La troika ha iniziato a muoversi

Di Vincenzo Santo*

Roma. Un Governo populista Lega-FdI-M5S fa paura agli eurocrati. Non prendiamoci in giro, è proprio così. E la possibile ventata pro-Russia preoccupa non poco gli eurofili e l’inutile NATO. Ed ecco che iniziano gli attacchi mascherati, intanto da finte raccomandazioni. Da chi? Dall’Europa? No, non ancora, è troppo presto, e poi sarebbe troppo compromettente. Per ora, almeno. Meglio far finta di essere contenti.

Dalla BCE, nemmeno. Per ora c’è il nostro Mario Draghi. Vedremo quando arriverà il tedesco a sostituirlo a fine 2019. No, ci pensa il Fondo Monetario Internazionale. La pattuglia avanzata della troika inizia a muoversi, ne sono convinto. E se fossi il Presidente del Consiglio inizierai ad arrabbiarmi. L’FMI, infatti, temo sia stato mandato avanti per iniziare a dettare legge su quello che l’Italia dovrebbe fare per mettersi a posto con i conti. Il debito. Chissà poi perché il Giappone con un debito dell’ordine del 240% sul suo PIL non preoccupa il mondo. Sarà perché forse stampa la sua moneta? Una riflessione la mia, mentre quella dell’FMI è un’intimidazione da non prendere sotto gamba.

E l’FMI lo fa dicendo cose incorrette. Ma va sul sicuro perché la disinformazione in materia è totale, a partire da testate giornalistiche che acchiappano al volo questi studi senza procedere ad una più attenta analisi. Come, per esempio, fatto ieri stesso dal “Il Giornale on line”. Informarsi per informare sarebbe una regola d’oro. Ma la corsa alla “sensazione” evidentemente fa premio sulla corretta informazione. Funzione da karaoke, io la definisco. Troppo facile!

Né i nostri economisti, quasi tutti bocconiani, si mettono in trincea per chiarire le cose, a partire dal Boeri. Non mi risulti lo abbia mai fatto.

Potrebbe essere, mi chiedo, per una mai nascosta inclinazione ad applicare una sorta di universalismo umanitario che inculchi nella gente la pretesa di uguaglianza a tutti i costi, con la scusa di una supposta giustizia sociale di stampo neo liberale che persegua un pervicace programma di livellamento? Lo scopo? Quello di rendere tutti uguali a costo di ostacolare i presunti avvantaggiati affinché i poveri diventino più ricchi e ricchi più poveri. Anche approvando altre ingiustizie, magari con l’aiuto della Corte Costituzionale.

Il che dona felicità, appaga gli stolti – che invocheranno il fatto che è l’Europa che lo chiede – solo perché un qualcuno colpevolmente benestante ha subito un danno. Vogliamo parlare di disuguaglianze? Quelle strutturali almeno? Come dice il professor Alberto Brambilla (presidente del Centro Studi Itinerari Previdenziali ed uno dei maggiori esperti in materia)1, il livello delle cosiddette disuguaglianze non è mai stato così basso nell’ultimo secolo in Italia, come pure negli altri paesi industrializzati.

In Italia si spende il 54% dell’intera spesa pubblica, compresi gli interessi sul debito, in pensioni, sanità, assistenza e ammortizzatori sociali. In questa classifica siamo al pari di Paesi come la Svezia, ma al prezzo di tasse salatissime e senza poter contare su servizi minimamente paragonabili a quelli dei cittadini svedesi o di altri paesi con lo stesso livello di tassazione. Con un rapporto attuale di 1,5 attivi occupati per pensionato, non un dato esaltante ma il migliore dal 1997.

Io ho imparato a non fidarmi di tutto quello che esce, come fosse dal roveto ardente di biblica memoria, da questi organismi internazionali. Sia l’ONU con le sue agenzie “salva umanità”, sia la NATO con le sue frenesie anti Putin o l’OSCE o altri ancora. Tutte non parlano a caso e normalmente lo fanno per motivazioni politiche, non sempre proprie. Come non credo alla purezza dell’ultimo grido di allarme per il presunto scandalo di Cambridge Analytica, venuto fuori e gonfiato solo perché a perdere le elezioni americane sono stati i democratici, come se Obama non usasse i medesimi metodi. E, sinora, troppo spesso questa posizione da novello apòta mi ha dato ragione.

Parliamo di un Ente, l’FMI, che ha contribuito a spezzare, a mio parere, veramente le reni alla Grecia, assieme a Commissione EU e alla BCE, solo per salvare le banche tedesche e francesi che molto avrebbero avuto da perdere da un default ellenico. Un Ente che tanto spesso fa politica anziché investimenti. Infine, dobbiamo convincercene, la disinformazione in materia può incidere sulle politiche sociali che, in uno stato di diritto, hanno riflessi sensibili sulla sicurezza e sull’ordine sociale stesso. La strategia è semplice: metto in agitazione il sociale, così indebolisco il governo che, pertanto, sarà costretto a fare quello che dico io.

Un working paper del Fondo afferma che la spesa pensionistica italiana resta molto elevata nonostante le varie riforme. Oggi, viene detto, è pari al 16% del PIL ed è la seconda dell’area Euro dopo la Grecia.

Cesare Damiano, uomo del Partito Democratico, ha criticato questa valutazione grossolana come un “falso ideologico” volto a “aprire la strada a un ulteriore taglio della previdenza da parte di un’istituzione da sempre non neutrale, come l’FMI, che ha una chiara impostazione liberista”2. Liberista nel senso negativo secondo il molto rosso Damiano. È solo un working paper, è vero. Ma dalla mia esperienza personale in campo internazionale, mai sottostimare la pericolosità di queste carte, è necessario affossarle sul nascere.

Per qualche ragione – probabilmente pretestuosa – in Italia, infatti, previdenza e assistenza si sommano e, ripeto, per qualche ragione su cui può essere lungo addentrarsi ora, i dati il nostro ISTAT li comunica a Eurostat accorpati (persino nella misura del 19% e non del 16% come stranamente riportato nel paper stesso), dando informazioni imprecise e fuorvianti. E pericolose. È cosa saputa, e ribadita con forza anche nel corso del recente Congresso organizzato dal Forum Associazioni pensionati attualmente coordinate dall’UNPIT (Unione Nazionale Pensionati d’Italia)3.

Scorporando, come si dovrebbe fare, la previdenza dall’assistenza che invece dovrebbe essere a completo carico della fiscalità generale, si scoprirebbero cose sorprendenti. Separazione, peraltro, prevista dalla legge 88/1989, mai attuata. Intanto, la “previdenza vera” è in attivo, di svariati miliardi, come dichiarato ancora dallo stesso Alberto Brambilla.

Inoltre, il peso della prima sul Pil è dell’ordine del 10 – 11% (alcuni riportano il 12%). Comunque, in linea in ambito UE e OCSE. Mentre il tasso annuo di crescita della previdenza è di solo lo 0,2% a fronte del 6% circa dell’assistenza. Senza contare il carico della tassazione per i pensionati che è il più alto d’Europa (con 43 miliardi di euro che vengono restituiti allo Stato ogni anno, ha precisato sempre Damiano). E la domanda viene spontanea: perché se si fa riferimento all’Europa parlando di percentuale più alta sul PIL dopo la Grecia, non si considera anche questo livello di tassazione?

E poi l’assistenza riguarda tanto i cittadini quanto i non cittadini. E forse è per questa ragione che i nostri politicanti intendono fare di tutt’erba un fascio. In questa maniera riescono a fare politica assistenziale senza che il cittadino possa effettivamente controllare cosa accada dietro la voce assistenza, dandone la responsabilità ai pensionati. In primo luogo, siamo certi che chi percepisce la “pensione sociale”, la minima cosiddetta, non sommi questo privilegio a tutto il bottino che ha accumulato non pagando per anni i dovuti contributi? In secondo luogo, siamo certi che l’assistenza sociale di cui godono tutti coloro destinatari di varie forme di protezione internazionale, e che quindi non sono cittadini italiani, non sia garantita in misura eccessiva, anche considerando i loro ricongiungimenti familiari e, soprattutto, se non lavorano?

Come leggo dalle note conclusive del citato Congresso, “La politica tutta … farebbe meglio a diminuire i suoi esorbitanti costi, a favorire la piena occupazione, a rivalutare i montanti contributivi, lottare contro le false pensioni di invalidità, contro le pensioni e i vitalizi frutto di privilegi e pluri-incarichi, contro l’evasione contributiva, contro la spaventosa evasione-elusione fiscale (120-130 miliardi/anno) e contro la corruzione (60 miliardi/anno)”, senza considerare le pensioni quale “pozzo di San Patrizio” da cui attingere per risolvere tutti i problemi e illudere di questo i cittadini. Va da sé, che con questi dati ballerini l’approccio delle organizzazioni internazionali è il semplice “dovete tagliare le pensioni”, ottima scusa poi per gli estremisti dell’egalitarismo sociale per prendersela poi con le cosiddette “d’oro”, la cui soggettività nella loro stessa definizione economica implica comunque un’ingiustizia. Quasi a voler dividere la categoria (divide et impera) e aumentare il bacino di utenza di quel compiacimento e di quella soddisfazione di cui ho parlato prima. Puro marxismo! E questo è per il sociale.

Ma l’interrogativo di partenza rimane e si indirizza alla sfera della politica estera: perché proprio adesso l’FMI viene fuori con questo studio effettuato da “sconosciuti” ricercatori dell’IMF, tra cui un tedesco (ma va)? Qualcuno si muova e parli, si comincia in sordina, poi si entra nei gangli vitali della sovranità, demolendola, magari acquisendo a prezzi stracciati, gli ultimi gioielli di casa, facendo credere di farci un favore, come per la Grecia. Ora le pensioni, domani la flat-tax o il reddito di cittadinanza. Le strade per avvicinarsi in punta di piedi sono molte, poi si entra a gamba tesa.

Occhio, cari miei aspiranti neo-governanti, la troika ha fatto i primi passi. È già ora di svegliarvi dai sogni di gloria post 4 marzo!

3 http://www.unpit.it/unpit-convegno-7-febbraio-2018/

*Generale CA ris

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