Kim e Donald fanno pace ma i giganti dell’aera potrebbero infuriarsi per il troppo attivismo USA

Di Pierpaolo Piras 

Singapore. Tutta la stampa mondiale l’ha definito “storico”. In realtà c’è ben poco di storico, e soprattutto di concreto, sul tappeto. Per il momento gli altri protagonisti, Cina, Corea del Sud e Giappone, sono assenti, ma diventeranno determinanti per il raggiungimento di un solido e duraturo equilibrio politico-militare nell’area nord-occidentale del oceano pacifico.

Kim ha ottenuto l’insperato risultato di “piegare” la più grande potenza del mondo utilizzando solo il proprio deterrente nucleare. Senza di questo la Corea del Nord sarebbe uno dei tanti staterelli, poveri e dimenticati del terzo mondo. Kim non rinuncerà a questo formidabile, per quanto pericoloso e destabilizzante, strumento politico-militare, l’unico capace di dargli un ruolo internazionale.

Entrambi di carattere insolente e compulsivo, si sono derisi e “nuclearmente” minacciati fino a pochi giorni fa. Nell’ incontro, accuratamente coreografato, di oggi si sono avvicinati con le braccia tese , grandi strette di mano, su di un tappeto rosso, con alle spalle un fitto stuolo di bandiere a stelle e strisce e nordcoreane.

La stretta di mano tra i due leaders.

Il meeting è stato accuratamente preparato dalle due diplomazie, ma nella sostanza resta un azzardo per la imprevedibilità dei due , specie del dittatore Kim che a nessuno deve rendere conto dei suoi atti.

Poi l’intervista. Trump si dimostra ottimista : “i feel really great”, “it’s gonna be a great discussion and i think tremendous success. (“mi sento davvero bene” “sarà una importante discussione e penso di enorme successo”.

Anche Kim manifesta fiducia : “ci saranno sfide da affrontare, ma lavoreremo con Trump”.

Ad essere realisti, il successo è discutibile. I loro negoziatori non sono riusciti a fare molti progressi nelle segrete stanze della diplomazia, con un piccolo terreno comune in vista dei mesi ,se non anni, di auspicabili quanto futuri colloqui.

Un’ulteriore fonte d’insicurezza è la netta differenza tra questi due uomini, uno di 34, l’altro di 71, entrambi pieni di ricchezza, in dollari Trump, in privilegi Kim, ma con vite e pensieri così dissimili che ci vorrà un po’ di “chimica olfattiva” per una proficua intesa.

Tuttavia, l’incontro tra Trump e Kim rappresenta pur sempre una svolta che sarebbe stata inconcepibile solo pochi mesi fa, quando entrambi gli uomini lanciavano insulti l’un l’altro, minacciando strali nucleari ad amici e nemici .

Le conclusioni del meeting dovranno riguardare :

1) La denuclearizzazione, che ,secondo le anticipazioni di Mike Pompeo, Segretario di Stato, dovrà essere “completa, verificabile ed irreversibile”

2) Garanzie di sicurezza per la Nord Corea, come la richiesta , già avvenuta in passato, agli Stati Uniti di ridurre gli schieramenti di truppe americane o addirittura di limitare il cosiddetto ombrello nucleare sui due alleati dell’Asia Orientale, la Corea del sud e il Giappone.

3) Misure da adottare da entrambe le parti per la verifica, diplomatica e militare, degli adempimenti firmati.

 

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