Libia: la Turchia azzarda analisi su insuccesso di Haftar a Tripoli. Il Generale di Brigata Al Mismari li accusa di portare il terrorismo nel Paese

Di Giusy Criscuolo

Tripoli. L’Agenzia di stampa ufficiale Al Ansar turca ha identificato, secondo una propria analisi, i cosiddetti tre blocchi militari che hanno impedito al comandante dell’Esercito libico, il Feldmaresciallo Khalifa Haftar, di prendere il controllo della capitale libica.

Khalifa Haftar

Secondo quanto scritto nel rapporto che cerca di minare il già sottile equilibrio, Haftar nonostante il grande controllo ottenuto con il suo Esercito nella regione orientale della Libia, così come nelle zone centrali e meridionali del Paese, dove continua ad essere impegnato, sta affrontando una nuova sfida con nuovi battaglioni di miliziani nella Libia occidentale. Forze che gli stanno impedendo di ottenere il controllo della capitale.

Ma se riuscisse ad ottenere il controllo, questa mossa gli darebbe un potere indiscusso.

La stessa agenzia crede che i nuovi battaglioni organizzati da Haftar ed impiegati nella Libia occidentale, contro le milizie ribelli, soffrano di molte divisioni interne e frammentarie e che coinvolgano quelli di Misurata, Tripoli e Zintan.

Nel rapporto di Al Ansar si legge anche che quella del Feldmaresciallo è la più grande forza militare organizzata nella Libia occidentale. “Assomiglia a un piccolo Esercito di oltre 17 mila combattenti, 5 mila veicoli armati, centinaia di carri armati, cannoni anti-aerei, 25 MiG ed aerei da trasporto militare”.

Una descrizione questa molto dettagliata che non è stata gradita dagli ufficiali dell’Esercito libico nazionale.

L’agenzia ha altresì sottolineato che centinaia di uomini all’interno dei battaglioni di Misurata affrontano una divisione intestina, tra i sostenitori del Governo di riconciliazione guidato da Al-Sarraj, del nuovo ministro dell’Interno Fathi Pasha, fedelissimo del precedente Governo di salvezza (2014-2016) ed i fidatissimi uomini di Haftar.

Fayez Al Sarraj

In contrapposizione, sempre secondo il report di Al Ansar, i battaglioni della capitale di Tripoli si trovano più in difficoltà, poiché meno organizzati e coesi dei battaglioni di Misurata. Non hanno un Consiglio militare che li guidi e li raccolga, ma tutti sono nominalmente affiliati al Governo di Al-Wefaq, guidato da Al Sarraj.

Il rapporto dell’Agenzia di stampa turca, non nasconde di monitorare da vicino le forze più importanti nella Libia occidentale, senza ignorare la presenza dei battaglioni nell’area di Tarhona vicino Tripoli, così come le formazioni militari di Zintan e delle aree circostanti a Sud. Secondo il dossier, la capitale libica è legata al Comando generale dell’Esercito guidato da Haftar.

L’analisi butta benzina sul fuoco, affermando che “la lealtà delle formazioni militari nella Libia occidentale è variabile ed è regolata da una forte competizione per il potere e da una forte influenza legata alle istituzioni sovrane, economiche e finanziarie”.

Alla luce di quanto dichiarato dall’Agenzia, gli uomini di Haftar non stanno a guardare ed il Generale di brigata e portavoce ufficiale dell’Esercito Nazionale, Ahmed Al Mismari, in un’intervista al portale di Al Ain ha detto che “esiste un piano turco per trasferire i terroristi da Idlib in Siria a Kufra, nel Sud della Libia, nascondendosi contemporaneamente dietro al ruolo di sostenitore dell’Arabia Saudita nel mantenimento della sicurezza e stabilità della regione. Ma noi abbiamo diramato un ordine che prevede di colpire qualsiasi SUV nel Sud-Est del nostro Paese che non sia riconosciuto o riconoscibile”.

iI Generale di brigata e portavoce ufficiale dell’Esercito Nazionale, Ahmed Al Mismari

Stando a quanto riportato, l’Esercito di Haftar cerca di proteggere tutte le città meridionali libiche, facendo un riferimento esplicito alle pattuglie nel deserto, composte da elementi delle Forze armate ed alla ricognizione aerea libica per proteggere le città meridionali.

Al Mismari ha sottolineato come esista “un coordinamento diretto tra le autorità libiche e lo stato del Ciad per garantire la frontiera comune ed il confine meridionale. Tutto con il fine di combattere il fenomeno dell’immigrazione illegale, prevenire la crescita di bande criminali e ridurre le attività svolte dall’opposizione ciadiana nel territorio libico”.

Rivolgendosi poi ai “fratelli” vicini, ha ringraziato gli Emirati Arabi Uniti e l’Arabia Saudita perché “hanno svolto un ruolo positivo nel dare sicurezza e stabilità nel Continente africano”, riferendosi al ruolo che i due Paesi hanno assunto nel firmare l’accordo di pace tra Eritrea ed Etiopia.

Le parole del portavoce dell’Esercito di Haftar sono un “fiume in piena” che con furia impietosa si scaglia contro la Turchia: “La presenza militare turca in Somalia è malevola e mira a contrastare gli equilibri di quelle regioni, in particolare quella eritreo-etiopica”. Al Mismari ha poi sottolineato la necessità, da parte dei Paesi dell’Unione Africana, di sostenere le capacità dell’Esercito nazionale libico, revocando l’embargo sulle armi e contrastando i movimenti malevoli compiuti dalla Turchia e dal Qatar nei Paesi del continente.

A sua volta, il membro della Camera dei rappresentanti libici Mohammed al-Abani ha detto che l’attuale Islam politico ha avuto un ruolo nel collasso di un gruppo di Paesi, in particolare la Libia. In una dichiarazione ad Al-Ayn Al-Akhbar ha detto: “Il terrorismo è un movimento diretto a tutti i Paesi del mondo, in particolare in quelli africani, sottolineando che il Qatar e la Turchia saranno i sostenitori di gruppi terroristici ed estremisti.”.

“L’istituzione di una base militare turca in Somalia, è una mossa azzardata e pericolosa – ha aggiunto -. Diventerà il principale sostenitore del terrorismo, specialmente nel contesto delle mosse studiate per liberare Ankara dai suoi nemici. Il loro obiettivo sarà quello di spostare i membri terroristici di Idlib dalla Siria allo Yemen, alla Libia e all’Iraq”. Parole che sottolineano come al-Qaeda nel Maghreb islamico sia il principale incubatore di terroristi che partono dalla Siria verso la Libia e il Sahara, in particolare in Ciad, Niger e Mali.

Mohammed al-Abani ha, infine, invitato i Paesi africani e quelli  limitrofi a sostenere la Libia nel garantire la frontiera e fornire supporto aereo per prevenire l’infiltrazione di terroristi. Specialmente alla luce della divisione politica e della diffusione di gruppi terroristici in alcune città libiche.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Autore