Libia, la Turchia cerca di sfondare i livelli di sicurezza come una testa di ariete. Un ufficiale delle Dogane sfugge ad un attentato

Di Giusy Criscuolo

Tripoli. La Turchia non sembra voler accettare la sconfitta “inflittale” dall’Esercito libico. Sta diventando sempre più evidente che la riuscita delle Forze di sicurezza a difesa della Libia, stia destando, in un “partner” filo IS e sempre più ingombrante, una reazione quasi aspettata. A quanto si legge sui media libici e nord africani, la Turchia, sembra essere alla continua ricerca di poter contrabbandare e sostenere le cellule terroristiche.

La cosa che desta timore, a quanto si apprende dai media, sono le azioni portate avanti nel silenzio, utilizzando metodi intimidatori per nascondere ciò che accade dietro i riflettori.

Secondo quanto riportato dal quotidiano Al-Marsad, il Capitano Tariq Zreikit, incaricato dal Servizio Doganale di investigare sul caso delle armi turche, è sopravvissuto domenica scorsa ad uno dei tentativi di omicidio nei suoi confronti. Secondo il racconto dello stesso, uomini armati hanno cercato di intercettare il suo convoglio con l’obiettivo di rapirlo ed ucciderlo.

Una delle armi sequestrata dalla Dogana libica

Sulla questione è intervenuto il portavoce del Parlamento libico Fathi al-Marimi, che in un’intervista al quotidiano Al-Ain ha dichiarato: “Il tentativo di assassinare l’ufficiale che investiga sulla spedizione di armi di contrabbando in Libia è una chiara indicazione, del tentativo di Ankara, di mettere a tacere il caso che ha scosso l’opinione pubblica libica e ha rivelato alla comunità internazionale il coinvolgimento della Turchia nel sostenere i terroristi in Libia”.

Condannando il tentativo di assassinio contro l’ufficiale inquirente Tariq Zreikit, il portavoce del Parlamento ha poi continuato: “Questo ufficiale, deve essere protetto e deve avere la possibilità di dimostrare ciò che accade. Finché al popolo libico e all’opinione pubblica mondiale, non sarà chiaro chi siano i finanziatori del terrorismo in Libia, noi procederemo senza sosta”.

A quanto si legge sui giornali, l’ufficiale che dal 18 dicembre scorso sta indagando sul carico di armi di 2,5 milioni di proiettili calibro 9 e pistole turche, pare sia già fuggito da 5 città per evitare la morte.

Nonostante le intimidazioni siano palesi e concrete, il lavoro degli uomini della sicurezza doganale non cessa. Questo però, non serve a scoraggiare DAESH ed il “partner filo IS”, che come una testa di ariete cerca di sfondare le barriere di sicurezza per portare a casa nuovi macabri trofei. Nella giornata di lunedì il Dipartimento delle Dogane e l’Unità di controllo automatizzato nel porto di Misurata hanno sequestrato, ancora una volta, un container con 20 mila pistole da 8 mm provenienti dalla Turchia.

Il Dipartimento ha spiegato attraverso la sua pagina ufficiale di Facebook che le armi sono state nascoste tra oggetti per la casa e giochi con lo scopo di confondere e mescolare gli imballaggi. Sono stati rinvenuti 556 cartoni, ognuno dei quali conteneva 36 pistole.

Le autorità hanno dichiarato che l’intera quantità è stata sequestrata, immagazzinata e documentata.

Ma non è finita, dove gli aiuti non arrivano con le armi, si passa a metodi meno palesati, ma pur sempre identificabili. Nella stessa giornata di lunedì, i membri della Dogana internazionale di Binaina sono riusciti a rintracciare 8,5 chili d’oro in due borse provenienti da Istanbul.

La Binaina Customs ha spiegato attraverso il suo ufficio stampa che il processo di controllo dell’oro è stato fattibile, solo dopo aver ricevuto informazioni grazie alle indagini in corso, che hanno indicato la presenza di un passeggero in possesso di valige contenenti il prezioso.

Gli ufficiali delle Dogane, hanno sottolineato che le procedure doganali, a causa dei precedenti eventi, sono migliorate nel giro di poco tempo. Le stesse autorità hanno elogiato gli sforzi delle guardie di sicurezza dei porti, incoraggiando gli uomini a lavorare sempre meglio nella campagna di difesa del Paese, scoprendo armi e droghe atte a distruggere la sicurezza libica.

Gli agenti che sono riusciti ad intercettare un ulteriore carico di armi sono uomini sotto il comando del Capitano Tariq Zreikit.

Insomma, i jihadisti in Libia starebbero contando su un continuo sostegno e sull’appoggio di una presenza sempre più ingombrante.

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