Libia: dall’inneggiare Erdogan all’abbandono del campo libico. Così i ribelli siriani decidono di tornare in patria

Di Giusy Criscuolo

Dal gennaio 2020, quando il numero dei ribelli siriani fedeli alla Turchia, è aumentato in terra libica per combattere contro le forze del Feldmaresciallo Haftar, i tempi sono cambiati.

Forze governative libiche negli assi di combattimento a Tripoli

Lo spirito puramente mercenario dei combattenti jihadisti siriani è uscito fuori dopo pochi mesi dall’entrata in campo in terra libica. Il fronte caldo della Libia non si ferma neppure durante la pandemia mondiale. Ma l’appoggio allo GNA sta vacillando è i mercenari siriani portati in Tripolitania da Ankara, iniziano a ribellarsi alla terra “ospitante” e al Sultano.

All’inizio dell’esodo delle milizie siriano/turche nel Paese Nord africano, i social media pullulavano di video inneggianti ad Erdogan e di legionari siriani sprezzanti, avversi e pieni di entusiasmo nell’andare a combattere in Libia. Tra questi i più attivi erano i miliziani appartenenti alla fazione di Al-Mu’tasim Brigade”, “Al-Sultan Brigade”, “Northern Falcons Brigade, Al-Hamzat e Suleiman Shah” e di altre fazioni pro-Turchia.

Prigionieri delle milizie di Juily arrestati a Raqalin

Cosa è successo ad oggi che ha convinto tali mercenari a volersi ritirare da una battaglia che non gli appartiene?

Secondo alcuni analisti, media locali, media arabi e confermato dall’Osservatorio Siriano dei diritti umani, già verso i primi del mese di marzo, le forze messe in campo da Erdogan in ausilio allo GNA iniziavano a subire ingenti perdite. Dopo i primi morti turchi, a morire in campo sotto il fuoco del LNA, sembra siano rimasti i mercenari in appoggio alle forze della riconciliazione, a differenza dei munizionamenti che continuano ad arrivare in barba all’embargo.

Già all’inizio del mese di marzo, sui social, serpeggiava il malcontento dei mercenari, sempre abbattuti ed arrestati dall’Esercito Arabo Libico. Ed è proprio dalle carceri che iniziano ad uscire le prime indiscrezioni. Il motivo del malcontento, sembrerebbe legato al fatto di non essere adeguatamente supportati a livello “militare” e all’aspetto economico. Durante l’interrogatorio di uno dei primi arrestati (risalente a fine gennaio), a detta dei legionari siriani, Ankara avrebbe dato solo un acconto e li avrebbe mandati in campo dietro inesistenti compensi.

Combattenti siriani

Ricordiamo che la Turchia ha arruolato i mercenari siriani, arrivati nella capitale libica, dietro la promessa di uno stipendio che sarebbe andato dai 2000 ai 5000 dollari mensili, il tutto per combattere tra i ranghi delle forze di Al-Wefaq. Ma la richiesta dei combattenti ha superato le aspettative del Sultano, che dopo aver organizzato l’arrivo dei mercenari nel Paese Nord Africano, avrebbe ricalcolato i salari per superamento del limite di uomini imposto da Ankara.

Sembrerebbe dunque, che la controparte turca abbia deliberatamente ridotto gli stipendi dei mercenari siriani filo turchi, reclutati e inviati a combattere in Libia. Il tutto dopo che il numero delle reclute ha superato il limite di 6000 legionari fissato dalla Turchia.

Secondo alcune fonti confidenziali, che preferiscono rimanere anonime, nella capitale libica, ad oggi, ci sarebbero circa 4.750 “mercenari”, mentre il numero di reclute arrivate nei campi turchi per ricevere l’addestramento ammonterebbe a circa 1900 reclute.

Legionari Siriani fedeli alla Turchia

Alla luce di tutto ciò, alcuni legionari catturati hanno fatto pervenire in Siria un audio, dove uno dei combattenti intima, a chi è chi è pronto a partire per la Libia, di fermarsi. Sottolineando che tutti coloro che sono partiti e sono stati coinvolti nei combattimenti a fianco di Al-Wefaq, si sono pentiti della scelta a causa dei mancati pagamenti di Ankara.

Il combattente ha dichiarato: “La Turchia ha pagato solo un mese di stipendio e poi non ci ha dato nulla. Restiamo a casa ed evitiamo di uscire.  Anche le sigarette scarseggiano. Non possiamo uscire dalle postazioni, perché l’area è piena di cellule appartenenti alle forze di Haftar. Tutti vogliono tornare in Siria e si stanno organizzando lotti che si preparano a tornare in Siria attraverso la Legione del Levante”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Autore