Corea del Nord, le Forze aeree della dinastia dei Kim

Di Andrea Gaspardo

Pyongyang. Uno dei soggetti militari preferiti nei dibattiti degli analisti avvezzi alle questioni coreane é costituito dalle Forze aeree del regime dei Kim. Nonostante accese speculazioni, la realtà dei fatti é che poco si sa di esse, anche se é prevedibile aspettarsi che i livelli operativi siano ben al di sotto di quelli della Corea del Sud.

Seguendo la pratica di molti Paesi comunisti, sulle Forze aeree ricade anche la responsabilità di operare i missili intercettori demandati all’abbattimento di eventuali velivoli intrusi. Ne consegue che non esista, quindi, una vera distinzione tra le Forze aeree propriamente dette e quelle di difesa aerea, perciò ufficialmente l’arma aeronautica nord coreana prende il nome di Forze Aeree e di Difesa Aerea.

Analizziamo le caratteristiche e la missione della branca delle Forze armate dei Kim demandata alla difesa dei cieli della nazione.

LE ALI DELLA COREA DEL NORD

La Forza Aerea dell’Esercito del Popolo Coreano venne ufficialmente istituita poco più di settanta anni fa, quando il Paese non era nemmeno indipendente. In realtà la Corea del Nord – all’epoca sotto amministrazione controllata sovietica – iniziò a sviluppare una componente armata volante già nel dicembre del 1945, ma si trattava di uno strumento limitato al supporto nei confronti delle Forze di terra, alle quali era gerarchicamente sottomessa.

Una foto storica di un aereo nord coreano

Le cose cambiarono dopo il 20 agosto 1947, quando l’Aeronautica divenne a tutti gli effetti una componente autonoma delle Forze Armate nord coreane, al pari delle Forze di terra e della Marina. Nei primi anni, l’influenza sovietica sulla neonata arma aerea nord coreana fu fortissima.

La dottrina operativa venne presa letteralmente in prestito dalla V-VS sovietica mentre il parco velivoli – con l’eccezione di pochissimi residuati giapponesi – era composto esclusivamente da macchine sovietiche sia di seconda mano che di nuova produzione così come sovietici furono gli istruttori che consentirono ai nord coreani di creare la loro prima Accademia aeronautica.

A soli tre anni dalla nascita, la Forza aerea nord coreana ebbe il suo battesimo del fuoco nel corso della sanguinosissima Guerra di Corea. Nei primi mesi di battaglia, l’aviazione svolse un ruolo fondamentale nell’appoggiare l’avanzata dei carri armati di Pyongyang che quasi riuscirono a prendere il controllo dell’intera penisola coreana.

Il massiccio intervento ONU, principalmente americano, a sostegno del Governo del Sud, ribaltò gli equilibri sul campo portando al quasi totale annientamento sia dell’aviazione che delle Forze Armate nord coreane in generale e solo il tempestivo intervento cinese ed il rinnovato appoggio sovietico riuscirono a ristabilire l’equilibrio, poi tramutatosi in una guerra di logoramento che si trascinò fino al 1953, anno dell’armistizio. Gli anni della guerra furono fondamentali per l’arma aerea nord coreana perché, nonostante le sanguinose lezioni sofferte, l’aviazione compì in pochissimo tempo la transizione dagli aerei ad elica agli aviogetti ad alte prestazioni come i leggendari Mig-15.

L’esperienza sul campo permise inoltre lo sviluppo di nuove strategie di combattimento ed il rinsaldamento dei rapporti di cooperazione con le aeronautiche cinese e sovietica che costituirono la base dello sviluppo negli anni a venire.

Nei decenni successivi alla conclusione della guerra, la Forza Aerea si concentrò sull’espansione delle proprie capacità operative mediante l’acquisto di un gran numero di velivoli sia ad ala fissa che ad ala rotante di provenienza esclusivamente sovietica e cinese diventando in poco tempo, almeno dal punto di vista numerico, una delle più grandi Forze aeree del mondo.

Non solo, avendo subito sulla propria pelle gli effetti dei bombardamenti a tappeto americani – al termine della Guerra di Corea non era rimasto in piedi un singolo edificio in tutto il territorio del Paese – ed avendo osservato molto bene l’evoluzione delle capacità aeronautiche statunitensi in Vietnam, nel Golfo e nei successivi conflitti, i nord coreani hanno egualmente investito moltissimo nella creazione di un’imponente struttura logistica centrata attorno ad una trentina di grandi basi più un numero illimitato di piste secondarie, piazzole non pavimentate e ampi tronconi autostradali supportati da ricoveri in bunker, centri di manutenzione, siti di stoccaggio di carburante, bombe e missili aria-aria e tutto ciò che può servire per resistere ad un assalto aereo sud coreano-americano nel contesto di una guerra totale ad alta intensità.

Seguendo, inoltre, i cosiddetti modelli “svizzero” e “jugoslavo”, alcune tra le grandi basi aeree sopra menzionate sono state interamente scavate nella roccia, con solo le piste di decollo ed atterraggio visibili in superficie, e sarebbero state dotate nel tempo di ulteriori schermature sovrapponenti rocce, cemento armato e lastre di acciaio in modo da renderle immuni agli attacchi portati a termine con le “bunker-buster” ed essere persino in grado di sopravvivere ad una esplosione nucleare tattica.

Per quanto riguarda numeri e parco velivoli, qui la situazione si complica. Sebbene le prestazioni della Forza Aerea si siano notevolmente deteriorate dopo la fine degli anni della Guerra Fredda e le fila dello schieramento da combattimento non siano più state rimpolpate da nuovi importanti acquisti almeno dalla fine degli anni ’90 – quando la Corea del Nord si guadagnò le prime pagine dei quotidiani mondiali grazie all’acquisto di una quarantina di Mig-21bis dal Kazakistan mediante uno schema totalmente illegale -, si stima che, a seconda delle fonti consultate, che la Corea del Nord allinei tra 1.000 e 1.500 aerei ed elicotteri.

I numeri reali sono semplicemente impossibili da determinare così come é difficile stabilire il numero di ore di volo d’addestramento su base annuale di ciascun pilota nord coreano. Se fonti dei servizi segreti sud coreani stimavano che, nel corso degli anni ’90, il numero medio di ore di volo all’anno per i piloti nord coreani si aggirasse tra le 15 e le 25 e che l’Aeronautica nel suo complesso effettuasse non più di 100 sortite al giorno, a partire dall’ascesa al potere di Kim Jong-Un, il numero di sortite é drammaticamente salito ad oltre 650 al giorno nel 2013, inclusi i fine settimana, e l’aeronautica non effettua più grandi manovre intensive solo nel periodo invernale come da tradizione, ma in tutto l’arco dell’anno (https://web.archive.org/web/20120330043151/http://english.chosun.com/site/data/html_dir/2012/03/29/2012032901309.html).

E’ quindi probabile che l’ascesa al potere di un leader giovane e particolarmente energico e volitivo – che tra l’altro pare abbia una certa passione per il volo e gli aerei in generale, data la sua preferenza per gli spostamenti in aereo piuttosto che in treno, come facevano suo nonno e suo padre, e l’assiduità con cui presenzia ad ogni tipo di esercitazione o manifestazione in cui siano presenti aerei od elicotteri – come Kim Jong-Un abbia portato ad una ventata di rinnovamento nelle forze aeree ora impegnate in un processo di svecchiamento ed incremento delle capacità operative pur nella permanenza di alcune criticità.

Nonostante, infatti, dal punto di vista dei sistemi a basso e medio livello tecnologico la Corea del Nord faccia ormai da sola e nonostante il suo vasto patrimonio industriale le permetta di soddisfare gran parte delle necessità delle Forza di Terra, delle Forze Speciali, della Marina e persino delle Forze Missilistiche Strategiche, la Corea del Nord non possiede capacità autonome di produzione in campo aeronautico. A quanto se ne sa, non esiste un solo tipo di aereo o elicottero che sia mai stato progettato e prodotto in Corea del Nord ed il Paese può solamente produrre le parti di ricambio necessarie al mantenimento della sua attuale flotta aerea.

Di più, a causa delle pressioni internazionali e degli embarghi vari ed eventuali, tutti i tentativi volti a procurarsi aerei moderni ad alte prestazioni quali Sukhoi Su-27, Su-30, Su-35 o Xian JH-7 sono miseramente falliti. I velivoli più moderni della Forza Aerea nord coreana sono i Mig-29 “Fulcrum” supportati dai Mig-23 “Flogger” e dagli onnipresenti presenti Mig-21 “Fishbed” (e loro copie cinesi F-7) in servizio in cinque o sei versioni diverse.

Continuano, inoltre, a prestare servizio i venerandi Mig-19 “Farmer” e Mig-17 “Fresco” (assieme alle loro copie cinesi F-6 e F-5) e persino i Mig-15 “Fagot” veterani della guerra di Corea. Nel settore d’attacco, i moderni Sukhoi Su-25 “Frogfoot” vengono rincalzati dai vecchi Su-7 “Fitter-A” e dai Q-5 1 A “Fantan” cinesi mentre sembrano siano ancora in servizio gli antidiluviani Ilyushin Il-28/Harbin Z-5 “Beagle”. La componente elicotterista vede la compresenza di grandi numeri di Mil Mi-2/Hyokshin-2 “Hoplite”, Mil Mi-4/Harbin Z-5 “Hound”, Mil Mi-8/17 “Hip”, Mil Mi-14PL “Haze”, Mil Mi-24D/V “Hind-D/E”, Mil Mi-26 “Halo”, Kamov Ka-32A “Helix” e MD 500 D/E “Defender”.

L’addestramento sia basico che avanzato é svolto da un gran numero di cellule appartenenti alle versioni da addestramento dei modelli sopra menzionati mentre per il trasporto sono disponibili gli Antonov An-2 ed i velivoli in servizio con la compagnia di bandiera nazionale “Air Koryo” (tra cui gli Il-76) che possono essere rapidamente riadattati a ruoli militari.

Antonov An-2 ed i velivoli in servizio con la compagnia di bandiera nazionale “Air Koryo”

In una situazione decisamente migliore é la forza di difesa aerea, la quale controlla tutte le artiglierie anti aeree ed i sistemi missilistici. A partire dalla fine della Guerra di Corea, i nord coreani hanno continuamente rinforzato il loro dispositivo antiaereo aggiungendo sempre nuove bocche da fuoco (anche a puntamento radar) e sistemi missilistici sia auto prodotti che acquistati all’estero rifiutando al contempo di radiare quelli vecchi. Il risultato é un sistema di difesa anti aerea a grande profondità e ridondante che sarebbe semplicemente impossibile da spazzare via in un’unica ondata d’attacco.

Particolarmente temuto è il nuovissimo sistema missilistico KN-06 – largamente ispirato al sovietico S-300 ed al cinese HQ-9 – che ha terminato la fase di sperimentazione il 28 maggio 2017 e dovrebbe essere prodotto in massa per essere schierato attraverso il Paese “come una foresta impenetrabile” secondo la dizione utilizzata dai media del regime.

In definitiva, nonostante l’obsolescenza di gran parte del suo parco velivoli, la Forza Aerea della Corea del Nord é un avversario da non prendere sotto gamba e, sebbene abbia scarse possibilità di appoggiare un’offensiva terrestre e navale contro la Corea del Sud, avrebbe buone possibilità di prendere tempo e difendere efficacemente i cieli nazionali mentre le Forze di Difesa Aerea sarebbero un avversario ostico tanto quanto le difese anti aeree vietnamite nel corso della Guerra del Vietnam.

Alla luce dai dati in nostro possesso, é facile prevedere che ogni intervento militare diretto a punire la Corea del Nord deve necessariamente prendere in considerazione l’eventualità di una intensa e prolungata campagna aerea la quale verrà sicuramente contrastata dai nord coreani con ogni mezzo e tattica (anche asimmetrica) in loro possesso.

 

 

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