Iraq, dopo la liberazione di Mosul il prossimo obiettivo è Raqqa. Ma l’ISIS rafforza le sue difese

Mosul. Il ritorno di Mosul (Iraq), ieri, nelle mani del Governo iracheno e le entusiaste parole del primo ministro, Haidar al Abadi che ha annunciato che la città era ormai era stata liberata dalle milizie jihadiste fanno oggi spostare l’attenzione su un altro obiettivo: Raqqa.

Scene di morte a Mosul

Le Forze Democratiche siriane (FDS) che combattono con l’appoggio degli Stati Uniti stanno pianificando l’attacco a quella che, dopo Mosul, è diventata la nuova “capitale” del’ISIS.

Raqqa è più piccola di Mosul ma non sarà facile conquistarla rapidamente.

Mosul è stata presa dopo un anno di combattimenti e come ha dichiarato giorni fa al canale Tv di Dubai, “Al Aaan Tv” Brett McGurk, inviato speciale degli Usa per la coalizione anti ISIS, ci vorrà tempo.

Mezzi blindati a Mosul

Resta segreto il numero di possibili forze alleate sul terreno, mentre per la parte nemica si stimano 2.500 jihadisti pronti a morire a Raqqa.

Le milizie DAESH si faranno forti di tutte le tecniche di guerriglia, di tunnel sotterranei riempiti di esplosivi o pronti per essere nascosti, mine, auto bomba, droni armati ed imboscate.

Si tratta di un sistema di difesa per mantenere sempre alto lo scontro.

Si stima che a Raqqa abitino 100 mila civili che possono restare vittime degli stessi miliziani jihadisti o dei bombardamenti degli attaccanti.

Ma la città va presa. E a quanto si apprende, gli alleati hanno completato il 30% delle operazioni per la sua cattura.

Secondo quanto scrive l’Agenzia di stampa curda ANHA (http://en.hawarnews.com)  i jihadisti hanno la possibilità di impiegare armi chimiche.

Combattenti delle Forze democratiche siriane

Finora l’alleanza di tutte le forze anti ISIS impiegate sul terreno, guidata dalle Forze popolari di Protezione (YPG) braccio siriano della guerriglia curda del PKK ha perso 106 combattenti, rispetto ai 311 morti nelle file jihadiste.

La presenza curda al fronte, protetta dalle Forze speciali americane e armata dal Pentagono, come si sa preoccupa e fa arrabbiare il Governo di Ankara.

Tanto che il Presidente turco, Recep Tayyip Erdogan ha criticato ancora una volta gli Usa (partner politico-militare nella NATO) per il loro appoggio al PKK, che Erdogan definisce “terroristico”.

Intanto, il Presidente americano, Donald Trump plaude alla tenuta della tregua scattata ieri nel Sud Ovest della Siria e si vanta del risultato, frutto del faccia a faccia con Putin a margine del G20 di Amburgo: ”Il cessate il fuoco sembra tenere – ha scritto in un tweet -. Molte vite possono essere salvate. E’ uscito dall’incontro (con Putin, ndr). Bene!’.

 

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