Libia, alcuni capi tribù stringono accordi con Haftar. Sottoscritta una Carta della pace tra le città di Tarhouna e di Tripoli

Di Giusy Criscuolo

Tripoli. Le tribù libiche chiedono al Feldmaresciallo Khalifa d Haftar di entrare nella capitale. Ma mentre le città di Tarhouna e di Tripoli hanno firmano una Carta della pace, la Brigata Al-Mahjoub di Misurata chiede chiarezza sull’uso delle armi impiegate negli scontri dei giorni scorsi.

Un miliziano della Brigata Al Mahjoub

Alcuni media libici hanno parlato di un incontro avvenuto nella giornata di lunedì, tra una delegazione di sceicchi, dignitari, capi tribù ed lo stesso Haftar.

Una folta delegazione di rappresentanti delle varie tribù ha deciso di fare visita al Generale per affrontare alcuni problemi. La delegazione ricevuta a Bengasi, si è congratulata con il comandante generale, per le vittorie delle Forze armate nel Sud ed ad Ovest della Libia. I dignitari hanno chiesto al Feldmaresciallo di intervenire su Tripoli e porre fine a tutto ciò che sta accadendo nella capitale.

Per quanto riguarda la città più importante del Paese, Haftar ha rassicurato che, dal suo punto di vista, la situazione nella capitale, cambierà presto. Durante l’incontro, si è anche parlato dei problemi del Sud, del Fezzan e del rischio terrorismo sempre attivo. L’idea però che la crisi continui a mietere vittime, disastri economici e sociali,fa riflettere sulle ultime alternative rimaste.

L’incontro di Haftar con i rappresentanti di alcune tribù libiche

Si dice che la notte porti consiglio, oltre al boato dei colpi di mortaio. Così all’alba di un nuovo giorno, i capi tribù e i dignitari hanno cercato di trovare un’ultima soluzione pacifica per una soluzione immediata ai rinnovati scontri.

Sulla base delle pesanti escalation di violenza, un certo numero di anziani tribali, garanti dei principali partiti della regione occidentale (alcuni dei quali si erano presentati nella mattinata di lunedì a Bengasi) nelle prime ore di questa mattina, si sono presentati nell’area di Quai a Qura Polly ad Est della capitale, firmando la Carta per la riconciliazione tra Tarhouna e Tripoli.

La piccola delegazione del Consiglio delle tribù è stata rappresentata dallo sceicco Saleh al-Fandi ed il Consiglio supremo di riconciliazione di Tripoli, da Ali Qaddour.

Il documento è stato firmato dai rappresentanti del Contratto per la città di Tarhouna, Haj Saleh Salem Al-Fandi, Abdul Rahim Mohammed Ali, Idris Ali Saleh Al Ameri, da quella per città di Tripoli, Pesca Ibrahim Kaddour, Haj Mahfut Masoud Al Arabi, Haj Noor Eddin Saleh Dali, Riad Hah Riad Saleh – Sarif. L’intesa è stata sottoscritta alla presenza del professor Abubakar Moftah Al – Abani, di Mohammed Al – Saiyyat Al Busaifi e del Generale di Brigata Mohamed Ali Bakoush.

Il tutto patrocinato dal ministro degli Interni, il Generale Abdel Salam Mustafa Ashour.

Il Quotidiano Libico Mediterraneo pubblica i dati contenuti nella Carta della Pace. All’interno dell’accordo sono sottoscritti sei punti base, necessari per una tregua duratura e per il mantenimento della stabilità della capitale. La stessa carta è stata firmata da un numero di delegati, che hanno rappresentato entrambe le parti.

Nel documento ci si impegna nel cessate il fuoco, concordato in base all’accordo di Zawya. Il ministro degli Interni di Al-Wefaq (il Governo di Al Sarraj) ha rilasciato una dichiarazione a riguardo, seguita da un comunicato della città di Tarhouna, che conferma l’impegno per la pacificazione.

Le due parti hanno anche concordato di creare una delegazione che gestisca i rapporti tra il comandante della Brigata Al Samoud, Salah Badi (Puddy ex militante della 7^ Brigata) ed Abdul Ghani Al Kikli (capo dell’Autorità della sicurezza centrale di Abu Salim) obbligandoli al cessate il fuoco.

Tutti i partecipanti hanno sottolineato la necessità di impegnarsi a non perseguire arresti, rapimenti, a non distruggere la proprietà privata e ad impegnarsi nella pubblicazione ufficiale di una lettera di intenti per la pace e la tolleranza, rinunciando alle pagine di comunicazione, sui social e sui quotidiani, che incitano alla sedizione.

Le due parti hanno invitato il ministro degli Interni del Governo tripolino a formare una forza direttiva della sicurezza, con sede nella capitale ed a Tarhouna nel Palazzo Ben Ghashir.

A seguire questi presidi, saranno messi funzionari di Polizia della regione occidentale che appartengono al Ministero degli Interni, da prima del 2011. Questi Distretti e la Forza congiunta di sicurezza saranno incaricati di assicurare l’area a Sud di Tripoli (da Salah al-Din a Ben Vhar Palazzo) in coordinamento con l’ordine militare che gestirà l’area centrale della capitale.

Nella Carta della pace, si chiede, alle parti firmatarie, di formare un Comitato di uomini dediti alla riconciliazione. Questo Comitato, sostenuto dal ministro degli Interni del governo di riconciliazione, dovrà comunicare ed attivare i lavori proposti dai firmatari, sui dispositivi di sicurezza. Bisognerà seguire costantemente i provvedimenti, l’attuazione degli stessi ed i suoi risultati.

Il ministro ha anche invitato una parte della delegazione degli uomini per la riconciliazione che hanno partecipato al processo di pacificazione ed al cessate il fuoco, ad entrare nelle aree di scontro. Accompagnati da una forza militare, formata dal Ministero degli Interni, hanno supervisionato il ritiro delle parti in conflitto, il loro ritorno ai propri quartier generali e la rimozione di barriere, ostacoli e resti degli scontri.

Una presa di posizione è arrivata anche dalla Brigata Mahjoub del Consiglio Militare di Misurata. La quale ha espresso la sua profonda preoccupazione per gli eventi sanguinosi degli scorsi giorni nella capitale. Esprimendo il suo fermo disappunto per il ricorso all’uso di armi letali e sofisticate, tra le parti in conflitto, che hanno preso di mira cittadini innocenti.

Nella dichiarazione rilasciata all’Osservatorio Libico, AL-Mahjoub ha chiesto al Consiglio presidenziale di assumersi la responsabilità degli eventi e di verificare la provenienza di queste armi sofisticate. Ha chiesto, inoltre, di lavorare per condannare gli Stati del Consiglio di sicurezza che hanno permesso la fornitura di queste armi alle parti in conflitto.

La Brigata Mahjoub, si è detta fiduciosa sul cessate il fuoco: “Gli attori politici devono concordare un progetto nazionale basato sulla soluzione dei problemi economici, sociali, politici e di sicurezza e che dovranno essere definiti dal Paese stesso. La risoluzione di tali problemi, stabilirà il futuro e garantirà l’unità, la sicurezza e la stabilità della Libia. La prospettiva è quella di un sistema democratico basato sul trasferimento pacifico del potere.”

Ha concluso il portavoce della Brigata: “Alla Libia non sarà permesso, di scivolare in un nuovo ciclo di violenze. L’impegno sarà quello di portare avanti la responsabilità nazionalistica e storica di Dio e della Patria”.

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