Libia, Haftar carica i suoi uomini: “Siete il cannone, il carro armato, l’aereo bombardiere che resisteranno ai terroristi”

Di Giusy Criscuolo

Tripoli. Dall’inizio dell’Operazione “Karama”, l’esercito del LNA guidato dal comandante in Capo, Khalifa Haftar, si è prodigato nel Sud della Libia per iniziare lo sterminio e la liberazione del territorio dai terroristi di DAHASH, Al Qaeda e dai miliziani ciadiani e sudanesi.

Fino a qualche mese prima del fatidico 4 aprile, giorno in cui il Feldmaresciallo Haftar ha deciso di intraprendere la battaglia finale contro i miliziani di Tripoli, considerati i responsabili della destabilizzazione del Paese dalla caduta di Muammar Gheddafi, l’esercito del LNA ha sconfitto e rimandato in dietro carovane di terroristi mischiati a miliziani ciadiani, sudanesi e nigerini che si introducevano all’interno dei confini libici, attraverso il Shael al confine con il Fezzan.

A tal proposito ricordiamo le carovane abbattute dai raid francesi e dai militari dell’Esercito ciadiano, durante la ritirata dalla Libia.

Milizie ciadiane

L’obiettivo di ripulire il Paese nord africano non è mai cessato e il discorso di Haftar, andato in onda su Libya Alhadath TV, ne è la dimostrazione.

A 112 giorni circa dall’inizio della battaglia per ripulire Tripoli dai terroristi, Haftar ha pronunciato il suo secondo discorso in TV.

Il primo risale all’inizio degli scontri, quando invitò il popolo di Tripoli ad issare una bandiera bianca fuori dalle case per evitare di essere colpiti.

Nel suo ultimo discorso di mercoledì scorso, Khalifa Haftar, ha trasmesso dei messaggi chiari, rivolti sia ai propri uomini di stanza attorno a Tripoli, che alle milizie estremiste, appoggiate dal Qatar, dalla Turchia e dall’organizzazione terroristica dei Fratelli musulmani.

“Assicuriamo voi e tutti gli onorevoli libici che il nostro appuntamento con la Grande Vittoria e il raggiungimento dell’obiettivo sono vicini”, ha detto.

Il discorso del comandante, arriva dopo che l’Esercito, nei giorni scorsi, ha compiuto progressi in tutti i versanti su Tripoli, accompagnato dal bombardamento delle posizioni delle forze aeree delle milizie nella capitale.

Haftar durante il suo intervento ad Libya Alhadath TV

“Il nemico è un nemico selvaggio. Siamo vicini e insieme al popolo libico – ha aggiunto-. Combattiamo fianco a fianco, affrontando insieme un nemico così selvaggio, mai visto prima in terra libica. Selvaggio nella sua tirannia, nella brutalità dei crimini compiuti e per il suo disprezzo per il valore umano (e’ la definizione di Haftar dei terroristi ndr). Liberare Tripoli e il resto delle terre libiche dalla morsa delle milizie è un obiettivo a cui tutti i libici aspirano. Un obiettivo da raggiungere dopo un lungo periodo di attesa, di sofferenza, di oppressione e di miseria, situazioni che hanno portato i libici oltre i loro limiti di sopportazione, oltre ai numerosi morti”.

“Siete il cannone, il carro armato, l’aereo bombardiere, la cannoniera, la pistola, che resisteranno ai terroristi, qualunque sia il loro numero o equipaggiamento”, ha aggiunto parlando alle sue truppe.

Ha poi sottolineato come, l’indipendenza del popolo libico potrà derivare solo dalla capacità dei soldati del LNA di spazzare il terrorismo dalla Libia.

Nel discorso deciso e accorato, non ha mancato di lanciare una frecciata velata a Turchia e Qatar.

“Sia il popolo che l’Esercito solleveranno presto lo stendardo della vittoria nel cuore della capitale, a Dio piacendo – ha proseguito con molta foga-. Dichiarando la liberazione e sconfiggendo i terroristi e i loro mandanti”.

Alcune case distrutte a sud di Tripoli

L’Esercito nazionale libico ha accusato più volte e senza mezze misure, sia il Qatar che la Turchia, di sostenere le milizie di Tripoli, soprattutto dopo lo scoppio della battaglia per liberare la capitale.

A quanto dichiarato dagli uffici di Al Karama, i due Paesi supporterebbero l’organizzazione terroristica Ikhwan, creatura e strumento di entrambi i Paesi accusati.

Attraverso le continue conferenze lanciate dal portavoce ufficiale del LNA, Ahmad Al Mismari, l’Esercito arabo libico ha fornito prove del coinvolgimento dei due Paesi.

Lo stesso Presidente turco Recep Tayyp Erdoğan ha recentemente riconosciuto che la Turchia fornisce supporto militare e logistico alle milizie.

Blindati turchi arrivati al porto di Tripoli

Già dallo scorso anno e soprattutto negli ultimi mesi, l’interferenza turca in Libia è stata gradualmente rivelata.

Dall’intercettazione delle spedizioni di armi turche caricate a bordo di navi in arrivo nei porti di Misurata fino all’ultimo affronto del Cargo Amazon, che ha lasciato il porto di Samsun il 9 maggio, carico di blindati Kirbi, munizionamenti pesanti vari e di terroristi in fuga dalla Siria e dall’Iraq, approdando nel porto di Tripoli, in barba all’embargo e a chi lo ha imposto.

Lo stesso dicasi per il Qatar, colpevole nel giugno del 2018, di aver fornito armi con l’emblema dell’Esercito qatarino e rinvenute dal LNA, all’interno della casa di uno dei leader di al-Qaeda a Derna. Il rinvenimento fu possibile solo grazie alla liberazione della città dai gruppi terroristici.

Scheda della nave Amazon Ro Ro Cargo arrivata a Tripoli il 18 maggio 2019, carica di blindati e armi turche

A detta del Feldmaresciallo, “Tripoli riguadagnerà il suo ruolo e lo status di capitale di tutti i libici. Lo Stato e le istituzioni opereranno senza ricatti o minacce. L’Esercito sta avanzando e presto si diffonderà nei suoi campi, nelle sue strade e nei vicoli, per abbattere quei confini creati dalle milizie e per smantellare le loro famiglie. Coloro che hanno operato un torto o che hanno preso parte a qualsiasi colpo di Stato saranno rovesciati”.

A dare sostegno alla teoria del Feldmaresciallo, le dichiarazioni del Generale Idris Madi, comandante della zona militare occidentale, che ha accusato le milizie e i gruppi armati di Tripoli di diffondere la corruzione nella terra libica, impoverendo lo Stato e le sue Istituzioni, imponendosi su di loro e influenzando le loro scelte con la forza delle armi.

Maggiore Generale Idris Madi

“Le forze armate sono sulla soglia finale del conflitto – ha spiegato il Generale Madi-, sono prossime a risolvere la battaglia per ripulire la capitale da queste milizie corrotte. Queste milizie sono state come una spada contro il potere esecutivo e sul collo del popolo libico in questo periodo. Hanno impedito qualsiasi reale stabilità, fino a portare la Libia al vertice degli stati falliti. Hanno trasformato un Paese ricco in un Paese in cui gran parte della sua popolazione vive al di sotto della soglia di povertà”.

Il suo messaggio finale è stato indirizzato proprio a loro, invitandole a ritirarsi prima dell’attacco finale.

“Consigliamo ai giovani che sono tentati dalle milizie di tornare alle loro case e di lasciare le armi – ha proseguito Madi -. Differentemente le opzioni saranno due, o la morte o l’incarcerazione e questo porterebbe al prolungamento della guerra a spese della sicurezza e della stabilità”.

Sempre durante lo stesso intervento il Generale Madi, ha invitato tutti i cittadini ad allontanarsi immediatamente dal quartier generale delle milizie per impedire la loro diffusione all’interno delle stesse abitazioni e quartieri. Ha altresì invitato tutti i membri delle forze armate di Al Wefaq, alcune delle quali si sono già unite al LNA, ad unirsi alle loro unità per svolgere il loro compito di assicurare la capitale e i suoi residenti nel prossimo periodo.

Ha infine messo in guardia chiunque dal prendere strutture e/o edifici pubblici o statali.

Forze armate della forza di sostegno araba libica Rajban

La battaglia finale, a quanto si apprende dalle fonti ufficiali, dai media e dai social, dovrebbe avvenire tra pochi giorni. LNA, sta attendendo il comando finale, in attesa che tutti i cittadini avvisati riescano ad evacuare in tempo dalle zone dei futuri scontri.

Non mancano le risposte di Al Wefaq, prontamente sponsorizzate dai media della Brigata Al Samud, guidata da Salah Badi nella lista dei sanzionati delle Nazioni Unite e che appoggia lo GNA.

Secondo quanto riportato dal Quotidiano Al Mashhad Libya, un portavoce del centro media dell’Operazione “Vulcano di rabbia”, Mustapha al-Majai, ha affermato: “Il discorso pronunciato mercoledì da Haftar è avvenuto solo per risollevare il morale delle sue forze dopo le numerose perdite. Non sono in grado di colpire Tripoli. Le nostre Forze sono pronte a respingere qualsiasi attacco di Haftar e tutti gli assi sono pronti per qualsiasi emergenza”.

La battaglia finale deve essere ancora combattuta e la speranza, che tutto si blocchi prima del grande clash, diventa sempre più fievole.

 

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