Sahel, la Francia pronta ad inviare 600 soldati di rinforzo nell’area

Di Valeria Fraquelli

Parigi. La Francia dispiegherà altri 600 soldati nella fascia sahelo-sahariana. Gli effettivi dell’operazione “Barkhane” saranno così elevati a 5.100 unità. Lo ha annunciato il ministro della Difesa francese Florence Parly.

La maggior parte dei soldati mandati a rinforzo sarà dispiegata nella zona detta delle “tre frontiere”, tra il Mali, il Burkina Faso e il Niger, ha precisato il ministro.

“Un’altra parte di questi rinforzi sarà impegnata direttamente nelle forze del G5 Sahel per accompagnarli al combattimento”, ha aggiunto la Parly.

Il ministro ha precisato anche che il Ciad “dovrebbe presto dispiegare un battaglione supplementare” in seno alla forza congiunta del G5 Sahel che riunisce la Mauritania, il Mali, il Burkina Faso, il Niger e il Ciad.

La regione delle “tre frontiere” è considerato epicentro della lotta contro i gruppi jihadisti, tra cui l’organizzazione Stato islamico nel Grande Sahara (EIGS).

“I rinforzi annunciati dal Presidente della Repubblica Macron – ha proseguito il ministro della Difesa francese – deve permetterci di accentuare la pressione contro l’EIGS. Non lasceremo spazio a coloro che vogliono destabilizzare il Sahel”.

Il ministro della Difesa francese, Florence Parly

Di fronte alla persistenza della minaccia jihadista nella regione sahelo-sahariana, Emmanuel Macron e i dirigenti del G5 Sahel hanno annunciato, il 13 gennaio scorso, un nuovo quadro operativo per la lotta anti-jihadisti al termine del vertice di Pau.

Il Presidente francese aveva allora annunciato l’invio di 220 militari di rinforzo dopo aver lasciato intendere che la minaccia di un ritiro di fronte al “sentimento anti-francese”, molto diffuso nella regione, era del tutto infondata.

Militari francesi dell’operazione “Barkhane” pattugliano un mercato in Mali

La Francia e il G5 Sahel si stanno impegnando al massimo per portare a livelli tollerabili la vita di Mali, di Niger, del Ciad, del Burkina Faso e della Mauritania.

Tutto passa attraverso la lotta contro il terrorismo, perchè solo mettendo fine alla minaccia jihadista si potranno gettare le basi per un’era di stabilità e sviluppo.

La presenza di organizzazioni terroristiche come Boko Haram e altre è un vero problema che rischia di mettere a rischio tutti gli sforzi fatti sinora per creare occasioni di pace.

Purtroppo anche Somalia, Repubblica Centrafricana e molti altri Stati africani si ritrovano in una morsa di corruzione e di jihadismo che li porta in un baratro da cui è difficile uscire e questo complica le cose mettendo ancora più in tensione gli uomini e le donne della missione Barkhane e il G5 Sahel.

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