Libia, Haftar: “DAESH non ci spaventa. Pronti ad entrare a Tripoli se la situazione si dovesse deteriorare”

Di Giusy Criscuolo

Tripoli. Nella capitale libica gli scontri tra opposte fazioni romani non fanno più notizia. Visto che si susseguono, giorno per giorno, con morti e feriti.

Per questo, quello che appare l’uomo forte della Libia, il Feldmaresciallo (nome con cui viene riconosciuto il grado supremo nella gerarchia militare) Khalifa Belqasim Haftar ha rilasciato, nei giorni scorsi, un’intervista. La pubblicazione è stata curata, dall’Ufficio Informazioni del Comando Generale dell’Esercito Nazionale.

L’intervento di Haftar è avvenuto durante una cerimonia che, ha avuto luogo con i notabili e gli anziani della tribù di Al- Awaqir, dopo il suo rientro dall’Egitto.

Haftar incontra i notabili della tribù Al-Awaqir

A quanto ha affermato il leader della Cirenaica, ciò che sta accadendo a Tripoli in questi giorni, non ha nulla a che fare con questioni relative al suo Esercito. Sebbene, il Comando generale abbia pianificato, già in tempi non sospetti, la lotta al terrorismo. Ottenendo eccellenti risultati nell’Est del Paese.

Per quanto riguarda le aree sicure e protette dall’Esercito libico, Haftar ha sottolineato che l’area monitorata e difesa dalle sue forze, include l’intera regione orientale che va da da Ghadames a Sud fino a Ghat e da Est fino al confine con l’Egitto, fino a Ras Jedir e ancora più a meridione lungo il confine algerino. Ci sono zone coperte anche dalle Forze dell’Esercito nazionale che hanno unità posizionate nella regione occidentale, fino a Gharyan.

Haftar, ha poi sottolineato come la città di Zintan sia stata e sia il ricovero di molti terroristi e come Derna sia stata sfruttata, negli anni in cui il terrorismo aveva il controllo, come base per la partenza di criminali. Ha parlato, poi, della questione dell’Ajdabia e dei porti petroliferi, dicendo: “Li abbiamo sconfitti in 6 round.”.

“Al Sud non c’è bisogno di combattimenti. E’ tutto sotto controllo – ha proseguito Haftar -. Monitoriamo l’ingresso di gruppi che attraversano il confine dai Paesi vicini come Egitto, Sudan, Niger, Ciad ed Algeria. Il loro monitoraggio è costante e sono nel mirino, con l’ausilio dell’aviazione.”.

“Abbiamo ancora il problema dei dissensi degli Stati confinanti – ha sottolineato il Feldmaresciallo – non permettiamo che i nostri confini diventino un Hub per i terroristi”.

Haftar considera oppositori come mercenari. “Non lasciamo e non lasceremo invadere i nostri confini – ha ribadito – anche se non disponiamo di forze sufficienti per coprire 4.400 chilometri di linea territoriale”.

Ha, infine, lodato la cooperazione offerta in campo, dalle Forze egiziane nel controllo della frontiera, sottolineando come i confini della Libia dal lato egiziano siano sicuri: “L’Egitto controlla il confine rendendolo sicuro e coprendo una distanza di 1.700 chilometri”.

Il Feldmaresciallo ha aggiunto che la situazione nella capitale è monitorata da vicino e che l’intervento dell’Esercito sarà tempestivo. Ma solo dopo aver determinato chi è il nemico e quali sono gli obiettivi. Solo allora i soldati libici di Haftar si sentiranno autorizzati ad entrare a Tripoli.

Nella sua analisi, il Feldmaresciallo punta il dito sulle operazioni di intervento che si stanno tenendo a Tripoli. “Operazioni improvvisate – le definisce – che non tengono conto del risultato finale. Operate da milizie armate sostenute dal Governo di Al Sarraj che non si occupano della libertà o della sicurezza dei civili”.

Queste mosse, secondo Haftar, “non possono essere considerate come un mezzo per cambiare il corso degli eventi a Tripoli”.

Inoltre, ha sottolineato che le milizie hanno attaccato Tripoli nel momento in cui hanno avuto bisogno di denaro, commettendo crimini, furti, sequestri di persona e richieste di riscatto. “Questa – ha spiegato – è loro natura. Non hanno umanità, si concedono tutto. Questa è la differenza tra una milizia ed un Esercito regolare. Non permetteremo più alcuna offesa di questo tipo”.

Tra le dichiarazioni rilasciate, Haftar, ha sottolineato che il Governo tripolino sta pagando le milizie. “I leader di quelle di Tripoli – ha spiegato – sono ricchi criminali. Consigliamo loro di lasciare la Libia. Consigliamo loro di attendere che gli animi si siano calmati. Solo allora potranno rientrare, per riconciliarsi con la società o di fronte alla legge”.

La situazione è ormai insostenibile. “Ogni giorno ci sediamo e troviamo un accordo che, dopo 48 ore decade, rinnovando i combattimenti”, ha sentenziato Haftar.

“Se entrassimo a Tripoli adesso – ha proseguito – incontreremo la nostra gente e non combatteremmo solo i terroristi o coloro che hanno a che fare con chi li ha portati. Non ci sarebbe distinzione. Abbiamo sconfitto Al Qaeda e Daesh che sopravvivono ancora con i soldi pubblici. Loro, sono diversi dalle milizie e posseggono miliardi di dollari. Sicuramente una parte, si sta unendo ai combattimenti. Non possiamo accettare quello che è successo e che accade a Tripoli da oltre due anni, ma siamo stati impegnati ad Est, per sconfiggere i terroristi”.

Con questa affermazione, Haftar ha voluto rafforzare la sua teoria sulla capacità di intervenire, per la risoluzione della crisi.

Ricorda come all’inizio delle battaglie portate avanti per difendere la Cirenaica dai terroristi, non è stato semplice affrontare lo scontro ed il confronto. A causa delle scarsità numerica delle truppe, la battaglia iniziale è stata impari. “Non abbiamo mai nascosto la forza di questo gruppo che è venuto dal Qatar”, ha sostenuto.

Il comandante in capo dell’Esercito libico nazionale, sempre durante il discorso in occasione della cerimonia in onore della tribù di Al-Awaqir, ha spiegato all’uditorio, perché la scelta di questi gruppi terroristici, sia ricaduta sulla Libia. “Essa è un territorio con una piccola popolazione che possiede lo spazio di un intero continente”.

Ha poi continuato: “Intendevano utilizzare la ricchezza libica: il petrolio, il gas, l’oro e i minerali, ricavandone oltre 50 milioni di dollari. Ma siamo stati in grado di sconfiggere questi gruppi ovunque. Li abbiamo abbattuti a Bengasi, Benina e Derna, con l’aiutato dei nostri fratelli d’Egitto, Giordania, Emirati Arabi Uniti e Algeria. Anche se, il numero dei martiri è arrivato a 5 mila.

Uomini armati a Derna

.A seguito delle dichiarazioni rilasciate, il comandante in capo dell’Esercito nazionale libico ha preso una decisione molto importante che riguarda l’aeroporto internazionale di Benina. In una copia, inviata all’Osservatorio Libico, si specificano i compiti del comitato che si occuperà di stabilire un meccanismo di coordinamento con i fornitori di servizi situati nell’aeroporto (amministrazione dell’aviazione civile, gestione dello scalo, compagnie di trasporto) per analizzare gli eventuali problemi, affrontandoli e proponendo soluzioni appropriate.

Il comitato, svilupperà un piano congiunto di sicurezza di concerto con le autorità competenti, allo scopo di prevenire qualsiasi violazione della sicurezza sull’aeroporto. Il tutto, sotto la supervisione del presidente della camera di sicurezza congiunta di Bengasi.

Nel testo giunto all’Osservatorio Libico si sottolinea la possibilità, da parte della commissione preposta alla guida dell’aeroporto di Benina, di utilizzare ciò che sarà ritenuto opportuno per la realizzazione ed il successo dei compiti ricevuti.

Aeroporto di Benina

La decisione è stata presa dai membri del comitato: il Generale di Brigata Attia Al-Mabrouk Attieh Balat (presidente), Come membri del comitato sono stati scelti i Generali di Brigata Mahdi al-Gheddafi Ali al-Urfali, Mahdi Abdul Aziz Al Falah, Idris Mohammed Al-Rishi, i Colonnelli Omar Al-Mesmari, Sameh Osman ed il Tenente Colonnello Abu Bakr Mohammed Masoud.

Tutti gli organi di polizia dovranno attenersi a quanto affermato e scritto nella documentazione sull’aeroporto internazionale di Benina, del comandante in capo Haftar.

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