Libia, aumenta il contrabbando di armi turche nel Nord Africa destinate alle milizie jihadiste. Si chiede un rapido intervento delle Nazioni Unite

Di Giusy Criscuolo

Tripoli. L’Algeria condanna la Turchia per l’invio di armi ai terroristi (non solo libici). E, a Tobruk nella mattinata di ieri, è stato sequestrato l’ennesimo carico di armi turche destinato ai militanti di DAESH.

Alcune delle armi sequestrate

Le pattuglie del 108° Reggimento di Fanteria di Jaghbub che hanno il compito di monitorare l’area di Tobruk sono riuscite ad intercettare un carico di armi di fabbricazione turca nascosto su un Land Cruiser. Erano destinate ai militanti jhadisti che si nascondono nella zona. Sono state scoperte dopo un rocambolesco inseguimento ed un furioso scontro a fuoco con gli occupanti del mezzo.

Il capo della Polizia militare di Arafa, vicino Tobruk, Abdul Qadir Abayes, ha confermato il sequestro.

A sua volta il capo dell’unità investigativa della Polizia militare di Tobruk, Ali Saleh, ha dichiarato che le armi confiscate, sono state spesso utilizzate per provocare disordini e combattimenti in strada, osservando che lo stesso tipo è solitamente utilizzato dai miliziani. Durante l’inseguimento, un uomo è stato arrestato e l’altro è riuscito a fuggire.

Per il Generale di Brigata Ahmed al-Mismari, portavoce dell’Esercito nazionale libico: “La spedizione di armi turche che sono state sequestrate non è la prima e non sarà l’ultima. Il nostro Paese è stato colpito dal sostegno di Ankara alle milizie armate. La Turchia è diventata un Paese che minaccia la sicurezza e la stabilità della Libia, della Tunisia e dell’Egitto a causa del sostegno del Presidente turco Recep Tayyip Erdogan al terrorismo ed ai suoi sforzi per far rivivere l’Impero ottomano sui corpi dei popoli arabi”.

Il Generale di Brigata al-Mismari nel corso della conferenza stampa

“Conosciamo bene il nostro nemico – ha aggiunto al-Mismari -, conosciamo bene le loro misure ed è bene che sappiano che noi abbiamo le nostre”. Il Generale ha chiesto l’apertura di un’indagine urgente da parte del Consiglio di sicurezza dell’ONU.

Come se non bastasse, la condanna alla Turchia filo estremista, arriva anche dall’Algeria. Secondo quanto riportato dai media libici ed algerini, i funzionari di Algeri hanno rivelato che il contrabbando di armi dalla Turchia alla Libia era diretto anche ad altri Paesi confinanti con la regione, in particolare il loro.

In una dichiarazione, rilasciata da una fonte militare algerina che ha preferito rimanere anonima, al quotidiano Al-Watan, le armi trasportate dalla nave proveniente dalla Turchia e sequestrate al porto di Bengasi, non erano solo destinate a destabilizzare il Paese ma erano diretti ad altri Stati del Maghreb, compresa l’Algeria. Secondo la fonte militare, decine di estremisti arabi sono entrati nel Paese nord africano con false identità, tutti di ritorno da zone di conflitto come Siria e Iraq.

Ricordiamo che le forze di sicurezza del porto di Al-Khamis, circa 2 settimane fa, avevano sequestrato due container carichi di armi e munizioni, trovate a bordo di una nave partita dal porto di Mersin, in Turchia.

Vengono mostrate alcune armi sequestrate

L’incidente, che ha provocato subbuglio e condanna in Libia ed all’estero è stato accompagnato da richieste di condanna alla Turchia, rivolte alle Nazioni Unite. A causa degli avvenimenti che hanno visto la Turchia complice di collusione terroristica, quest’ultima è stata accusata di aver violato la risoluzione del Consiglio di sicurezza che vieta la vendita e il trasferimento di armi in Libia.

Secondo quanto riportato dai media libici, sulla base dell’accaduto e delle continue “involuzioni”, la missione ONU in Libia ha fatto sapere di volere aprire un’indagine.

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