Libia: attacco alla National Oil Corporation di Tripoli, uccisi i 6 uomini del commando. L’ombra di Daesh sull’azione. Il ministro degli Esteri Moavero Milanesi incontra Haftar

Di Giusy Criscuolo

Tripoli. Sono tutti morti i 6 uomini del commando che, oggi, ha attaccato la sede della compagnia petrolifera libica, National Oil Corporation (NOC) a Tripoli. Lo riferisce la Tv Al Hadath. Almeno tre attentatori si sarebbero fatti saltare in aria durante l’attacco. Vari media locali concordano nel dire che gli aggressori sarebbero di origine africana, mentre le vittime dell’attentato sono due agenti della Sicurezza.

La sede del NOC avvolta dalla fiamme

Tutti i dipendenti dell’azienda sono stati portati in salvo. Lo ha confermato lo stesso presidente della Compagnia, Mustafa Sanallah, ai microfoni della televisione Al Libya. Sanallah ha dichiarato anche di essere uscito dal quartier generale dell’azienda pochi minuti dopo l’attacco, raccontando di aver ”sentito due esplosioni”.

Questa mattina, tutti si sono svegliati alla notizia di un attacco suicida che ha colpito il perimetro ed il quartier generale della National Oil Corporation nell’area di Dahra nel centro della capitale Tripoli. A maggio scorso fu registrato il primo attacco sempre alla Commissione elettorale, avvenuto subito dopo l’accordo per sostenere le elezioni presidenziali e parlamentari annunciate per i primi di dicembre.

Testimoni nella zona di Dahra e nei dintorni della sede della NOC hanno dichiarato di aver sentito un’esplosione ininterrotta di colpi d’arma da fuoco. A cui è  seguito, subito dopo, il boato di un’esplosione effettuata da un attacco kamikaze. Le fonti di sicurezza hanno confermato l’attacco suicida, segnalando la presenza di 6 kamikaze che avevano l’obiettivo della Fondazione petrolifera di Tripoli. Il primo avrebbe dovuto farsi esplodere in prossimità dell’Ente ferroviario ed il secondo proprio dentro la sede della Fondazione.

Non è ancora chiara l’identità degli autori. Le fonti di sicurezza hanno dichiarato alla stampa che gli uomini armati di mitragliatrici e granate avevano preso come ostaggi alcuni dipendenti, mentre altri sono rimasti bloccati in un’ala a causa del fuoco ai piani superiori dell’edificio.

Il primo resoconto ufficiale dell’incidente è stato fatto da Abdel Salam Ashour, ministro dell’Interno del Governo tripolino.

Ha confermato che i Servizi di sicurezza hanno respinto gli attaccanti che controllavano l’edificio della National Oil Corporation.

Sul posto si è portata la Special Deterrent Force, guidata da Abdul Raouf Karra. Gli uomini hanno circondato il sito dell’incidente, rispondendo agli attacchi dei kamikaze. Raouf Karra ha affermato che le sue Forze sono riuscite a far cessare gli scontri.

Morti e feriti sono stati trasportati negli ospedali.

Quanto accaduto, oggi nella capitale libica, riporta alla mente l’attacco suicida compiuto da un certo numero di uomini armati nel quartier generale della Commissione elettorale nell’area di Ghut al-Shaal, a Tripoli, nel maggio scorso. Prima che in questa occasione entrassero in azione le Forze Speciali di Deterrenza. Quell’evento finì con l’uccisione di 12 persone ed il ferimento di altre 20 e con un incendio che bruciò gran parte del quartier generale.

Chi sta bloccando l’uscita della Libia dalla sua situazione di crisi? L’attacco della Commissione è avvenuto dopo la riunione di Parigi e l’azione terroristica alla National Oil Corporation arriva ore dopo la missione di supporto delle Nazioni Unite in Libia, per stabilizzare il cessate il fuoco dopo le battaglie di questi giorni.

Ad oggi è impossibile realizzare qualsiasi beneficio democratico. L’ombra di Da’ash diventa sempre più cupa.

L’entrata della sede dell’azienda petrolifera dopo l’attacco

Il Ministero dell’Interno del Governo di riconciliazione ha dichiarato che l’attacco suicida alla National Oil Corporation di Tripoli è stato fatto per creare confusione. L’intento è stato quello di mescolare le carte per creare cercare di bloccare la fragile tregua raggiunta la scorsa settimana con la mediazione delle Nazioni Unite.

Obiettivo dell’attacco a quanto parte potrebbe essere l’annullamento del processo democratico in atto e la destabilizzazione della sicurezza nella capitale. Allo stato attuale dei fatti, secondo lo stesso Ministero, l’azione suicida ha creato uno stato di panico e di tensione tra i cittadini.

Le autorità di Tripoli hanno fatto immediatamente appello ai libici, chiedendo loro di sostenere la Polizia e le istituzioni preposte al combattimento di queste azioni criminali. Le Forze di Polizia, sostengono le autorità, sono infatti le “uniche ad essere preparate per affrontare quella che è stata definita criminalità sistemativa”.

Il Ministero ha sottolineato che la lotta al terrorismo rimane un denominatore comune tra i libici e ha invitato tutte le parti a schierarsi contro chiunque desideri danneggiare la sicurezza della patria, dei cittadini e delle capacità del popolo libico.

Intanto, continua ad andare avanti la strada della diplomazia, il ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi è volato, oggi, a Bengasi per incontrare il Generale Khalifa Haftar. L’incontro, spiegano dalla Farnesina, è focalizzato al “dialogo politico inclusivo promosso” dall’inviato speciale ONU per la Libia, Ghassan Salamè, “con tutti gli interlocutori per una Libia unita e stabile”.

Favorire un dialogo politico inclusivo ed un processo di riconciliazione nazionale promosso dalle Nazioni Unite è uno degli obiettivi della missione del ministro Moavero in Libia che, nei giorni scorsi a Cernobbio (Como) aveva ribadito che il Governo di Fayez Al-Sarraj è legittimamente riconosciuto “in una situazione complessa come quella dello scenario libico”. Lo scopo, nella visione del titolare della Farnesina, è arrivare “ad un processo politico pacifico e inclusivo nella prospettiva delle elezioni nel Paese africano” per le quali però non è ancora stata fissata una data.

Con Haftar che tre giorni fa si era detto pronto a far saltare le consultazioni se non dovesse avere la garanzia della loro “trasparenza”, Moavero punta a condividere obiettivi e finalità della Conferenza Internazionale che si terrà in novembre in Italia. Una Conferenza, aveva sottolineato lo stesso ministro a Cernobbio, che “intende percorrere la strada della stabilità, della pacificazione ma soprattutto la strada della sensibilizzazione di tutti gli attori interni ed esterni alla Libia che sono interessati a favorire un’evoluzione positiva di questo Paese verso una maggiore stabilizzazione e consenta al popolo libico di esprimersi al meglio come tutti i popoli hanno diritto di fare”.

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