Jihadismo: Al Shabaab tra Somalia e Kenya. La nuova frontiera del movimento giovanile dei Mujahideen

Di Giusy Criscuolo

Mogadiscio. Gli attacchi nel sud del Kenya operati da Al Shabaab non sono nuovi. Secondo quanto riportato dal Quotidiano Al Ain, un gruppo di esperti analisti, pare stia mettendo in guardia e da un po’ di tempo, le autorità della regione da possibili infiltrazioni Jihadiste guidate dal Movimento dei giovani Mujahideen, conosciuto come Al Shabaab, costola giovane di Al Qaeda, ma attualmente divisa all’interno da gruppi filo Da’ash (come trattato in un altro nostro articolo).

Al Shabaab in Somalia

Molti studiosi e ricercatori sulla questione africana e sui movimenti islamici, hanno ampiamente previsto che il movimento terrorista possa compiere attacchi multipli ed estremamente pericolosi, specialmente a Nairobi, dove si trovano molte istituzioni internazionali, regionali e importanti strutture turistiche, adottando il modus operandi delle frange terroristiche, che prevedrebbe il rapimento per la richiesta di riscatto.

A creare ulteriore preoccupazione per l’arrivo di Al Shabaab in Kenya, la notizia che dal marzo del 2019 le unità dell’esercito somalo che si erano ritirate dalle basi militari nelle regioni centrali e a sud di Shabelle vicino alla capitale Mogadiscio, (dalla periferia della città di Jowhaar e dalle città di Mahaday Weyne, Qalimow e Garsaale) abbiano permesso agli elementi del movimento terroristico giovanile di approfittare del momentaneo vuoto di sicurezza per impadronirsi della strada principale che collega la città costiera di Marka alla capitale. Ma già dal 2018, anno in cui fu rapita la volontaria italiana a Chakama, il movimento terrorista giovanile dei giovani Mujahideen, si era spostato verso il sud delle Somalia con l’intenzione di varcare il confine.

La zona in bianco e quella di Chakama

Da quel momento alcune postazioni sono state perse e gli attacchi alle basi militari e ai civili sono aumentati drasticamente. Non si fermano infatti, nella zona cuscinetto tra Kenya e Somalia i raid americani di AFRICOM, che quasi quotidianamente cercano di stanare ed eliminare più cellule possibili.

Sempre secondo quanto riportato dal Quotidiano, i servizi di intelligence Keniani sarebbero venuti a conoscenza di informazioni e prove che confermerebbero la pianificazione del movimento giovanile somalo, su possibili attacchi terroristici contro obiettivi sensibili nel cuore della capitale Nairobi e nella regione, tra questi l’attacco alla base Americana di Camp Simba, Manda Bay, con sede a Lamu, in Kenya, dove hanno perso la vita il 5 gennaio 2020 tre soldati americani.

Pare che le minacce avanzate dal movimento di Al Shabaab al Kenya siano appoggiate dal Qatar, dalla Turchia e dall’Iran, che cercano di penetrare nella regione dei laghi africani sfruttando le ostilità tra il movimento terroristico e le autorità Keniane. Questa situazione, che sembrerebbe essere in crescendo, rischia di minacciare ulteriormente la regione del Corno d’Africa e dei laghi. Stando infatti a quanto riportato, sono in aumento le incursioni lungo la costa della regione ed il rischio è che le stesse, si estendano alla zona aeroportuale di Mombasa.

L’esperto del Corno d’Africa, il sudanese Khaled Ahmed, sostiene che il movimento giovanile lavora all’ordine del giorno, operando incessanti, molteplici e complessi crimini. Ultimamente i più importanti pare siano rivolti nella regione dei grandi laghi (Kenya, Ruanda, Burundi, Uganda Repubblica Democratica del Congo e Tanzania).

La zona dei Grandi Laghi africani visti dallo spazio

Questi attacchi terroristici, a quanto detto dall’analista, fungono da copertura per l’arrivo silenzioso dei leader di Al Qaeda e Da’ash in fuga dalla Siria e dall’Iraq.  Lo smistamento dei terroristi sarebbe operato soprattutto da Qatar e Turchia.

Il cambio di direzione e l’interesse verso la regione dei laghi, in particolare la Somalia, con proiezione sul Kenya, sarebbe stato causato dai numerosi mandati di ricerca internazionali sugli esponenti più noti delle organizzazioni. Da qui la necessità di trovare un territorio “meno battuto” da presenze internazionali e più facilmente raggiungibile. Ed è proprio questa rinata necessità di cambio rotta, che avrebbe causato l’aumento delle operazioni terroristiche in terra somala.

Nelle osservazioni fatte ad Al-Ain Al-Akhbar, Khaled Ahmed, ha indicato che il possibile declino di Al-Shabaab, in diverse zone della Somalia, l’ha costretto a cercare un’alternativa al di fuori de Paese. Il movimento dei giovani Mujahideen, ha anche cercato di rendere la regione del Corno d’Africa una piattaforma di lancio per molteplici operazioni terroristiche, provando a trasformarla in un punto focale per la vendita di droga e di armi, rivolta ai numerosi movimenti estremisti attivi in ​​Uganda e in Etiopia.

Al Shabaab. Questa è la costola fedele a Da’ash

Khaled ha sottolineato che queste mosse sono utilizzate come politica quotidiana da diversi Paesi, tra cui il “trio del male”. Parliamo di Qatar, Turchia e Iran. Quest’ultima starebbe cercando di penetrare all’interno del Corno d’Africa per perseguire i propri interessi. Il tutto, secondo lo studioso, sarebbe imputabile alle numerose sanzioni che l’antica Persia sta collezionando e che la allontanerebbero dal resto del mondo.

Le forze di sicurezza keniote hanno già combattuto feroci battaglie con il movimento nella zona di Bilis Qooqaani nella provincia di Lower Juba, nel sud della Somalia. La leadership militare keniota ha dichiarato un alto livello di allerta, iniziando a monitorare con più intensità i movimenti del gruppo terroristico. Tutto al fine di respingere qualsiasi attacco ed evitare l’infiltrazione di elementi nel Paese.

Ma nonostante questa attenzione, secondo fonti informate di intelligence della sicurezza del Kenya, il movimento di al-Shabaab sta ad oggi sfruttando le aree di confine densamente popolate da tribù e gruppi. Questa alta densità di popolazione gli permette di infiltrarsi, sfruttando la situazione di bassa sicurezza nelle aree limitrofe, esattamente come accadde nei confini libici con Chad, Niger e Sudan.

Le chiamate del movimento giovanile somalo, lanciate dai membri dell’organizzazione, si nascondo dietro falsi ideali, come la liberazione del paese dalle forze del Kenya. Forze che loro chiamano occupazione keniana, sfruttando la semplicità degli individui che coinvolgono. Il tutto mancando di onestà.

Miliziani di Al Shabaab

Dietro questo falso “ideale” utile a catturare le “allodole” i leader del movimento terrorista non nascondono le loro ambizioni espansionistiche all’interno della Regione dei Grandi laghi. Regione che l’organizzazione vede come obiettivo primario e il motivo è subito detto, parliamo della posizione strategica all’interno del Corno d’Africa.

Al-Shabaab mira dunque a portare avanti questi attacchi all’interno del Kenya per fare pressione sulla comunità internazionale per ritornare a sfruttare il potenziale economico (vedasi sanzione sul carbone), utile al finanziamento dei leader dell’organizzazione.

Su Al Ain del 2018 si legge :“Il piano del movimento terroristico in questa fase è quello di rapire funzionari stranieri o civili e punire lo sfruttamento dei loro Paesi. L’obiettivo è quello di chiedere denaro, che andrà a beneficio dei capi dell’organizzazione, che coltivano l’ignoranza e l’estremismo nelle menti del popolo somalo”.

I media del movimento si sono rivolti più volte ai combattenti, chiedendo loro di aumentare i loro attacchi contro il Kenya. La causa, oltre ad avere radici storiche che si basano sulla disputa territoriale tra Somalia e Kenya e attualmente al vaglio delle comunità internazionale (che dovrebbe trovare risposta entro settembre 2020), sarebbe legata ad una disputa sulla città di confine Hulugho, divenuta roccaforte del movimento stesso.

Hulugho

Dalla loro, i media keniani hanno rivelato che il movimento terroristico ha come obiettivo le basi militari dei soldati dell’esercito Somalo (basti controllare i continui attacchi sferrati alle basi delle Forze Armate nel sud del paese). La strategia utilizzata sarebbe quella di piantare ordigni esplosivi, effettuare agguati improvvisati al fine di sfinire le truppe militari che operano all’interno delle forze dell’Unione Africana.

Secondo analisti politici somali e keniani ci sarebbero alcuni partiti interessati a sconvolgere la sicurezza del Corno d’Africa. Il successo dell’azione militare da parte delle forze keniane sui giovani Mujahideen, nonostante la debolezza delle loro capacità, ha causato una fonte di preoccupazione per il movimento giovanile, minacciandone l’esistenza specialmente nelle aree di confine tra i due paesi.

Sembrerebbe che il movimento, dopo aver subito grandi perdite stia tentando di infiltrare elementi fedelissimi all’interno dei servizi di sicurezza kenioti, sfruttando i collegamenti tribali, per reperire informazioni accurate sui servizi di sicurezza e facilitarne l’annientamento.

Due terroristi di Al Shabaab saltano nella zona di Shabelle con lo stesso esplosivo che avevano sistemato per colpire i civili (Foto Amatoriale)

Il compito sarebbe stato affidato ad alcuni giovani militanti di Al Shabaab (alcuni dei quali con studi alle spalle) ed avrebbe permesso loro di infiltrarsi diventando elementi confidenziali, con il tragico risvolto di minare le autorità di sicurezza del Kenya. A detta degli studiosi, questa situazione potrebbe facilitare il movimento nello svolgere azioni più pericolose e operazioni terroristiche più incisive.

A conferma di quanto detto, uno degli interventi dello Sceicco Ali Mahmoud Raji, portavoce ufficiale di Al Shabaab, in un audio mandato sulle radio somale nel mese di aprile e tradotto in arabo da un quotidiano su cui fa affidamento il movimento.  “Inviamo un avvertimento a tutti i keniani infedeli che occupano la regione musulmana del nord-est. Devono uscire prima che sia troppo tardi. Assicuriamo loro che non accetteremo di vivere e dormire in sicurezza con loro nelle aree musulmane, li prenderemo di mira ovunque a Dio piacendo” – ha poi continuato – “ Chiediamo anche ai musulmani nella regione nord-orientale di prendersi cura di se stessi e colmare le loro lacune. Saremo in grado di trovare insegnanti, dottori e intellettuali musulmani. Non abbiamo bisogno degli infedeli kenioti. Medici, ingegneri e insegnanti musulmani verranno dal Territorio del Nord Sharq. Uomini che attualmente sono seduti senza lavoro e laureati che soffrono la disoccupazione. Non hanno più diritto loro di questi lavori rispetto agli infedeli?”.

Lo sceicco Ali Mahmoud Raji portavoce del movimento di Al Shabaab

Ciò significa che poco alla volta, attraverso continui attacchi terroristici e per sfinimento, il movimento vuole sostituire il tessuto sociale fatto di professionisti di un islam moderato, che a loro dire sarebbero infedeli (takfiri).

Ma come spiegare la longevità di una simile costola pro Al Qaeda e neo Da’ash, che da numerosi anni compie stragi in nome di un Islam fatto su misura. Dietro alla sopravvivenza di questa sanguinosa e cruenta Organizzazione si cela un mondo fatto di finanziamenti illeciti, provenienti da realtà ampiamente conosciute per la loro propensione all’estremismo e per la loro tendenza a finanziare il terrorismo.

I finanziamenti alle frange estremiste jihadiste nel Corno d’Africa e in particolare di Al Shabaab arrivano non solo da somme cospicue e forfettarie dettate da “estorsioni riconosciute come ufficiali”, ma vengono soprattutto foraggiate dalla “triade del male”, così come definita dall’Islam Moderato. Ma questo è un approfondimento che merita un continuum…

 

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