IRAQ: Tra dichiarazioni e smentite Baghdad si lancia sul leader dell’IS

Di Giusy Criscuolo

Baghdad: Il 20 maggio scorso un tam tam ha imperversato sui social Medio Orientali e sui giornali Iracheni, creando attenzione mediatica oltre confine, approdando fino alle sponde italiche ed oltreoceano fino a catturare l’attenzione di “Capitan America”, che ha prontamente smentito la notizia.

Iraq Defence Army

Il Pentagono con un messaggio lapidario a Sky News Arabya, ha preso le distanze dalle dichiarazioni rilasciate sull’arresto di un esponente dell’ISIS, smentendo che lo stesso sia avvenuto per opera dell’Intelligence Irachena.

Quest’ultima, nella giornata successiva, avrebbe dunque raddrizzato il tiro rimodulando le dichiarazioni rilasciate da una fonte di intelligence all’ANI (Agenzia di Stampa Irachena).

Quello sul terrorismo e sulle infinite sfaccettature dell’IS, al-Qa’ida e affini è un mondo vasto e spinoso e se non seguito quotidianamente, rischia di produrre grande confusione, creando difficoltà sulle analisi e sulla scelta delle info stesse, a partire dai nomi fino ad arrivare ai vari volti delle organizzazioni.

La notizia è stata: “Una fonte di sicurezza ha riferito all’Iraqi News Agency, INA, che il National Intelligence Service è riuscito ad arrestare il leader dell’organizzazione ISIS, Abdel Nasser Qirdash” definendolo come il successore di Abu Bakr al Baghdadi.

Ma alle orecchie aperte di chi sta sull’argomento e agli occhi attenti di chi non si limita a guardare, la notizia è parsa strana. Sia per le discrepanze fisionomiche e fisiognomiche dei soggetti fotografati, sia per le notizie che sembravano avere qualcosa di “familiare” o già letto.

Abdul Nassir Qardash in arresto

Il soggetto che le SDF hanno affidato alle Forze di Intelligence irachene, nella giornata del 20 maggio e posto agli arresti, si chiama Abdul Nassir  al-Qardash (vero nome, Taha Abdul Rahim Abdullah Bakr al-Ghassani, anche lui di origine turkmena nato nel 1967). Costui sarebbe un esponente importante e violento dell’IS e anche lui avrebbe iniziato nel 2003 con Al Qa’ida. Arrestato lo scorso febbraio in Siria durante gli scontri di Baguz è stato tenuto prigioniero fino al giorno del suo rilascio dalle SDF siriane alle Forze d’Intelligence irachene. Al Qardash pur essendo stato uno dei bracci destri del primo leader dell’IS Abu Omar Al-Baghdadi, non avrebbe nulla a che vedere con la successione dell’ex leader e a sua volta successore Abu Bakr al Baghdadi, ciò nonostante combattesse tra le sfere più alte dell’organizzazione.

Ben diversa la storia dell’attuale successore dell’IS Abdul Ibrahim Hashimi al Qurashi, entrato nelle alte sfere dell’organizzazione e candidandosi come possibile califfo. La sua figura risultava eleggibile per la grande esperienza in campo legislativo e per le sue grandi capacità di comando e militari. Ricordiamo infatti che anche all’interno dell’IS esiste un organo di votazione (il Congresso della Sharia) che richiede, per il futuro successore, le stesse caratteristiche dei precedenti califfi. Il suo nome è stato reso noto in un audio il 29 ottobre scorso, subito dopo la morte di Abu Bakr Al Baghdadi, il cui vero nome era Ibrahim Awad Ibrahim al-Badri. Entrambi gli esponenti, i cui nomi sono stati riportati alla ribalta delle cronache, hanno un curriculum del male di tutto “rispetto”.

Allora ci si chiede, perché l’Intelligence avrebbe dato un info spudoratamente errata?

Abdul Nassir Qardash con in dosso la divisa gialla dei detenuti iracheni

Secondo numerosi analisti locali, il lancio di questa notizia, operato dal governo iracheno potrebbe essere interpretato come un annuncio (forse un po’ goffo) utile a rassicurare la popolazione, che in un momento storico così complicato e peggiorato dall’arrivo del Covid 19, avrebbe assistito al ritorno dell’ombra nera del Califfato.

Di conseguenza, una vittoria, su un esponente di spicco dell’IS potrebbe causare ulteriore scompiglio all’interno delle fila dell’organizzazione, limitando temporaneamente la crescita delle operazioni terroristiche nei diversi governatorati dell’Iraq, come per esempio in Salah al-Din, Anbar, Diyala, Ninive. Queste escalation avrebbero creato morti e attacchi alle forze governative durante i loro controlli e i loro posti di blocco in difesa dei cittadini.

L’allerta sulle zone calde sarebbe cresciuta dal 20 aprile circa, data in cui fonti di intelligence avrebbero ricevuto la notizia dell’arrivo dell’attuale leader dell’IS in Iraq. La notizia sarebbe arrivata a pochi giorni di distanza da una richiesta di ricompensa da parte degli U.S. Rewards for Justice Program, dell’ammontare di 5 milioni di dollari, a chiunque fosse stato in grado di dare indicazioni sul nascondiglio del neo Califfo. La stessa sarebbe stata pubblicata da diversi siti locali tra cui il TBP.

Al Qurashi attuale Califfo dell’IS

Da quel momento, le forze di sicurezza irachene venute a conoscenza dell’arrivo di Al-Salabi detto Al-Qurashi, non avrebbero mai smesso di mappare ed analizzare il territorio.

Prima di decidere di lanciare questa fuorviante notizia, nelle settimane scorse, il governo avrebbe subito diversi attacchi terroristici, tra cui attacchi contro check point militari e aree appartenenti a clan che hanno aiutato le forze irachene nella guerra contro Da’ash.

La mappatura effettuata dalle forze di intelligence irachene, basata sugli ultimi attentati nei governatorati, starebbe permettendo di triangolare il territorio per risalire alla zona calda. L’IS legato alle vecchie abitudini si sarebbe ripresentato in forze nelle aree di Kirkuk, Salah al-Din (zona a nord) e Diyala (zona ad est), trio noto come il “Triangolo della morte”. L’organizzazione si sarebbe inoltre spinta nel deserto urbano, sui monti Makhmour, Zammar e la catena montuosa Hamrin nel nord dell’Iraq. La situazione a causa del Coronavirus, potrebbe peggiorare e precipitare.

Egiptyan Center for strategic Studies-  Al Qurashi – tutti i punti sono stati tradotti in basso

Ma chi è Abdul Ibrahim Hashimi al Qurashi, colui che è stato confuso con l’uomo detenuto dall’Intelligence irachena? Questo ce lo riassume la scheda redatta dal ECSS:

1 Nato nel 1976, a Tal Afar, a ovest di Mosul.

2 Di origine turkmena, i leader dell’ISIS confermano la provenienza dal suo villaggio.

3 Laurea in Sharia presso il Collegio del Grand Imam di Mosul.

4 La sua stella è cresciuta nelle organizzazioni terroristiche dal 2003.

5 Ha ricoperto la carica di “Legale Generale” per l’organizzazione di Al Qaida.

6 Ex detenuto nel carcere di “Buka” nel Governatorato di Bassora, dove ha incontrato Al-Baghdadi.

7 Ha assunto l’incarico di ministro degli “attentatori dinamitardi e suicidi” all’interno dell’organizzazione.

8 Era uno di quelli vicini ad “Aslaa ‘al-Afri, ex vice Al-Baghdadi”. Classificato come uno dei leader più feroci e più duri dell’ISIS.

Mappa che indica le aree di controllo nella provincia di Idlib e le aree circostanti aggiornata al ​​26 ottobre 2019, oltre alle postazioni dei posti di osservazione turchi, russi e iraniani

Qurashi secondo fonti di intelligence  sarebbe stato capo del comitato delegato dell’IS, ma prima di ciò sarebbe stato affiliato ad Al Qa’ida come leader fin dai tempi di Abu Musab al-Zarqawi, ex capo dell’organizzazione. Al Qa’ida (o Al Qaeda) in Iraq avrebbe dato vita alle prime battaglie di al-Baghuz. Battaglie guidate e condotte da lui stesso. Sempre secondo fonti di intelligence circolate sui media dell’organizzazione, il nome dell’attuale leader dell’IS, sarebbe Amir Muhammad Abdul Rahman al-Mawli al-Salbi, il cui soprannome è Abdul Ibrahim Hashimi al Qurashi.

Dopo essersi laureato all’Università di Mosul, prestò servizio come ufficiale presso le forze armate di Saddam Hussein. Quando nel 2003 iniziò la seconda guerra del Golfo (la guerra in Iraq) decise di unirsi ad Al-Qa’ida. Al-Hashemi al-Qurashi sarebbe infatti uno dei fondatori dell’organizzazione fin dai tempi di Abu Musab al-Zarqawi, oltre ad essere uno dei maggiori teorici ideologici e fautore delle “nuove leggi”.

Arrestato e detenuto in Camp Buka nel 2004 dalle forze Americane, ebbe modo di conoscere e legare con Abu Bakr Al Baghdadi. Uscito di prigione continuò a militare in Al-Qa’ida fino all’inizio del 2014, dove giurò fedeltà alla bandiera nera del Califfato.

Al-Qurashi, oltre ad essere il padrino dell’ideologia estremista perseguita dall’IS e imbevuta nella violenza e negli omicidi, avrebbe anche una storia alle spalle di abusi su civili, soprattutto su donne e bambini, in particolare yazidi. Questo nel recente passato, quando ad opera sua, fu effettuato il genocidio di massa che vide morire, nella città di Sinjar e dintorni, centinaia di innocenti (il genocidio iniziato il 3 agosto 2014 durò 4 interminabili giorni e vide morire circa 620 civili, con il perpetrato stupro di donne e bambini). All’inizio del genocidio il Califfato si chiamava ISIL (Stato Islamico dell’Iraq e Levante).

L’Ex Califfo dell’IS, Abu Bakr Al-Baghdadi e il suo neo omologo Abdul Hibrahim Hashimi Al Qurashi

La scelta della sua candidatura, fu dettata dal suo profilo che sembrava il più attagliato all’incarico, sia per le sue esperienze di vita sia per il suo sostegno al jihad estremista. Ad aiutarlo nel ruolo di leader la sua grande conoscenza della legge islamica, grazie alla quale è stato in grado di entrare nelle sfere più alte dell’organizzazione, portando avanti le brutali politiche dell’IS basate sulla legge dei taglia teste e sull’utilizzo di manovalanza infantile e adolescenziale per attentati kamikaze.  Definito l’emiro della guerra, è divenuto una delle figure più eminenti del Califfato.

Nonostante le perdite in Siria e Iraq, il Califfato avrebbe deciso di mostrare i denti e così il Consiglio della Shura lo ha eletto come il nuovo Califfo. Al Qurashi ha ereditato un’organizzazione smembrata e divisa, oltre che mal distribuita sui diversi territori di Siria e Iraq. Si sarebbe dunque visto nel nuovo Califfo un uomo capace di restaurare uno Stato al collasso. Nonostante le divisioni interne e le accuse di illegittimità verso il nuovo Califfo e la Shura che lo aveva eletto, Al Salbi detto Al Qurashi avrebbe sancito la sua legittimazione nel Novembre 2019, quando dei terroristi legati a Da’ash, dopo alcuni massacri nel Tagikistan e Uzbekistan, avrebbero dichiarato fedeltà a Califfo. Dal gennaio 2020 le Nazioni Unite confermano la ripresa dell’IS in Iraq e Siria e Al Qurashi viene definitivamente inserito nella lista nera dei terroristi globali.

L’intento dei suoi accoliti è quello di mantenere il suo anonimato, così come accaduto per i suoi predecessori Abu Omar al Baghdadi e Abu Bakr al Baghdadi. Ma il profumo della taglia sulla testa di Al Qurashi pare abbia già dato le prime avvisaglie di ripensamento, permettendo alle Forze Armate Irachene di iniziare a triangolare i luoghi dei recenti attacchi.

 

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