Libia: le mani di Mosca sulla candidatura del figlio di Gheddafi, Saif al-Islam alle Presidenziali. Il Cremlino intende allargare la sua potenza sull’area

Di Giusy Criscuolo

Tripoli. Secondo quanto riportato dal quotidiano Akhbar, alla luce del continuo caos e delle divisioni interne in Libia, pare che la Russia stia abbandonando l’idea di appoggiare il Feldmaresciallo Khalifa Haftar, in corsa per le prossime elezioni, e stia maturando l’idea di sostenere la candidatura di Saif al-Islam, figlio del defunto Muhammar Gheddafi, come nuovo Presidente del Paese. Altre fonti della stampa araba e statunitense hanno confermato la notizia.

Saif al-Islam, figlio del defunto Muhammar Gheddafi.

Mosca, che fino ad ora ha posto il Generale Khalifa Haftar in cima alla sua lista di candidati a guidare la Libia, pare stia mutando rotta, in modo deciso.

Il giornale scrive che Saif al-Islam è in contatto con il Presidente russo Vladimir Putin. Il capo del Cremlino sembra che si stia muovendo in favore dello stesso, subito dopo aver ricevuto, durante la prima settimana di dicembre, una piccola delegazione politica che appoggia la candidatura del 46enne Saif.

Gli occhi di Putin sulla Libia

Secondo alcune indiscrezioni, la delegazione, arrivata a Mosca intorno ai primi giorni di dicembre, ha consegnato una lettera al Ministero degli Esteri russo.

Mohamed al-Qilouchi, membro della delegazione, ha rivelato che Saif al-Islam ha esposto, nel messaggio consegnato, il suo punto di vista per risolvere la crisi nel suo Paese, compreso un piano di stabilizzazione per la regione e delle idee formulate per uscire dalla crisi.

Al-Qilouchi ha altresì tenuto a sottolineare il sostegno da parte di Al-Islam per la road map presentata dall’inviato speciale delle Nazioni Unite, Ghassan Salameh al Consiglio di sicurezza dell’ONU.

Lo stesso componente, ha descritto l’incontro, con l’inviato speciale del vice ministro degli Esteri russo in Medio Oriente e Africa, Mikhail Bogdanov, come lungo e proficuo, durante il quale entrambe le parti hanno discusso di tutti i mezzi disponibili per la risoluzione della crisi libica.

Al-Qilouchi ha espresso la convinzione, che ciò di cui soffre il Paese è il risultato di conflitti ed interessi internazionali che rendono inefficaci le iniziative straniere (tra cui quelle francesi e quelle italiane). Lo stesso ha detto, a nome del futuro candidato, che “l’unico modo per realizzare il nuovo cambiamento libico, sarà quello di tenere elezioni e di organizzare una conferenza nazionale per salvare il popolo”.

Il ritorno della delegazione ha portato un ottimo risultato.

Ma questo incontro, pare non sia stato digerito da alcuni osservatori. I media libici, attenti ad ogni informazione che li riguarda, hanno riportato ciò che l’Agenzia statunitense Bloomberg ha pubblicato in un rapporto che parla di piani russi per eleggere un nuovo potenziale leader per la Libia, e che viene identificato ad oggi nella figura di Saif al-Islam Gheddafi.

Quest’ultimo, secondo il rapporto, è diventato la figura preminente in una lunga fila di personaggi libici alla ricerca del sostegno di Mosca. Sempre secondo l’analisi effettuata da Bloomberg, il Cremlino vede un’opportunità ghiotta nel Paese del Nord Africa ricco di petrolio, proprio per l’assenza dell’impegno americano.

La Russia, stando a quanto scritto, potrebbe diventare il principale broker libico, in un Paese che è stato lacerato da divisioni e mancanza di leadership effettiva dalla caduta di Muammar Gheddafi e dalla sua morte nel 2011.

Sempre secondo Bloomberg, la nuova presa di posizione russa, pare sia stata incoraggiata dalla decisione degli Stati Uniti di ritirarsi dalla Siria. Mosca è stata finora vista sostenere fermamente, il Generale libico Khalifa Haftar, l’uomo potente della Cirenaica, che controlla gran parte della Libia orientale, ricca di petrolio.

Il Generale Hafta, la Russia non lo sostiene più?

Secondo due diplomatici europei che studiano la strategia del Cremlino e sui quali nomi l’Agenzia ha tenuto uno stretto riserbo, la Russia ha mantenuto in silenzio i legami con tutte le fazioni rivali. Ciò ha reso la tattica diplomatica, più vantaggiosa, rispetto ad altre forze esterne che supportano una parte o l’altra.

Secondo questi diplomatici europei, la Russia ha trasformato la sua strategia per la Libia nel 2017. Pare che Mosca, oltre a sostenere Haftar, avesse fatto un grande sforzo per fare pressione sul governo di riconciliazione appoggiato dalle Nazioni Unite a Tripoli e in altri centri di potere, compresa la regione occidentale di Misurata.

Secondo l’analisi, la Russia è impegnata in trattative con la Libia per riprendere un contratto da 2,5 miliardi di dollari per costruire una ferrovia ad alta velocità da Bengasi a Sirte, che è stata sospesa dalla morte di Gheddafi. I produttori di armi russi che hanno perso 4 miliardi di dollari in accordi per la vendita degli armamenti in Libia, otterranno grandi guadagni. Nel frattempo, la Libia sta acquistando 1 milione di tonnellate di grano russo per 700 milioni di dollari.

Anche gli interessi delle compagnie energetiche russe si stanno rafforzando. Mustafa Sinnallah, presidente della National Oil Corporation, è andato a Mosca, nell’ottobre scorso, per i colloqui con le società energetiche russe Gazprom PJSC e Tatneft PJSC sul rilancio di progetti libici sotto l’era di Gheddafi.

La russa Rosneft PJSC ha accettato di investire in esplorazione e produzione in Libia e sull’acquisto di petrolio greggio. Nonostante i rapporti di Haftar con Mosca, tutte le trattative si sono concluse esclusivamente con la National Oil Corporation (NOC) con sede a Tripoli, in quanto è l’unica entità con il diritto di stipulare accordi esteri.

Secondo l’agenzia statunitense, mentre la Russia si lega sempre di più alla Libia, la comunicazione data dal Presidente Donald Trump, di ritirarsi dalle aree di conflitto in tutto il mondo, la più recente delle quali è la Siria, rischia di far perdere il ruolo di leadership degli Stati Uniti. Né la Russia né gli Stati Uniti hanno ambasciate che operano in Libia. Da ricordare che gli USA hanno sospeso le loro operazioni dopo che, nel 2011, durante un attacco armato a Bengasi, fu ucciso il loro ambasciatore.

Il Presidente Usa, Donald Trump

Sempre secondo gli stessi analisti, l’incontro di Palermo ha avuto un’importanza rilevante per entrambe le potenze che hanno inviato quasi in modo silente, l’assistente del segretario di Stato americano per gli affari del Vicino Oriente, David Satterfield ed il ministro Dimitry Medvedev. Entrambi con l’obiettivo di lavorare su una nuova strategia sull’Africa.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

Autore