Iran, l’uccisione del Generale Solemani è un grave errore geopolitico

Di Francesco Ippoliti*

Tehran. Un drone USA ha colpito con precisione chirurgica due auto all’aeroporto internazionale di Bagdad. Un drone sofisticato con un missile alla pari, pilotato da remoto e con un operatore che ha svolto con successo il compito affidato. Dal punto di vista tecnico un successo pieno.

Il problema è ora il target, o i due target. Uno è il Generale Qassem Solemani, capo delle Forze Qods, le Forze Speciali iraniane delle Guardie della Rivoluzione (IRGC) e l’altro Abu Mahdi al Muhandis, leader delle Unità Hezbollah irachene e vice del Forze Popolari di Mobilitazione Irachene (PMF).

Il Generale iraniano ucciso, Solemani, seduto a fianco di Ali Khamenei 

Inoltre sono stati uccisi anche altri ufficiali delle IRGC che viaggiavano sul convoglio, in particolare: il Generale Hussein Jaafari Naya, il Colonnello Shahroud Muzaffari Niya, il Maggiore Hadi Tarmi ed il Capitano Waheed Zamanian.

Da alcune fonti locali, l’aereo di Solemani sarebbe arrivato a Bagdad dal Libano e, una volta salito sul convoglio retto dal leader Hezbollah iracheno, sarebbe stato colpito dal drone.

Valutati come le menti del terrore e dell’insurrezione nei Paesi del Medio Oriente, erano venerati come leader nelle comunità sciite, in quanto capaci di organizzare i movimenti ribelli e guidarli verso gli obiettivi che si proponevano per il contrasto dell’egemonia USA nel Medio Oriente, ma soprattutto erano considerati i veri eroi nella lotta contro l’ISIS.

All’inizio si era pensato che fossero caduti per mano di un attacco sucida, ma successivamente alle dichiarazioni della Casa Bianca sulla responsabilità dell’attacco è stato chiaramente delineato il quadro di situazione .

La Guida Suprema iraniana Alì Khamenei ha cominciato ad usare parole forti contro il deliberato omicidio ed ha raccolto la comunità sciita sotto la preghiera per ricordare la figura carismatica del Generale Solemani.

Ali Khamenei

Quali conseguenze per questo deliberato attacco? Imprevedibili. Difficile che qualsiasi analista possa identificare delle possibili reazioni sciite, la piena conoscenza della mente sciita non è sufficiente per predire ogni tipo di reazione.

Solemani era un Generale amato sia dai suoi uomini che dalla popolazione sciita che lo ha conosciuto.

Un vero leader militare, sedeva spesso alla sinistra di Khamenei, un uomo che non ha mai abbandonato il suo credo nemmeno quando gli è stata proposta una carriera folgorante in politica.

Non era nel suo stile, il suo credo è sempre stato la lotta contro le ingiustizie verso la popolazione sciita e la lotta per la pace del suo paese; la sua forza: aver combattuto con le Guardie della Rivoluzione nella Sacra Difesa per il suo Paese.

Scompare così un comandante potente, carismatico ed intelligente, un ufficiale che ha saputo combattere e sconfiggere l’ISIS riorganizzando le truppe sciite sia in Siria che in Iraq e le truppe della Coalizione lo sapevano benissimo.

Ora il Leader religioso Khamenei ha decretato tre giorni di lutto nazionale, inoltre ha convocato il Supremo Consiglio di Sicurezza Nazionale, posto alle sue dirette dipendenze, per le azioni di ritorsione che saranno inevitabili contro gli interessi USA nell’intero Medio Oriente.

Ed oggi è anche venerdì, giornata di preghiera islamica e sarà anche cassa di amplificazione per i messaggi verso il popolo.

Nel suo discorso Khamenei ha chiesto una “dura risposta”. La morte di Solemani, una “ figura di resistenza internazionale”, non deve rimanere impunita, come anche desiderio del comandante delle Forze IRGC, Generale  Hossein Salami.

 

Milioni di iraniani sono già scesi in strada, da Tehran a Tabriz, a Kerman, molte le effige del Generale ucciso ed il desiderio di vendetta verso un’azione considerata di mero omicidio.

In tutte le moschee si è commemorata la figura dell’alto ufficiale, molte le persone che hanno pianto. Nella moschea vicino alla sua residenza molte le persone raccolte in preghiera. La televisione di stato trasmette immagini forti della popolazione iraniana e della rabbia contro gli USA.

La macchina di propaganda iraniana non si è fermata solo nel proprio Paese ma ha sconfinato in tutte le nazioni con una presenza sciita.

In Iraq il Presidente iracheno ha condannato l’attacco ed ha richiamato alla sovranità nazionale, ponendo in discussione la presenza USA e le loro deliberate azioni in tutto il Paese.

Il primo ministro Abdel-Mahdi, che si è dimesso il 1° dicembre ma rimane in carica fino alla nomina del nuovo, ha fortemente condannato l’attacco USA definendolo “un’aggressione contro l’Iraq, come Stato, Governo e popolazione”. Parole forti che allontanano ogni forma di rapporto con Washinton.

Muqtada al-Sadr, leader del movimento sadrista, ha annunciato la riattivazione del “Mahdi Army” sorto per contrastare l’esercito USA nell’invasione del 2003.

La dichiarazione di riattivazione del Mahdi Army da parti di Al-Sadr

Nelle campagne di quegli anni le milizie di al-Sadr hanno pesantemente colpito le forze USA, inglesi ed anche le nostre forze presenti a Nassiriya.

Inoltre, in una urgente sessione straordinaria, il Parlamento iracheno ha ridiscusso la presenza USA nel paese, con forti contrasti politici tra le parti.

Intanto, le compagnie petrolifere straniere in Bassora hanno ordinato l’evacuazione immediata del proprio personale civile, come del resto ha fatto l’ambasciata USA verso i propri concittadini presenti in Iraq.

In Libano migliaia di persone si sono riversate in strada per condannare l’attacco contro Solemani e il leader Hezbollah, Hassan Nasrallah parlerà alle ore 16. Fonti locali rivelano che sarà un duro monito agli USA ed un incitamento alla lotta contro Washinton.

Hassan Nasrallah leader del movimento sciita Hezbollah

In Israele, i cui vertici militari pur avendone spesso la possibilità mai avrebbero fatto un errore simile, sono state poste in allarme le zone a ridosso del Libano e della Siria per possibili azioni di ritorsione, che potrebbero avvenire dopo il discorso di Nasrallah.

Anche le basi USA presenti in Qatar e Bahrein sono poste sotto allarme, la presenza sciita in queste due nazioni è forte e si è visto nei passati disordini.

In sintesi, l’attacco contro Solemani è stato sicuramente un successo militare ma un grave errore geopolitico e strategico.

Solemani non era un comandante sanguinario da mettere alla stessa stregua di al-Bagdadi o al capo militare della jihad islamica palestinese Baha Abu al-Ata.

La sua uccisione avrà enormi ripercussioni in Medio Oriente, sia per la stabilità dell’area che per la gestione delle tensioni interne che non potrebbero avere più quel freno che era posto dalla nuova organizzazione sciita nascente.

La presenza sciita è forte in Medio Oriente; in particolare, oltre che in Iran, anche in Iraq, Siria, Bahrein, Qatar, Arabia Saudita, Afghanistan, Libano, Gaza e Yemen, quindi sembra corretto quello che alcuni esponenti politici americani, in particolare Biden e Pelosi, hanno asserito e cioè che è stato lanciato un candelotto di dinamite in una polveriera.

La condanna agli USA è giunta anche da Russia e Cina, nonché da molti Stati europei e dall’Unione Europea stessa.

E se il pensiero di Solemani era conosciuto, chi prenderà il suo posto? Con quali conseguenze? Gli scenari possibili non sono rosei, o peggio, non sono più prevedibili ed a pagare saranno le popolazioni ivi presenti, non certo coloro che “stanno al di là dell’Oceano”.

*Generale di Brigata (AUS)

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