Libia: la NATO dichiara il suo appoggio a Sarraj. E la Turchia rivendica subito il suo “diritto” sul Mediterraneo

Di Giusy Criscuolo

Tripoli. Nel caos mediatico creato dalla “questione somala” e dalle difficoltà in essere in Italia, arrecate dal Covid1-19, una notizia passa quasi inosservata.

Il Segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg

Nella giornata di ieri, il Segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg ha dichiarato che l’Alleanza Atlantica sarebbe pronta a sostenere il governo libico, guidato da Fayez Al Sarraj.

Jens Stoltenberg dopo aver sottolineato che l’Alleanza atlantica è composta da 30 partner, non ha negato che gli stessi abbiano visioni e posizioni differenti su diverse questioni.

Questo preambolo è servito ad indorare la pillola, sottolineando come per la stessa Alleanza, la Turchia sia un partner importante.

Ha anche sottolineato che la NATO sostiene gli sforzi delle Nazioni Unite per una soluzione pacifica ai conflitti sia in Libia che in Siria, ed ha aggiunto: “In Libia esiste un embargo sulle armi che deve essere rispettato da tutte le parti”-

Ha poi continuato: “Tuttavia, ciò non significa mettere sullo stesso piano le forze guidate da Khalifa Haftar e dal governo di Fayez al-Sarraj, l’unico riconosciuto dalle Nazioni Unite”. E qui sorge spontanea una perplessità che fa pensare a due pesi e due misure.

“Per questo motivo, la NATO è pronta a dare il suo sostegno al governo di Tripoli”, ha aggiunto Stoltenberg.

Ritratto di Erdogan su un trono “Ottomano”

Perentorio e di poche parole, quelle che bastano a far tremare le gambe e a far capire che in un nano secondo, potrebbe davvero mancare poco ad un nuovo 2011.

Ricordiamo che nella data su citata ci fu il rovesciamento del Regime di Gheddafi e che fino al 2015, anno in cui fu stipulato il patto di Skhirat in Marocco, la Libia subì gravi perdite e caos indefinito. Caos che ancora oggi si riverbera nel Paese Nord Africano.

Ricordiamo che il patto non fu frutto di un’elezione del popolo, ma fu l’esito di un accurato studio a tavolino riconosciuto dalle Nazioni Unite.

Per ora il sogno di libere elezioni, che diano voce al popolo libico, restano un miraggio.

Cosa vogliano davvero i libici non è dato ascoltare. Le urla del popolo, rappresentato dalle tribù non servono a nulla, eppure sono loro il tessuto libico e sociale. Si parla di quelle tribù che da più di un anno chiedono di essere inserite nei tavoli del dialogo.

Legionari Siriani fedeli alla Turchia

Non basta ricordare che la Turchia sta violando i diritti umani, in questo caso del popolo libico, portando terroristi e jihadisti.

Non basta sottolineare che ha da poco reclutato 150 bambini siriani per farli combattere in Libia e che già 16 di loro sono morti, che da giorni gli aiuti inviati dall’OMS, con nuovi rifornimenti medici, tra cui kit di emergenza sanitaria, per traumi, operazioni chirurgiche e per combattere il Covid19, nella città di Tarhuna, Bani Walid e dintorni vengono bombardati da raid aerei turchi per impedirgli di arrivare nelle città che appoggiano Haftar (lasciando più di 150 mila civili in difficoltà, perché si fa distinzione nel popolo inerme, tra chi abita nella Capitale e chi no).

Nella giornata di ieri anche l’ospedale di Tripoli è stato colpito e le accuse sembrano ricadere sul LNA che si dimena tra smentite e accuse.

Purtroppo a destabilizzare, colpire e inquinare le acque sono coloro a cui la Libia non interessa, coloro che sono lì per svolgere “il loro lavoro” di mercenari e per i quali sono profumatamente pagati.

A colpire sono coloro che hanno ancora una mucca da mungere e che di latte ne ha ancora molto.

La realtà è che la realtà non la si vuole vedere. Non conviene guardarla, perché rischierebbe di far rivalutare troppe cose che non tornano. Perché rischierebbe ammissioni scomode e perché ci sono troppi interessi in ballo. Un ippopotamo che si muove in un negozio di cristallo.

Fatih Donmaz, ministro turco dell’Energia e delle Risorse naturali

Possiamo massacrarci di domande, senza mai trovare risposte e queste non cambiano comunque la realtà dei fatti. Una realtà che fa più male di tanti proiettili e che giorno dopo giorno uccide centinaia di innocenti.

Una soluzione pacifica sarebbe l’ideale, in un modo ideale, ma in un mondo dove a farla da padrone sono gli interessi, è difficile riuscire a trovare la quadra.

Ed è a distanza di poche ore dalle dichiarazioni del Segretario Generale Stoltenberg, che arriva una nota stampa della Turchia che non aspettava altro che un via libera, un “tana libera tutti”.

Si legge sui media turchi e libici che il ministro turco dell’Energia e delle Risorse naturali Fatih Donmaz ha affermato che il suo Paese ha già iniziato ad attuare il protocollo marittimo “di intesa” firmato con la Libia ed ha iniziato l’esplorazione nella porzione di mare del Mediterraneo pattuito.

Secondo i media turchi, Donmaz avrebbe aggiunto che “con il completamento del processo di esplorazione si inizierà effettivamente lo scavo per le risorse naturali nella regione”.

Seconda nave di perforazione turca “Fatih”

Sempre nelle stesse ore, l’Agenzia di stampa Anatolia avrebbe riferito che la compagnia petrolifera turca Tabao ha presentato una richiesta al governo di riconciliazione “per ottenere il permesso di esplorare nella porzione di mare nel Mediterraneo orientale, al termine del quale ci sarà la perforazione”.

A queste dichiarazioni si lega la denuncia contro l’operato turco rilasciata, lunedì scorso, da Egitto, Grecia, Cipro, Francia ed Emirati Arabi Uniti in una dichiarazione congiunta: “Le mosse turche sono illegali, poiché si svolgono nella zona economica esclusiva della Repubblica di Cipro e nelle sue acque territoriali. Questo vìola senza ombra di dubbio il diritto internazionale in conformità con la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare”.

La dichiarazione congiunta ha ritenuto che i due memorandum d’intesa tra Ankara e il presidente del Consiglio presidenziale, Faiz Al-Sarraj, “contraddicono il diritto internazionale e l’embargo sulle armi imposto dalle Nazioni Unite alla Libia e minano anche la stabilità regionale”.

Ma forse ad oggi, questo è diventato secondario, e forse per le Nazioni Unite e Unione Europea, questo non è più un tasto dolente e permetteranno che ciò accada.

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