L’economista Giulio Sapelli a Report Difesa: per l’Italia meglio guardare a Londra

Di Marco Pugliese

Milano. Il tema è tecnico quanto caldo : Difesa Europea. Sulla carta tutto bello, si parla di cooperazione industriale, ma in primis tra Berlino e Parigi.
L’ Italia in questa partita rischia d’esser penalizzata, per questo motivo sarebbe il caso di puntare tutto su Londra. Senza il Regno Unito sono tre le potenze in grado di poter garantire “potenza industrilae” e “sviluppo e ricerca d’alto livello” : Germania, Francia ed Italia. Il resto delle nazioni semplici spettatrici, nessuno possiede apparati industriali come le tre “big”.

Qualche informazione basilare

L’ industria della Difesa italiana è eccellenza mondiale, Leonardo è nei primi sette produttori al mondo e tiene dietro la Francia (Thales, undicesima) e soprattutto la Germania (Rheinmetall, trentaduesima). Fincantieri giganteggia nel settore nautico tra civile e militare con apparati produttivi distribuiti su quattro continenti, puntando moltissimo sull’elettronica la nostra industria navale ha conquistato un mercato che non punta più sul tonnellaggio.

Perchè Londra e non l’ asse Berlino-Parigi?

Perchè Londra punta sulla Nato (con gli Usa) e detiene un mercato fondamentale visto che il progetto presentato (il Tempest) non è in concorrenza con i colossi statunitensi. Oltre a ciò l’esperienza aerospaziale italiana (da poco Virgin (Gb) e Aeronautica Militare collaborano in Puglia) fa gola al mercato americano per la nuova frontiera : corpi militari spaziali.
Berlino e Parigi vedrebbero l’ Italia come competitor, visto che produce alta qualità tecnologica (la Germania ) e sviluppa velivoli e naviglio (Francia dietro). L’ Italia dovrebbe adattarsi a certe logiche e modificare le proprie produzioni per “evitare concorrenza”.
Con Londra (ed Usa) invece le potenzialità della ricerca italiana non verrebbero tarpate.

Il punto con il prof. Giulio Sapelli

Il noto economista Giulio Sapelli, raggiunto dalla nostra redazione al telefono, spiega come sia più naturale per il nostro Paese guardare a Londra ed evitare l’ asse Parigi-Berlino. I francesi infatti, da un punto di vista strategico, secondo il professore auspicano a creare una sorta “d’esercito europeo francese” finanziato dalla Germania. Le conseguenze per l’Italia sono prevedibili.

Per Sapelli inoltre, sarà fondamentale, per il nostro paese, occupare una posizione di ponte tra Nato e Russia. L’ Italia come Paese Nato mediatore, andando a recuperare quindi quel ruolo geostrategico che con la Ue è venuto meno per il Belpaese. Ovviamente parte del discorso riguarda la Cina, che è partner di Mosca ma che a livello militare non raggiunge la Nato. I cinesi, come ricorda Sapelli, possono rientrare nella logica strategica dello scambio commerciale tramite ponte ma non possono diventare primo partner commerciale per l’Italia, Paese che ha nell’Alleanza atlantica (oggi da ricostruire) il suo naturale bacino. Dialogare e creare ponti è però possibile ed altamente strategico nel nostro caso, siamo un paese che vanta una tradizione di mediazione (come non ricordare il gran lavoro con i Paesi arabi). Per il professore quindi il ruolo del nostro paese è nella Nato.

L’Italia deve seguire la Gran Bretagna

La motorizzazione, il rischio di contare poco

Aspetto non trascurabile : la motorizzazione e la manutenzione di navi ed aerei. Attualmente (vedasi F-35) la riparazione è effettuata in Italia, partner di primo livello. Questo aiuta l’indotto e nonostante il prodotto sia Usa, una volta consegnato, viene “spacchettato” sul territorio, dall’elettronica fino alla propulsione.

Gli Usa quindi “aprono” ad interventi d’ operatori italiani (in altri paesi vendono a scatola chiusa, a volte i velivoli sono spediti in Usa per riparazioni, a costi esorbitanti) . Con i partners di primo livello Usa e Regno Unito agiscono in questa maniera, escluse tecnologie performanti dedicate alle sole forze statunitensi od inglesi. Parliamo dei bombardieri tattici B-2, degli F-22 o della nuova classe di navi inglesi, mezzi “esclusivi”.

Leonardo Uk in Tempest

Nel programma Eurofighter, per cui Leonardo realizza il 60% dell’avionica con una partecipazione complessiva del 36%, l’azienda italiana, in Tempest, potrebbe primeggiare per avionica, elettronica e integrazione dei sistemi.

“Siamo orgogliosi di essere parte del Team Tempest”, ha detto Norman Bone, presidente e managing director di Leonardo Uk. “

Non andrebbe invece allo stesso mondo con il consorzio fanco-tedesco, il quale vede la collaborazione di Airbus e Dassault nella costruzione. Vi è il dubbio che poi il consorzio venda a scatola chiusa al prodotto applicando lo schema “dell’ Esercito Europeo” di cui sarà l’unico costruttore, lasciando al palo la nostra industria della Difesa (che comprende ad esempio anche Iveco, oltre a Leonardo, Fincantieri, Avio, Fiat, MBDA, etc)

Dati ed analisi alla mano, pare più logico l’ Italia s’inserisca in progetti geoeconomici d’ambito NATO  più che Ue.

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