Libia: il ritorno dello Stato Islamico, rinvigorito dalla Turchia. La risposta di Haftar

Di Giusy Criscuolo

Sabratha L’auspicio delle Nazioni Unite, basato sull’idea che la pandemia possa fermare gli scontri infuocati nel Medio Oriente non ha trovato grande riscontro, soprattutto in terra libica.

Nonostante il monito da parte di un legionario siriano, rivolto ai mercenari filo-turchi, sul non partire per la Libia e nonostante le sempre più recenti ribellioni da parte dei miliziani contro Erdoğan, a causa del mancato pagamento, il flusso dei combattenti in arrivo nel Paese nord africano non tende a diminuire.

Miliziani pro Turchia

Secondo numerosi quotidiani, i combattenti siriani spinti da Ankara in Libia, starebbero attraversando un periodo critico all’interno delle proprie fila, poiché abbandonati nella lotta contro LNA.

Da un’attenta disamina, effettuata dall’incrocio di numerose open source, sembrerebbe che i mercenari siano stati portati in Libia non solo, dietro un ipotetico ed appetibile compenso (rimasto tale) ma anche grazie alla forza persuasiva dei loro leader filo-turchi a capo della Legione islamica del Levante, considerata l’ala militare dei Fratelli Musulmani, coadiuvati dai leader che lavorano con l’intelligence turca e supportati da Da’ash.

Anche se le premesse appena accennate, potrebbero indurre a pensare ad un decremento da parte dei legionari pro-Turchia, l’11 aprile scorso arriva la triste smentita.

Una delle zone di Sabratah incendiate

Secondo i media locali a dare manforte ai miliziani che appoggiano Al Wafaq, l’arrivo di un nuovo gruppo di almeno 150 membri della fazione, già ampiamente citata in altri nostri articoli, come quella di “Sultan Murad”.

Gli uomini partiti dal centro di Afrin sarebbero arrivati al confine con la Libia su autobus turchi.

Qui si sarebbero congiunti a 200 miliziani, provenienti da una dozzina di città come quella di Jarablus e Al-Bab nel distretto di Hawar Kulas e con altri membri della Brigata dei Falconi del Nord e della Legione di Levante portandosi in territorio libico (per un totale di 350 uomini).

Con questo nuovo arrivo, il numero di mercenari che finora avrebbe raggiunto la Libia ammonterebbe a circa 5050, mentre il numero delle nuove reclute arrivate ​​nei campi turchi per ricevere addestramento avrebbe raggiunto quota 1950.

Forze di Polizia della Riconciliazione sulla strada di Srman

A preoccupare oltremodo la popolazione, anche l’allarme lanciato dall’ analista specializzato in studi libici Ahmed Atta ad Al Ghad TV, il quale avrebbe affermato che: “La Turchia continua a spingere i mercenari nel paese nord africano, senza pensare al bene della popolazione locale, attualmente indebolita dall’arrivo del Coronavirus”.

Secondo lo studioso, le nuove milizie inviate da Ankara, tra cui troviamo la milizia Saad bin Abi Waqas, non starebbero tenendo conto del fatto che i mercenari addestrati in Turchia potrebbero essere portatori del virus.

Analista Studi Libici, Ahmed Atta

“Il messaggio lanciato dal presidente turco Recep Tayyip Erdoğan, che sta spingendo le proprie milizie in Libia, sembra essere una risposta alla conferenza di Berlino” dice Ahmed Atta.

Per l’analista, la Turchia starebbe approfittando della preoccupazione mondiale creata dalla pandemia, per incrementare l’arrivo di milizie ed armi nel paese nord africano. Il tutto con l’aiuto di alcuni mediatori, individuati da Atta nella Croazia e nell’Ucraina.

Purtroppo in questa nuova ondata, tra le fila turche in appoggio allo GNA, sarebbero apparsi numerosi Terroristi già noti per lavorare tra file di Da’ash e la Shura dei rivoluzionari di Bengasi.

Questa nuova ondata guidata dai miliziani turchi ha visto la perdita di due posizioni importanti, conquistate nel 2019 dal LNA.

Parliamo della città di Sabratha e Srman la cui liberazione era avvenuta tra la folla esultante il 4 aprile del 2019.

Alcuni dei terroristi della Shura di Bengasi, tra cui Firas al-Wahshi

La diffusione delle milizie terroristiche fedeli ad al-Qaeda e all’IS, sono state in grado di diffondere il terrore nel cuore del popolo di Sabratha.

A permettere l’invasione dei terroristi, l’intervento della marina turca e dei suoi voli di ricognizione, che avrebbero notato nella zona un calo di forze, attualmente concentrate nel sud di Tripoli.

Questo avrebbe concesso agli aerei turchi di sferrare il primo attacco, dando l’ok ai jihadisti takfiri per attaccare le rispettive città ed i civili.

Le milizie jihadiste, che appoggiano lo GNA, hanno dato fuoco al quartier generale della direzione della sicurezza di Sabratha, sequestrando numerosi munizionamenti e mezzi.

Gli appartenenti dell’IS avrebbero preso d’assalto le case dei civili, attaccato ed uccidendo cittadini fedeli all’esercito libico e bruciando le loro case.

Alcuni dei mezzi del LNA caduti in mano dei terroristi

Sembra di rivedere il tragico scenario del 2013/2015, quando l’ISIS aveva iniziato la sua ascesa a Sirte e Bengasi.

Oggi come allora, le milizie continuando ad incendiare le case dei civili.

Testimoni oculari hanno riferito che i membri della milizia del Consiglio della Shura di Bengasi hanno inseguito i cittadini nelle strade di Srman e che i loro capi squadriglia hanno successivamente vagato per le strade con i loro veicoli militari sparando proiettili in aria come faceva l’ISIS ai suoi tempi aurei.

Secondo numerosi quotidiani libici tra i miliziani, sarebbero stati individuati cellule dell’IS, della Shura di Bengasi e di Al Qaeda, tra questi uno dei leader, Faraj Shko, che non ha nascosto la sua partecipazione e il suo compiacimento per l’attacco.

Fuggito da Bengasi, ed oggi a Srman, il leader della Shura rivoluzionaria di Bengasi Faraj Shko

Le milizie avrebbero inoltre sollevato l’immagine del terrorista “Buka al-Uraibi”, ucciso nelle battaglie di Bengasi contro l’esercito libico nel 2015, sventolando la foto su un mezzo militare in prima linea.

Tra gli avvistati anche il terrorista Wissam bin Hamid.

Fonti che hanno preferito rimanere anonime, ma riscontrabili su open source come Facebook o Twitter, hanno dichiarato al quotidiano al Saa, che l’aviazione turca ha lanciato, nella mattinata di lunedì, attacchi contro una delle sale operative di Al-Karama a Sabratha, che combatte l’ISIS e fedele alle forze del Feldmaresciallo Haftar.

Sono stati 6 gli aerei turchi che hanno sferrato più di 30 raid e che hanno spianato la strada a queste bande armate unite alle milizie di Al-Wefaq.

Le fonti hanno aggiunto che le milizie armate di Al-Zawiya, appartenenti al terrorista Shaaban Hadiya, soprannominato “Abu Ubaida Al-Zawi”, hanno partecipato all’attacco come parte dei rinforzi ai mercenari siriani e ai terroristi del “Consiglio della Shura di Bengasi” in fuga dagli attacchi del LNA nel sud di Tripoli.

La foto del terrorista “Buka al-Uraibi” ucciso nelle battaglie di Bengasi contro l’esercito libico nel 2015, davanti alla sede della sicurezza di Sabratha

Le fonti hanno sottolineato che oltre ad attaccare le città, i gruppi armati di Al-Zawiya, guidati da Mahmoud Bin Rajab, il cosiddetto Al-Far e Al-Wahshi, hanno liberato dal carcere della città di Srman, trafficanti e membri delle varie organizzazioni terroristiche detenuti nella prigione, il tutto dopo l’arrivo del supporto aereo turco.

Le tecniche sembrerebbero le stesse utilizzate per liberare i jihadisti e i terroristi nelle carceri siriane di Afrin e limitrofe.

Durante la giornata i miliziani hanno incontrato le forze della riconciliazione, alle porte delle città, intenzionate a prenderne il controllo.

Struttura della sicurezza di Sabratah

Su Facebook si legge: “Hanno rapito le famiglie dei salafiti a Sabratha”. Testimoni oculari hanno confermato che le milizie di Al-Zawiya sono entrati nelle case degli abitanti di Sabratha, rubandone la proprietà e arrestando i manifestanti che dichiaravano la propria lealtà all’esercito libico.

Altri hanno confermato che le milizie hanno preso d’assalto l’ospedale Sabratha, finendo di sterminare i soldati e gli ufficiali dell’esercito libico feriti.

Il tutto mutilando i loro corpi (le immagini ci sono sembrate troppo forti ed abbiamo evitato di mostrarle) e arrestando un certo numero di uomini per poi nasconderli in luoghi ancora sconosciuti.

Secondo altri testimoni, le milizie armate hanno teso imboscate per le strade della città di Sabratha e perquisito le auto dei cittadini, mentre gruppi armati della milizia Zawiya hanno preso d’assalto un certo numero di case aggredendo i proprietari e mandando per strada donne e bambini.

Ma mentre gli uomini e le tribù fedeli ad Haftar si chiedono come mai sia accaduto tutto questo un urlo di “rabbia e vendetta” riempie la notte del 13 aprile e l’offensiva del LNA ritorna a far sentire i suoi colpi, abbattendo numerosi aerei turchi e tendendo un agguato ai mercenari siriani.

L’aeroporto di Misurata viene colpito e gli uomini di Sabratha tornano a riempire i loro status con: “Continuiamo ad avere fiducia nell’ Esercito Arabo Libico” comunemente conosciuto come LNA.

Il porto di Misurata durante un attacco aereo del LNA nella notte del 13 aprile

Il dipartimento delle forze armate arabe libiche avrebbe operato nella notte di lunedì il bombardamento di una fregata turca nel mare, aggiungendo in un post su Facebook che l’aeronautica libica ha diretto numerosi attacchi che hanno visto coinvolte le forze di Al-Wefaq a Shakshuk e Al-Wattia, così come la base turca di Amaitaqa, distruggendo circa 60 missili e confermando l’ingresso dell’esercito libico nella popolare Abu Salim.

Gli osservatori hanno dunque confermato che la leadership dell’esercito libico non consentirà il verificarsi di ulteriori violazioni o altri gravi crimini, già perpetrati nel passato ed ha giurato di liberare le due città.

I prossimi giorni saranno decisivi per capire cosa potrebbe cambiare nelle sorti del Paese nord africano.

I terroristi mentre attaccano uomini della città di Sabratha

 

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