Iran, la parata militare evidenzia un Paese impegnato nella lotta al terrorismo a fianco dell’Occidente

Di Francesco Ippoliti*

Teheran, Come di consueto, martedì scorso, si è svolta la parata militare per la festa delle Forze Armate iraniane. L’evento ha voluto ricordare il giorno in cui, nel 1979, i militari chiamati dallo Scià a reprimere i disordini in piazza, si rifiutarono di eseguire gli ordini contro i fratelli persiani.

 

La parata delle Forze Armate iraniane, martedì a Teheran

La parata, tenutasi in Teheran presso la Grande Moschea dell’Imam Khomeini ed in ogni grande città dell’Iran, ha voluto inviare un chiaro messaggio di attenzione.  Ogni anno è molto atteso il discorso del presidente che indirizza l’attenzione mondiale sullo stato di pensiero dei vertici politici e militari.

Quest’anno, il presidente Hassan Rohani, un clerico/politico di grande esperienza internazionale, ha definito lo strumento militare come un deterrente, un pugno contro coloro che avessero una malintenzionata idea di considerare l’Iran come una minaccia.

Il presidente iraniano, Hassan Rouhani

Le armi, gli equipaggiamenti che sono sfilati, non hanno evidenziato grosse novità tecnologiche, ma hanno sottolineato che la determinazione e la volontà di questo popolo è aumentata, così come pure i valori di patria e la percezione di minaccia che è sempre attenta verso gli interessi persiani.

I vertici militari, schierati come di consueto al fianco del presidente, nel rigoroso ordine militare da una parte e Pasdaran dell’altra, hanno successivamente sottolineato che la preparazione militare è aumentata in maniera significativa.

D’altronde l’Iran sta facendo una esperienza enorme sul campo, inviando numerosissimi consiglieri militari sia in Siria che in Irak al fianco delle truppe di Assad e con le brigate sciite irachene.

Ed il rispetto dei loro uomini è stato evidenziato in tutte le parate della Festa, si sono visti sfilare numerosi militari che sorreggevano foto di ufficiali caduti, con uniformi recenti, a significare il pesante contributo che i popolo persiano sta pagando nella lotta contro il terrorismo, al fianco anche di truppe occidentali, senza che venga riportato. Ormai sono centinaia di iraniani che hanno perso la vita in Siria ed in Irak, ed in tutti i gradi, molti sono nel grado di generale e colonnello, significa che non stanno dietro ad una scrivania, ma dietro ad un sacchetto di sabbia con un’arma in mano.

Ed il grande ufficiale che dirige questa armata è il generale Qassem Solemaini, un pasdaran fortemente temuto in Iran, già comandante delle Forze Qods, capace, preparato, amato dai suoi uomini, sempre in prima linea come dimostrano le foto sia dalla Siria che dall’Irak, e spesso al fianco del Leader Supremo Khamenei, al quale relaziona direttamente.

Il generale Qassem Solemaini

E, per quanto sopra, Donald Trump ha dichiarato che vuole rivedere gli accordi sul nucleare, accordi dei 5+1, già siglati, in vigore e da entrambe rispettati. Ma non è troppo tardi rivedere questi accordi? Ma davvero vogliamo l’Iran fuori dalla scena internazionale? Ma è davvero una minaccia?

*Colonnello (Aus)

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