La Croce dimenticata di Zillastro e dei 400 paracadutisti divisione Nembo.

Di Giusy Criscuolo

Lapide Commemorativa dei 400 Paracadutisti Nembo – Foto Giusy Criscuolo

Aspromonte: Così recita la lapide commemorativa: “Qui sullo Zillastro epigoni di una guerra disastrosa l’8 settembre 1943, suscitando l’ammirazione ed il rispetto delle preponderanti forze Anglo-Canadesi, i quattrocento paracadutisti dell’VIII BTG. del 185° RGT della div. “NEMBO”, combattendo per l’onore della patria si coprirono di Gloria.”

Sono sull’Aspromonte e come sempre, ogni qualvolta l’attraverso, mi ritrovo ad imparare sempre più. La giornata è tersa e nonostante il caldo, l’aria che si respira è frizzante. Ci troviamo a 1166 metri di altitudine. Arriviamo all’incrocio del “famigerato” Crocifisso di Zervò, nel mezzo del crocevia dove i sequestrati degli agli ’80 e 90’ venivano rilasciati dopo lunghi mesi di detenzione.

Sono in compagnia di guide di eccellenza, che mi fanno capire, che quello che penso di conoscere di “casa mia” è sempre troppo poco. Difronte al Crocifisso, tra Platì e Oppido Mamertina, a cavallo tra il Tirreno e lo Jonio, a pochi metri di distanza, sugli alberi di destra è segnato un sentiero. Se non fosse per il colore bianco e rosso che indica il percorso, potrei scambiarlo per il cammino di Santiago de Compostela.

Crocefisso di Zervò – Foto Giusy Criscuolo

Ma sono in Aspromonte, nel luogo della battaglia dimenticata. La battaglia dell’altipiano dello Zillastro, avvenuta l’8 settembre 1943. Man mano che mi avvicino all’ obiettivo, quel puntino bianco in lontananza prende forma. E’ una lapide eretta in onore dei 400 paracadutisti dell’8° Battaglione del 185° Reggimento Paracadutisti Nembo. Rimango basita, non ne conoscevo l’esistenza e un brivido mi attraversa, al racconto di quello che successe.

Vedo intorno alberi fitti, croci che costeggiano il bosco e alle quali adesso riesco a dare un senso. Il silenzio è interrotto dal fruscio del vento tra gli alberi e dalla narrazione accorata che mi viene fatta. Non ci vuole molto ad immaginare ciò che accadde e penso che un tale avvenimento, non può essere trascurato e non deve essere ricordato solo nel giorno della ricorrenza. Così mi sento in dovere, in nome di quei 400 eroi, di raccontare questa storia “dimenticata”.

Armistizio sul Corriere della Sera

L’8 settembre 1943 alle ore 19:42 arriva il proclama del Maresciallo Pietro Badoglio al microfono di EIAR (Ente Italiano per le Audizioni Radiofoniche) sull’Armistizio di Cassibile, firmato il giorno 3 dello stesso mese con gli Anglo-Americani. Ma le trasmissioni radio e la tecnologia, non erano evolute come oggi e quindi non è stato possibile evitare la strage dei noi nostri 400 valorosi paracadutisti della divisione “Nembo”, che ignari dell’armistizio e fedeli al giuramento prestato, non si tirarono in dietro davanti al pericolo.

Gli uomini sbarcati in Calabria, esattamente il 3 settembre 1943 tra Bagnara Calabra, Villa San Giovanni, Reggio Calabria e Melito Porto Salvo, già provati da un pesante bombardamento e sfiancati dall’Aviazione ostile, si posero subito alle calcagna delle truppe nemiche, che stavano ripiegando verso Nord. Pur avendo ricevuto pesanti perdite e non raggiungendo in numero le forze avversarie, i soldati del Regio Esercito non si tirarono in dietro, ponendosi all’ inseguimento dei nemici.

Paracadutisti Divisione Nembo foto repertorio storico

I primi scontri avvennero tra il 3 ed il 4 di settembre a Gambari e i nostri uomini furono costretti ad un’imminente ritirata a causa delle ingenti perdite, della stanchezza e del poco munizionamento. Si stabilì che il III e l’XI Battaglione ripiegassero verso nord, mentre l’VIII del 185° R.P.N. rimase come retroguardia.

Al comando degli uomini che si misero sulle tracce degli Anglo-Canadesi il Cap. Gianfranco Conati.

Secondo i racconti, le giornate erano fredde e piovose e i soldati faticavano a riposare. Risalendo il massiccio montuoso e terrazzato dell’Aspromonte, dove i dirupi, le mulattiere i crinali rocciosi e sdrucciolevoli la fanno da padrone, la divisione “Nembo” ripiegava per ricongiungersi con i Comandi di Reggimento. Dopo aver duramente combattuto in Sicilia contro le truppe Anglo-Americane gli uomini erano sfiancati, provati e male equipaggiati.  A corto di munizioni e viveri, la loro “traversata” era resa ancor più difficile, dalle condizioni climatiche.

Un albero sferzato dai venti dell’Aspromonte che lascia immaginare le difficoltà incontrate dai nostri 400 paracadutisti- Foto Giusy Criscuolo

Il Cap. Conati, accortosi della stanchezza dei militari, decise di accamparsi tra la fitta vegetazione, sotto il faggeto Mastrogianni, senza comprendere che nella stessa zona si erano precedentemente acquartierati i 5000 soldati canadesi completamente equipaggiati. All’alba dell’8 settembre 1943 il Cap. Conati capì che erano circondati. A poca distanza da loro erano accampati i soldati del Reggimento New Scotland, mentre sul versante dello Zillastro era accampato il Reggimento Edmonton.

Paracadutisti Divisione Nembo

L’accerchiamento era stato involontario, ma non sapendo che il 3 settembre era stato firmato l’armistizio, l’VIII Battaglione Nembo decide di attaccare per non arrendersi. Il Cap. Conati, come raccontano i superstiti, all’urlo roboante di NEMBO (DI TUONO) scagliò l’offensiva contro gli Anglo-Canadesi rimanendo prigioniero. Al comando subentrò il Cap. Michele Diaz che condusse la battaglia fino alla mattina successiva. Il verde e l’aria dell’altipiano dello Zillastro si tinsero di rosso e l’odore della resina e dei pini fu sostituito da quello delle armi, del fuoco e dell’odore ferroso del sangue. Ma ormai le speranze erano perdute, le forze più che decimate e i nostri uomini furono sopraffatti. I colpi andarono sparati tutti e quando questi finirono, i soldati pur se stremati, continuarono una stenuante lotta corpo a corpo e a calci di fucile. Molti morirono e 57 furono fatti prigionieri. Soltanto quando si resero conto che non potevano più fare nulla, i superstiti decisero di effettuare lo sganciamento dal fronte e si riversarono nel paese di Platì, dove appresero dagli abitanti che 5 giorni prima era stato firmato l’armistizio. A 6 dei superstiti fu insignita la Medaglia al valor Militare, ma l’esatto numero dei deceduti resta ancora ignoto.

Lapide Commemorativa in onore dei 400 eroi paracadutisti della Divisione Nembo – Foto Giusy Criscuolo

Un luogo, quello dell’altipiano dello Zillastro, che merita di essere conosciuto e ricordato. Ma non è di certo lo spirito e l’ardore dei nostri paracadutisti a dimenticare questo nefasto evento, che ogni anno non mancano di presenziare alla messa di commemorazione dei nostri eroi. Eroi e uomini che sono stati fedeli al giuramento fino all’ultimo respiro, uomini che pur di non cedere davanti al nemico, hanno preferito lottare fino a perdere la vita. Onore ai 400 paracadutisti della Divisione NEMBO.

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