Libia, Il Feldmaresciallo Haftar pronto ad entrare a Tripoli. L’ex mufti tripolino esorta al Jihad

Di Giusy Criscuolo

Tripoli. Il movimento verso la città di Tripoli, preoccupa non poco il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, che ha espresso la sua profonda preoccupazione per i movimenti militari e il rischio di nuovi scontri in Libia.

Il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres

Guterres, attualmente in visita in Libia, ha dichiarato sulla sua pagina ufficiale di Twitter: “Sono molto preoccupato per il movimento militare che si sta verificando in Libia e per il pericolo di scontri. Non esiste una soluzione militare, il dialogo tra i libici è l’unica soluzione ai problemi tra di loro. Invito tutti ad impegnarsi per la calma e il controllo”.

Nella serata di ieri il comandante dell’esercito nazionale, il Feldmaresciallo Khalifa Haftar, ha lanciato un’operazione militare per la liberazione di Tripoli dalle milizie. Ha ordinato a tutte le forze di stanza alla periferia della capitale di portarsi in tutte le direzioni e di portare a termine l’operazione militare.

“Entreremo pacificamente a Tripoli per coloro che vogliono la pace – ha detto Haftar in un discorso trasmesso dall’Ufficio di informazione del Comando generale -. Le strutture e la sicurezza dei cittadini, le loro proprietà, la sicurezza dei nostri ospiti stranieri sono al sicuro con l’Esercito”.

Il Generale ha invitato le forze che partecipano alla “liberazione di Tripoli”, di combattere solo coloro che si oppongono all’Esercito nazionale e ha sottolineato a questo proposito: “Alzate le armi a Tripoli solo di fronte a dei combattimenti e sparate solo in risposta a coloro che le hanno prese per sparare e versare il sangue “.

Hai poi aggiunto: “Chiunque butta via le proprie armi sarà al sicuro è saranno al sicuro coloro che vorranno restare nelle proprie case. Basterà issare una bandiera bianca fuori dall’ingresso, questi saranno al sicuro”.

Il comandante del Libyan National Army, il Feldmaresciallo Khalifa Haftar

Subito dopo l’annuncio di Haftar, sui media arriva la notizia che numerosi funzionari del Governo di riconciliazione hanno iniziato a lasciare la Libia in direzione della Tunisia. Nel mentre sui media locali, che iniziano ad avere problemi di connessione Internet, rimbalza la notizia che l’Esercito nazionale ha preso il controllo della porta 27 a ovest di Tripoli.

Il Governo di Al Wefaq, quello di Al Serraj, ordina alle forze militari della riconciliazione di tenersi pronte a qualsiasi evenienza mentre alcune componenti dell’esercito di riconciliazione dichiarano fedeltà al Feldmaresciallo.

La conferma viene data dopo che il personale dell’Aeronautica libica ha rifiutato di obbedire agli ordini emessi dal ministro degli Interni dello GNA, Fathi Bashagha, in merito alla partenza di aerei che avrebbero dovuto colpire le forze Haftar prima del loro arrivo a Tripoli.

Una fonte militare ha dichiarato: “Bashagha ha ordinato il decollo di due aerei, con il compito di bombardare le forze di Haftar, ma gli elementi dell’Aeronautica hanno respinto l’ordine una volta per tutte”.

A contrastare questa insubordinazione, alcuni aerei di Misurata, che hanno sorvolato la zona coperta dai militari dell’Operazione “Karama” e che hanno provveduto a sganciare qualche bomba contro alcuni convogli dell’esercito di Haftar. Alle voci di scontri a terra e per aria, non tardano ad arrivare quelle che vedono i militari del LNA avvicinarsi a Tripoli via mare.

Forze della Marina Militare del LNA

Sempre una fonte militare, che ha preferito rimanere anonima, ha dichiarato che gli “uomini rana” e le navi del Libyan Army Navy (LNA) appartenenti al Comando Generale dell’Esercito Nazionale Libico, nella serata di giovedì, sono sbarcate in una base navale a ovest di Tripoli. Sono giunti alla base di Sidi Bilal, a 17 chilometri a ovest di Tripoli.

Sempre la stessa fonte, ha dichiarato che “l’Esercito libico ha preso una decisione irrevocabile e cioè, quella di andare avanti per liberare la capitale e le città sotto il controllo delle organizzazioni terroristiche, specialmente dopo aver ricevuto alcune informazioni sull’arrivo di un certo numero di leader di al-Qaeda con sede in Siria. Abbiamo saputo che si sono sistemati a ovest della Libia e si trovano alla periferia di Tripoli”.

“Questo è uno dei motivi, che accelera l’ingresso dell’Esercito in queste aree – ha continuato – esiste un coordinamento con un gran numero di battaglioni e ufficiali fedeli al presidente del Consiglio Presidenziale del Governo di riconciliazione nazionale della Libia, Fayez Al Sarraj.

Sembrerebbe che l’ordine lanciato da Haftar ai suoi uomini, di trasferirsi nella capitale libica per liberarla dalle milizie armate e dai terroristi, dovrebbe essere eseguito nel giro di 48 ore.

Alla luce di questa vicenda, il Ministro dell’interno di Al Wefaq, Fathi Bashagha ha espresso la sua delusione per il fallimento della comunità internazionale. Il ministro non ha nascosto amarezza e delusione per quello che considera un fallimento della comunità internazionale, dicendo: “Non ci fideremo di loro ancora”.

“Tutti credevamo che la Libia si stesse dirigendo verso la conferenza, ma siamo rimasti tutti spiazzati dalla recente mossa militare dell’esercito”, ha detto Bashaga in un’intervista telefonica.

“Non ci fideremo mai più di loro e faremo affidamento su noi stessi per salvaguardare il nostro Paese, la nostra sicurezza e il nostro stato”, ha affermato.

Arrivo delle forze di Haftar alla periferia di Tripoli

A mezzanotte ora italiana, il portavoce del LNA, il Generale di Brigata Ahmed Al-Mismari ha spiegato che “l’Esercito libico è a pochi passi dalla capitale. Ci aspettavamo il sostegno del Consiglio presidenziale per la liberazione di Tripoli, ma Al-Sarraj ha scelto di schierarsi con le milizie”.

Ha aggiunto: “Il tempo renderà tutto più chiaro. L’Esercito libico sta arrivando a Tripoli per affrontare il terrorismo e le milizie. Non vogliamo combattere all’interno di Tripoli e il nostro obiettivo sono le milizie – ha poi continuato -. Speriamo che la battaglia si svolga al di fuori di Tripoli e lontano dalla popolazione. Non vogliamo che essa colpisca i civili, ma le milizie armate”.

Senza cedimenti di voce continua assertorio: “I cittadini libici sono la nostra principale preoccupazione e chiediamo a tutti i libici di Tripoli di fidarsi del loro Esercito nazionale. La battaglia di Tripoli è la battaglia finale per eliminare il terrorismo”, sottolineando che l’esercito libico è a meno di 25 chilometri dalla capitale.

Il Generale di Brigata Ahmed Al-Mismari

Ma i riflettori, puntati sui recenti stravolgimenti della situazione libica, distolgono l’attenzione dalle mire della Fratellanza Mussulmana e che proprio in queste ore sta riprendendo voce attraverso l’ex mufti di Tripoli, Sheikh Al-Sadiq Al- Ghiryani. Questi sarà il rappresentante ufficiale della Fratellanza alla Conferenza Generale per la risoluzione della crisi libica, che si dovrebbe tenere a Gadames dal 14 al 16 aprile prossimi.

In un video lanciato da Istambul, lo Sheikh Al-Sadiq Al- Ghiryani, il cui nome è apparso nella lista dei terroristi stilata da Al Sisi e dagli Emirati Arabi Uniti, ha sottolineato che non sono contrari alla riconciliazione o al raduno nazionale, ma durante il suo intervento attraverso il programma “Islam and Life” trasmesso sul canale “Altnasah” di mercoledì e seguito dall’Osservatorio Libico, ha sottolineato che le Nazioni Unite insistono sull’ambiguità che circonda attorno al futuro Forum e continuano a spingere per un accordo vago, il che rende sospetta questa insistenza sul Forum: “Preghiamo di partecipare sulla base di informazioni chiare, sapendo che saremo influenzati… se lo sponsor della conferenza ci lascia con informazioni vaghe, quando andremo, ci troveremo di fronte a una grande folla e li potremo sorprenderci ad essere contro il nostro stesso pensiero”.

Il mufti Sheikh Al-Sadiq Al- Ghiryani

In conclusione, ha invitato i cittadini a sollevarsi come ha fatto il popolo algerino. “Devono rendersi conto che la cospirazione è diventata una realtà, se continuano con questa sottomissione e si arrendono. Pertanto, centinaia di migliaia di persone devono alzarsi e uscire, per conquistare le Nazioni Unite tenendo presente quello che è successo nel paese”.

“Chiunque sia presente nelle aree in cui vi è la mobilitazione deve resistere a questa marcia spericolata delle forze di Haftar, che arriveranno nel verde e nella terra e faranno a Tripoli ciò che hanno fatto con Marzek. Vi incito a dichiarare il jihad contro questa corruzione guidata dalle Nazioni Unite: il Consiglio di sicurezza è un’istituzione coloniale autoritaria che opprime il popolo e vuole imporre la sua egemonia e il suo potere su tutti coloro che aspirano alla dignità e alla libertà”.

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