anche violente.

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