La componente carrista come capacità “dual use”

Belo Polje (dal nostro inviato). I carristi del 32° Reggimento Carri di Tauriano (Pordenone) operano in Kosovo nel Multinational Battle Group West (MNBG-W) a guida italiana nella missione KFOR della NATO.

Report difesa ha intervistato il comandante, colonnello Stefano Imperia.

Un momento dell’intervista con il colonnello Stefano Imperia.

Comandante, qui in Kosovo avete celebrato la festa del vostro Reggimento, ricordando i fatti d’arme della II Guerra mondiale in Africa settentrionale. Quanto l’eredità del passato può essere importante oggi?

Tanto. Siamo consapevoli di questo, tutti i carristi del 32° lo sono. Ed ogni volta lo sottolineiamo nei vari compiti che ci vengono assegnati da Strade sicure a qui in Kosovo.

Quanto la componente carrista può ancora essere importante nel suo impiego?

La componente carrista è molto importante del nostro strumento militare perchè dà la capacità alla Forza Armata di disporre di unità che sono in grado di risolvere, in un combattimento classico, le situazioni. I carristi hanno una capacità, come si dice oggi, dual use. Siamo cioè in grado di poter operare sia nel nostro compito combat sia in attività più propriamente di peacekeeping, o comunque di fanteria. Abbiamo cioè una doppia capacità: impiegare i nostri carri sia di scendere da esso ed operare come fanteria.

Fino a giugno il vostro Reggimento sarà qui in Kosovo, con quali compiti?

In Kosovo non abbiamo certamente i nostri carri. Il 32° Reggimento è il framework del Multinational Battle Group West (MNBG-W). I compiti sono quelli propri del del MNBG-W. Nell’ambito del mandato di KFOR, della risoluzione ONU 1244 i nostri compiti sono la sicurezza del monastero di Decani. In questa zona siamo primi risponditori, ovvero siamo i primi responsabili della sicurezza. Gli altri compiti che sono stati assegnati al Multinational Battle Group West sono di concorrere alla consapevolezza della situazione, operando con le nostre pattuglie che escono di giorno e di notte. Queste pattuglie, stando sul terreno, riescono a fornire la consapevolezza sul terreno. Poi ci sono altri compiti quali la guardia a Villaggio Italia. Abbiamo anche un’aliquota di forze disponibile come riserva per KFOR. Un’altra importante attività, svolta nell’ambito di accordi previsti dalla risoluzione ONU 1244 e degli accordi tecnico-militari è quella pattuglie congiunte, pre concordate con l’Esercito serbo nei 14 chilometri di confine con la Serbia che ricadono sotto l’area del Multinational Battle Group West. Facciamo anche pattuglie con la Polizia di confine del Kosovo. La posizione di KFOR è apprezzata da tutti: serbi e kosovari-albanesi.

La libertà di movimento è uno degli aspetti fondamentali di KFOR. E’ stata mai messa a rischio?

No, mai. Non ci sono stati mai episodi che l’abbiano messa in crisi.

Anche grazie alla collaborazione con la Polizia kosovara?

Assolutamente sì. Volevo precisare che, per quanto riguarda questi aspetti, i primi responsabili sono i poliziotti kosovari, seguiti da unità di EULEX e poi da noi, in caso in cui ci fosse richiesto. Ma non è mai successo che noi siamo dovuti intervenire né, per quanto mi risulta, è dovuta intervenire la Polizia kosovara per garantire la libertà di movimento delle persone. Ci sono manifestazioni politiche che come avviene dovunque fanno parte della vita democratica di un Paese.

Il rigidissimo inverno ha messo a dura prova il settore logistico che, però, brillantemente ha risolto tutti i problemi. Come?

Abbiamo raggiunto temperature anche sotto i meno 20 gradi. Le nostre infrastrutture sono state messe a dura prova ma hanno tenuto. Campo Villaggio Italia è una struttura italiana ed è veramente efficiente. Grazie al lavoro del Gruppo Supporto d’Aderenza costituito da personale del Reggimento Logistico Pinerolo tutto è andato bene. I nostri stessi equipaggiamenti sono stati adeguati anche questo tipo di clima.

Colonnello, lei comanda anche i contingenti di Austria, Moldavia e Slovenia. Come sono i rapporti?

Il vice comandante del Multinational Battle Group West è un ufficiale sloveno mentre il Capo di Stato Maggiore è un ufficiale austriaco. I rapporti sono eccellenti. L’obiettivo di KFOR e del MNBG-W è di una grande integrazione anche tra il personale dei tre Paesi. La base principale del nostro lavoro è quella di un addestramento che viene fatto congiuntamente e che ha dato ottimi frutti.

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