Iniziato a Taormina il G7, accordo sulla lotta al terrorismo

Taormina (Messina).  Si è aperto sotto un imponente apparato di sicurezza il Summit del G7 a  .La cerimonia di apertura si è svolta nella suggestiva cornice del   Teatro Greco dove il Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ha ricevuto  il benvenuto al Primo Ministro del Canada Justin Trudeau, al Presidente della Francia Emmanuel Macron, alla Cancelliera Federale della Germania Angela Merkel, al Primo Ministro del Giappone Shinzo Abe, al Primo Ministro del Regno Unito Theresa May, al Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, al Presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker e al Presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk. Dopo la tradizionale foto di famiglia i leader sono stati salutati dal passaggio delle Frecce Tricolori. Dopo sono iniziate le sessioni dei lavori che si sono protratte  per l’intero pomeriggio. Stasera è previsto il concerto dell’Orchestra Filarmonica della Scala al Teatro Greco, seguito dalla cena di gala offerta dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Molti i vertici bilaterali fra i leader del G7. Molti in punti che si dovranno discutere e che  ancora non si è arrivati ad un accordo.
Nel pomeriggio i capi di Stato e di Governo del G7 hanno siglato la dichiarazione sulla lotta al terrorismo e all’estremismo estremo.

In serata il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha dichiarato: I Paesi qui riuniti hanno l’ambizione di contribuire a scelte che rendano più positivo l’avvenire del mondo perché i nostri popoli avvertono sempre più la indivisibilità dei destini dell’umanità e avvertono altresì la responsabilità di poter condividere una piattaforma di valori che rispetti la dignità di ogni singola persona. Questa la ragione per cui, con saggezza, possiamo parlare di “interdipendenza”. Una interdipendenza che deriva non soltanto da una nuova percezione della dimensione geografica – ristretta negli anni dalla accelerazione nei trasporti di beni e persone – ma anche dalla nuova società della comunicazione – dei “social media” – una vocazione nuova, frutto della possibilità di singoli e di gruppi di entrare in contatto fra loro, istantaneamente e senza mediazione alcuna. Ciò conferisce alle società – anche a quelle sin qui più appartate – una possibilità di dinamismo sconosciuto sino a pochi anni fa. Questo crea una spinta alla convergenza che lega, attraverso geometrie in continuo mutamento, un’umanità, insieme, protagonista e inquieta, per una globalizzazione di cui, da un lato, intravede gli straordinari benefici e, dall’altro, teme i costi immediati”.

“L’interdipendenza non lega più soltanto, o prevalentemente, gli Stati, le istituzioni, i mercati – ma pone direttamente in relazione i singoli – aggiunge il Capo dello Stato – , superando ogni precedente significato rivestito dalle frontiere.  Del resto le minacce e le sfide transnazionali alimentano la percezione della progressiva impossibilità degli Stati nazionali di poterle affrontare adeguatamente da soli. Questa sensazione rappresenta uno dei tratti più caratteristici del mondo in cui viviamo, scosso e, a tratti, dominato dalla spinta verso l’universalismo, verso la “terra come patria”, verso un destino comune dell’umanità che sfugge alla tradizionale separazione di confini e frontiere tra i singoli Paesi. Ma emerge anche un mondo preda, spesso, di un senso di smarrimento per la crisi di punti di riferimento tradizionali. Smarrimento che alimenta tentazioni di improbabili ritorni a un passato ormai remoto e tramontato, in cui gli Stati si ergevano a baluardo esclusivo contro tutto ciò che veniva percepito come estraneo, come straniero. All’umanità che percepisce sempre più di essere parte di un destino inseparabile, occorre assicurare sempre migliori equilibri tra realtà locali e realtà globali, equilibri che non sacrifichino né le une né le altre”.

“Il G7 può contribuire concretamente al raggiungimento di obiettivi condivisi nella comunità internazionale.  Oggi, ancor più che in passato prosegue -, si rivela utile questo appuntamento, capace di associare tempestivamente posizioni diverse eppure complementari.  Di questo reciproco completamento, che si nutre delle sensibilità europee, nord-americane, giapponesi, e che attinge all’esperienza di altre aree cruciali per il futuro del pianeta, come l’Africa, avvertiamo bisogno crescente. Siamo nel tempo dell’urgenza – di una estrema urgenza – per affrontare le prove e le minacce che abbiamo di fronte a noi. Estrema urgenza che deve guidare l’azione dell’intera comunità internazionale nel fornire soluzioni concrete e sostenibili.  Sono risposte ambiziose che dobbiamo di fronte al terrorismo che ancora una volta in questi giorni ha compiuto orribili stragi, dal Regno Unito all’Egitto; che dobbiamo ai nostri cittadini per le minacce alla loro sicurezza; risposte che dobbiamo a quanti, vittime della guerra e dei conflitti, del sottosviluppo e delle conseguenze dei cambiamenti climatici, si mettono in viaggio ogni giorno alla ricerca di salvezza, di un avvenire migliore. Risposte che sono dovute a coloro che subiscono sulla propria condizione i cambiamenti in atto nei Paesi industriali sulla scorta di un progresso tecnologico sempre più rapido, in cui diritti e opportunità vengono talvolta posti in crisi. Governare questi fenomeni è dovere della comunità internazionale prima che il loro manifestarsi imponga, per la loro dimensione e la loro urgenza, l’adozione di soluzioni emergenziali e di corto respiro. E’ imprescindibile, dunque, adottare un approccio strategico nel quale tutti si sentano – e realmente siano – pienamente coinvolti. Le indicazioni che – in questo senso – possono offrire i Capi di Stato e di Governo dei Paesi invitati per la sessione di outreach, insieme ai Vertici delle Organizzazioni Internazionali qui presenti, rappresentano apporti essenziali. Se l’obiettivo comune è quello di governare la realtà – e non di esserne soggiogati – è necessario porsi in atteggiamento di ascolto, di dialogo, di negoziato, di ricerca di consenso. La storia è in continuo sviluppo. Voi potete concorrere a scriverne una pagina.  Il contributo che ciascuno può offrire è, in maniera crescente, prezioso. Tutti dobbiamo avvertire pienamente questa responsabilità.  Con questo spirito, formulo i miei più fervidi auguri di buon lavoro, e levo il calice al Vostro benessere personale, a quello dei popoli e delle organizzazioni che rappresentate e al successo di questo incontro”.

Salvatore Pappalardo

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