Libia, il Presidente Turco Erdogan sfida il mondo. A Tripoli i civili insorgono contro il Governo di Sarraj e i jihadisti

Di Giusy Criscuolo

Tripoli: L’embargo sulle armi imposto alla Libia, ai sensi del Capitolo VII emanato dal Consiglio di sicurezza nel 2011, sabato scorso, è stato violato alla luce del sole.

Nel marzo di 8 anni fa, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite aveva emanato la risoluzione 1970 con la quale si chiedeva, a tutti gli Stati membri dell’ONU, di impedire la vendita o la fornitura di armi e/o di materiale connesso in Libia, incluse munizioni, veicoli, attrezzature militari, attrezzature paramilitari e pezzi di ricambio.

Arrivo della nave AMAZON con 40 Kirby blindati dalla Turchia

Ma il Presidente turco Erdogan ha fatto “orecchie da mercante” sfidando il mondo con l’invio del mercantile “Amazon”, battente bandiera moldava.

La nave ha portato un carico di 40 blindati e munizionamento di vario genere. Il tutto per rinforzare le fila delle milizie di Tripoli appoggiate dal Governo della riconciliazione (come già ampiamente documentato nell’articolo di domenica scorsa: http://www.reportdifesa.it/al-baghdadi-nel-paese-nord-africano-al-mismari-svela-piani-far-arrivare-terroristi-dalla-siria-dalla-turchia-un-carico-40-blindati-tripoli/ la spedizione è partita il 21 aprile scorso dal porto di Samsun in Turchia ed è arrivata nel porto di Tripoli, a bordo di una nave mercantile di nome AMAZON)

Uno dei miliziani di Al Samud all’arrivo dei blindati al porto di Tripoli

La nave di proprietà della Keystone Sg Exchange Inc., si definisce “partner in Asia” ed è stata acquistata da Maya RoRo SA nel 2014, una società con sede nelle Isole Marshall, nel Pacifico occidentale. La gestione è stata affidata alla società AKDENİZ RORO SEA per il trasporto turco.

Il sostegno della Turchia, in primis, va a Salah Badi detto Salah Paddy, che negli ultimi mesi dello scorso anno è stato inserito nella lista nera dei sanzionati delle Nazioni Unite e al quale era stato vietato di spostarsi dalla Libia.

Ma come da copione, Paddy ha trovato rifugio, fino a poco prima degli scontri, tra i “fratelli” dell’Anatolia, nella sua residenza di Istanbul. Il materiale è già stato suddiviso tra i Battaglioni più importanti delle milizie, come il Battaglione 33 di Fanteria guidato da Bashir Khalaf Allah, quello delle milizie di Al-Samud di Salah Badi e altre.

Blindati turchi arrivati al porto di Tripoli

Le foto pubblicate su tutti i canali Facebook ufficiali e non, hanno messo in evidenza lo sbarco dei mezzi che, ad un primo colpo d’occhio sono sembrati gli stessi utilizzati dai turchi nella campagna di Hama in Siria.

I 40 blindati tipo Kirby della BMC Defence, sono stati progettati come blindati anti-mine. La società fabbrica equipaggiamento militare per l’Esercito turco e a quanto risulta dai media libici, il 50% delle quote della società appartiene al Qatar. Tra il munizionamento arrivato, ci sono una serie di mine anti-carro, missili contraerei, fucili per gli snipers, mitragliatrici e munizioni di vario genere.

Alcune delle armi arrivate ieri al porto di Tripoli

Quello che ha maggiormente creato sdegno tra la popolazione, oltre che degli addetti ai lavori, è stato che la spedizione di veicoli corazzati sia avvenuta nel porto di Tripoli in pieno giorno e che il passaggio dei mezzi sia stato effettuato tra le strade principali della capitale, tra l’esultanza dei sostenitori dei gruppi armati, il silenzio attonito dei civili e l’assenza di forze di sicurezza e funzionari del Governo della riconciliazione.

Ma le brutte notizie non si fermano qui e a lanciare un allarme ancor più potente ci pensano gli ufficiali della Marina libica. Secondo molti media locali, tra cui Al-Mash Libya, il Colonnello Abu Bakr al-Badri, ha rivelato nuovi e sconvolgenti dettagli sulla nave turca “Amazon” e sul carico che stava trasportando.


Il colonnello Abu Bakr al-Badri, ufficiale della Marina Libica

Al-Badri, in una conferenza stampa ha dichiarato che la nave turca, attraccata pochi giorni fa nel porto di Tripoli, stava trasportando anche un gran numero di terroristi, inclusi membri dell’organizzazione Da’ash.

A detta dell’ufficiale, l’annuncio sull’arrivo dei blindati ha coperto il motivo del vero carico della nave.

Il riferimento, sempre secondo quanto sostenuto dai libici, va ad un gran numero di elementi di organizzazioni terroristiche che la Turchia avrebbe già iniziato a trasferire dalla Siria alla Libia.

In questo, il ruolo dei social network, soprattutto negli ultimi periodi, aiuta a comprendere, a volte in bene a volte in male, la gravità della situazione.

Infatti, secondo numerosi attivisti, che operano sui social e che hanno seguito la nave dalla sua partenza dal porto di Samsun i Turchia, hanno notato come la stessa, sparita più volte dai radar, sia attraccata, prima dell’arrivo a Tripoli, negli scali turchi di Dekeli, Izmir, dove pare sia stato effettuato il carico di terroristi, prima di proseguire verso il Paese nord africano

Un tweet fatto da uno degli attivisti militari il 15 maggio

Secondo fonti militari, il porto di Samsun non è conosciuto per il controllo rigido sulle merci. Il che lo rende il luogo ottimale per le spedizioni provenienti dalla Siria e per quelle di materiale militare che deve mantenere un profilo basso nella logistica.

Ma il popolo di Tripoli non sta a guardare e dopo i continui soprusi, subiti dai miliziani che appoggiano Al-Wefaq, prima dell’arrivo dei blindati, sono scesi in strada, la notte dello scorso venerdì, per manifestare il loro dissenso. Secondo i media locali, tra cui l’Osservatorio Libico, il Governo di riconciliazione guidato da Fayez al-Sarraj, ha cercato di contenere i segnali di una rivolta popolare a Tripoli.

Rivolta per le strade di Tripoli lo scorso venerdì

Alcuni residenti dei sobborghi della capitale sulla base di alcuni omicidi ingiustificati su civili, operati da membri di milizie armate fedeli ad al-Wefaq, si sono ribellati alle ingiustizie perpetrate arbitrariamente. In tre diverse zone, dove sono avvenuti gli incidenti, sono stati effettuati arresti di massa e sono stati presi in custodia centinaia di cittadini manifestanti e anche sostenitori del LNA (Lybian National Army).

Alla luce di questo increscioso avvenimento, lo stesso LNA con il suo leader, il Generale Haftar, ha incitato il popolo di Tripoli alla rivolta. Le parole per chiamare i cittadini alla ribelli0ne sono state queste: “I tuoi figli sono in preda alle milizie che ti circondano, Tripoli ribellati per liberarli da queste ingiustizie”.

Rivolta per le strade di Tripoli

Lo stesso Ufficio Comunicazione del Comando Generale di Haftar ha rivelato che le milizie, alleate con il governo di Sarraj, hanno arbitrariamente arrestato e costretto a nascondersi centinaia di sostenitori dell’Esercito Arabo Libico: “Ieri sera, le milizie di Misurata hanno arrestato circa 180 sostenitori dell’Esercito e li hanno detenuti in una fattoria sulla strada che porta a Sidra Road e sono stati imprigionati all’interno della stessa struttura” ha riferito Al Majoub, un ufficiale addetto ai rapporti con i media.

Riguardo tale condotta sugli arresti e le detenzioni, si trovano numerosi riscontri sia sui social network che sui media locali. Ha continuato Majoub: “Non sono i primi del genere. Già numerosi civili sono stati arrestati e detenuti arbitrariamente solo per il sospetto, di essere sostenitori dell’Esercito Libico Nazionale”.

I disordini che sono scoppiati per le strade di Tripoli, in piena sera, hanno visto la chiusura di strade. Mentre i manifestanti bruciavano pneumatici.

Un’esplosione improvvisa di rabbia civile in diverse zone della città ha trovato libero sfogo in questo tipo di manifestazione, anche se la rivolta è stata prontamente sedata e messa a tacere.

Testimoni oculari hanno segnalato la chiusura delle strade nell’area di Ben Ghashir, a Sud della capitale, dopo che è avvenuta l’uccisione di un giovane che stava comprando il caffè in un bar della zona. Il ragazzo pare sia stato colpito da un gruppo armato che stava sparando a caso.

Sempre per opera di uomini armati, anche un altro cittadino è stato ucciso, subito dopo avere impedito che i miliziani invadessero la sua casa nel sobborgo di Ayn Zara. Un terzo uomo è stato ucciso davanti ai suoi bambini, poiché non ha permesso il passaggio di un veicolo che trasportava una milizia armata.

Erdogan e Al-Sarraj al vertice di Istanbul il 14 e 15 aprile 2019 , dove è stato confermato l’appoggio turco al Governo dello GNA, utilizzando tutti i mezzi utili a combattere Haftar

Nella giornata di ieri, tra attimi di tregua e combattimenti intermittenti la zona di Aziziya ha assistito a scontri sporadici e un certo numero di missili è caduto nella zona di Al-Hira.

Secondo fonti militari, ad oggi la situazione nella capitale è la seguente:

  • L’LNA ha conquistato le aree di Al-Hira, Asbayah, Souk al-Sat, Tueisha, Qasr Ben Ghashir e l’aeroporto di Tripoli.
  • Le aree sotto il controllo di Al-Wefaq sono: Al-Aziziyah, Al-Hasidiya, Al-Zahra e Al-Sanei Ben Adam.

Missili delle milizie che hanno distrutto le case di civili nelle zone degli scontri

Le stesse fonti dichiarano che ieri, fino a tarda sera, scontri violenti e scambio di missili hanno interessato l’area Abushiba ad Ovest della città di Aziziyah, prima del ritorno alla calma.

Un testimone oculare, nella giornata di lunedì, ha scritto su Facebook: “Sto vedendo nell’area di Qasr Ben Ghashir (protetta dall’LNA) la caduta di un gran numero di missili, che stanno distruggendo un certo numero di case, di istituzioni pubbliche e private e la distruzione dell’Hotel Sharif”.

A dimostrazione dei misfatti delle milizie di Tripoli, circolano molti video dove i civili esasperati, chiedono ai militari del LNA di riprendere i danni e farli conoscere al resto del globo.

E mentre il mondo sta a guardare, la Libia rischia di prepararsi ad una grande e sanguinosa battaglia, tra chi lotta per liberare la propria terra dall’ombra delle bandiere nere dell’IS e dai miliziani mercenari e chi li appoggia pur di detenere un “potere temporale” ad appannaggio della Fratellanza Mussulmana.

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