Libia, dopo l’attentato al Ministero degli Esteri è frattura tra Haftar ed al Sarraj

Di Giusy Criscuolo

Tripoli. Il già fragile rapporto tra l’Esercito nazionale guidato dal Feldmaresciallo Khalifa Belqasim Haftar e il Governo di riconciliazione di Fayez Al-Sarraj si è rotto. Secondo quanto sostiene la stampa libica la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato il recente attentato contro il Ministero degli Esteri, a Tripoli, compiuto da un gruppo jihadista, vicino a DAESH. I terroristi hanno promesso che si vendicheranno, dopo le numerose sconfitte riportate a Sirte.

La rivendicazione è stata pubblicata sul sito americano del SITE (un Intelligence Group che ha lo scopo di identificare ed inseguire minacce ed entità estremistiche internazionali e che quotidianamente aggiorna tutte le azioni compiute dalle organizzazioni terroristiche jihadiste in tutto il mondo):

Dopo la sola autorità di Dio, un gruppo composto da tre uomini con cinture esplosive e mitragliatrici, è stato in grado di irrompere nel Ministero degli Esteri del Governo libico nel centro di Tripoli. Il loro attacco ha causato molti feriti e l’uccisione di 31 compimenti delle Forze di sicurezza. Sono stati in grado di estendere il loro controllo su tutto l’edificio per diverse ore e poi lo hanno bruciato in modo completo, per fortuna. Diciamo a tutti coloro che hanno contribuito alla guerra contro i mujaheddin, nella città di Sirte, due anni fa, e nelle aree circostanti con gli apostati ed il loro popolo, che la battaglia non si è conclusa, ma si è estesa a tutte le città che hanno contribuito all’Harabha e Allah Ghaleb (che hanno dichiarato guerra alla Sharia). Ma gli ipocriti e gli apostati non lo sanno”. L’Harabah nell’Islam è un argomento molto dibattuto ed è considerato un grande male. Una sorta di banditismo.

La rivendicazione dell’attentato sul SITE

Secondo quanto specificato dagli analisti del SITE, l’organizzazione terroristica, come al solito, esagera il numero delle vittime dei suoi attacchi, per creare scompiglio e terrore, ma il bilancio reale, non corrispondente alla rivendicazione che è di 3 morti e 21 feriti, non lenisce comunque il dolore inferto ad un Paese, già troppo martoriato.

A quanto appreso su Facebook, l’attentato è stato aperto da un quarto uomo, che con una berlina bianca Hyundai si è fatto esplodere fuori dal cancello posteriore del Ministero aprendo le porte agli uomini armati. Altri due aggressori sono morti quando hanno fatto detonare i loro giubbotti al secondo piano dell’edificio mentre un terzo è stato ucciso dalle guardie di sicurezza.

Nella concitazione dell’evento e per la dichiarazione rilasciata dai terroristi, non poteva mancare l’intervento del Generale di Brigata Mohammad Al-Ghasry, uomo chiave, contro il terrorismo, nella battaglia di Sirte di due anni fa. Il Generale, toccato nel vivo, ha rilasciato una dichiarazione al quotidiano “Gli Occhi della Libia”. “Dopo la sconfitta dell’organizzazione terroristica nella città di Sirte – ha detto – i restanti elementi fanno parte di gruppi che effettuano attentati dinamitardi nelle città libiche, lasciandosi alle spalle vittime innocenti. Per combattere l’organizzazione terroristica, per superarla e ridurre gli attentati dinamitardi, il Consiglio presidenziale del Governo della riconciliazione nazionale, dovrebbe intervenire rapidamente con il sostegno del Ministero dell’Interno, supportando la forza antiterrorismo, non solo nello svolgimento del proprio ruolo, ma anche rifornendola con armi moderne adeguate alle nuove esigenze di combattimento”.

Il Generale di Brigata Mohammad Al-Ghasry

Secondo il Generale, c’è la necessità di unificare le forze di difesa di Tripoli, creando una sala operativa unificata per quelle deputate al compito di protezione. Mohammad Al-Ghasry ha aggiunto che “se queste condizioni saranno soddisfatte, quasi sicuramente, le operazioni e gli attentati terroristici saranno ridotti o addirittura cancellati dalla capitale e ci si potrà occupare della sicurezza in altre città”.

Per quanto riguarda la città di Sirte, Al-Ghasry ha spiegato come “la forza di sicurezza di Sirte monitori i movimenti degli elementi dell’organizzazione. La città di Sirte è considerata la migliore città della Libia in termini di sicurezza e di lotta al crimine”.

Come se la situazione non fosse abbastanza surriscaldata, ad infuocare gli animi sulla questione dell’establisment militare, subito dopo l’attentato, arriva il rifiuto del Feldmaresciallo Khalifa Belqasim Haftar di prendere parte all’ennesimo incontro voluto dal Cairo per l’unificazione dell’Esercito.

Secondo una fonte parlamentare, che ha preferito rimanere anonima, Haftar ha rifiutato di tornare al tavolo dei colloqui con i rappresentanti del Governo di Al-Wefaq (quello di Al Sarraj) con il pretesto dell’incapacità dello GNA di convincere gli insorti di Tripoli ad accettare l’esito dei colloqui, definendo l’ennesimo incontro una perdita di tempo.

A dare una lettura più chiara al rifiuto del Generale, il commento dell’esperto di sicurezza libico Mohieddin Zakri, secondo il quale “Haftar non aspetterà i risultati dei dibattiti politici internazionali o nazionali, ma cercherà rapidamente di salvarsi, vedendo la sua rapida caduta nell’est del Paese.”.

Ha poi aggiunto: “La convergenza con Misurata, che inizialmente sembrava essere apparente, ad oggi, per la prima volta, è improvvisamente diventata tangibile. Prova né è la visita di una delegazione di Bengasi ad una delegazione di Misurata. Lo stesso capo del Consiglio di Stato Belkacem Qazit noto per la sua opposizione alle posizioni del Consiglio di Stato verso Haftar, è apparso più volte nei media per sottolineare l’importanza del ruolo di Haftar nella cosiddetta guerra del terrore a Bengasi. Questa, per Misurata, è una nuova posizione.”.

Zakri ha però sottolineato, come la posizione della delegazione di Misurata e dello stesso Qazit non rappresenta l’intera visione della stessa. Anche se lo specialista di sicurezza, non nega l’evidente cambiamento in atto delle parti interne di Misurata verso Haftar. La visita, conferma il riavvicinamento tra di loro.

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