Libia, l’Esercito nazionale di Haftar colpisce duramente DAESH e continua la liberazione del Sud del Paese

Di Giusy Criscuolo

Tripoli. L’LNA (Lybian National Army, l’Esercito nazionale libico) non molla la morsa sui terroristi. Il Sud è ormai il fulcro delle più grosse operazioni di “decontaminazione” dal terrorismo presente nel Paese.

Grande successo nella lotta al terrorismo dell’Esercito di Haftar

Neppure i rinnovati scontri nel Sud di Tripoli stanno fermando il successo dei militari che operano sotto il comando del Feldmaresciallo Haftar. I militari dei Battaglioni, come carri armati, abbattono ogni ostacolo terroristico senza lasciare spazio a possibili fughe.

Come topi scovati nei nascondigli montuosi e desertici, vengono stanati ed abbattuti. Gli sforzi portati avanti nelle interminabili notti e nelle lunghissime giornate, all’alba di venerdì hanno consentito di raggiungere uno dei più grandi risultati che ha battezzato la missione Al-Karama nel territorio meridionale della regione.

Il portavoce del Comandante in capo delle Forze Armate libiche, il Generale di Brigata Ahmad al-Mismari, ha annunciato l’uccisione di tre terroristi, incluso il leader di Al-Qaeda nel Sud delle regione, Abu Talha. L’operazione è stata portata a termine dalle Forze speciali formate dalla Brigata dei martiri di Al-Zawia e dal Battaglione Tariq Bin Ziad.

il Generale di Brigata Ahmad al-Mismari,

Al-Mismari sulla pagina ufficiale di Facebook del Comando generale, ha dichiarato: “Grazie all’Operazione Karama sono stati uccisi il terrorista Abdel-Moneim al-Hasnawi detto Abu Talha al-Liby, esponente della rete di Al-Qaeda. Mentre era esponente di spicco della rete terroristica di DAESH, Mahdi Salem Dengu. Insieme a loro è stato ucciso anche il terrorista egiziano, Abdullah al-Dasouki”.

“L’operazione militare – ha aggiunto il Generale – è stata portata a termine, dopo alcune informazioni pervenute al Comando sull’esistenza di elementi terroristici nel sito a Nord-Ovest, esattamente in una casa della zona, posizionata a circa 60 chilometri dalla città di Sabha, nell’area della spiaggia di Barak”.

Secondo quanto rivelato ai media, da una fonte militare, che ha preferito rimanere anonima, le Forze Armate hanno assediato la casa dove era nascosto Hasnawi, il quale era accompagnato dalla sua famiglia e da altri tre uomini che facevano parte della sua scorta.

I soldati di Haftar festeggiano la vittoria

Conosciuto come Abu Talha al-Liby, il più pericoloso leader terrorista nell’area di Ibraq al-Shati, Hasnawi è stato responsabile dell’attacco alla base della spiaggia di Barak a metà del 2017 che ha causato dozzine di morti. A quanto appreso dai dati rilasciati, Al-Hasnawi non solo era attivo in Libia, ma aveva allargato il raggio di comando anche nei Paesi limitrofi, mantenendo il controllo del supporto logistico di gruppi terroristici.

Abdel-Moneim al-Hasnawi detto Abu Talha al- Liby

Ma chi erano i terroristi Abu Talha al-Liby e Mahdi Dengu?

Il leader del gruppo di combattimento libico Abu Talha, era nato nel distretto di Karrada al-Shati a Sabha nel 1971. E’ stato catturato dai Servizi di sicurezza libici nel 1996 insieme ad un altro gruppo di estremisti quando hanno cercato di assassinare l’ex leader Muhammar Gheddafi, nella città costiera di Barak.

Dopo la sua partecipazione agli eventi del 2011 nella rivoluzione del 17 febbraio, il suo nome è emerso nuovamente ed è divenuto il leader più importante dei gruppi estremisti nel Sud della Libia (LIFG – Libyan Islamic Fighting Group). Questo gli permise di ottenere il sostegno del Congresso generale nazionale, appartenente alla Fratellanza musulmana libica, in particolare della Commissione per la sicurezza nazionale e la difesa guidata da Abdul Wahab Kaid (costola del Congresso, il Partito Nazionale Libico, fondato nel maggio 2012 e guidato ad oggi dall’Emiro ed ex leader di Al-Qaeda, Abdel Hakim Belhadj, su cui pende un mandato di arresto spiccato, pochi giorni fa, dalla Procura Generale Libica).

Nel 2013, Abu Talha è partito per la Siria, dove è stato incaricato ufficialmente di comandare un gruppo di terroristi sotto il nome di “Battaglione Immigrato”, così chiamato perché composto da elementi stranieri che hanno combattuto contro il regime siriano.

Sempre nello stesso periodo ha fondato, con altri, “Front Nasra”, un gruppo fedele ad Al-Qaeda. A distanza di poco tempo, fece ritorno nella cittadina costiera di Barak, accompagnato dalla moglie siriana, subito dopo aver appreso che le Forze Armate libiche avevano iniziato la loro prima fase di pulizia dalle organizzazioni terroristiche. Era il 2014, l’anno in cui il Feldmaresciallo Khalifa Haftar aveva lanciato l’Operazione “Dignità” nel Sud della Libia.

Al suo rientro, Abu Talha non perse tempo e fondò un’organizzazione armata conosciuta come il “Consiglio della Shura Al-Hasawna a Shati”, sullo stile degli ormai più noti “Consigli della Shura di Bengasi, Derna e di Ajdabia”, di cui abbiamo già parlato nei mesi precedenti, guidati da elementi del Gruppo di Lotta Libica o di Al-Qaeda.

Prima del suo ritorno in Libia nel 2014, il Governo iracheno aveva annunciato l’uccisione di Abu Talha negli scontri con l’Esercito locale nell’Iraq centrale, ma la sua riapparizione nel Sud della Libia ha confutato quanto era stato annunciato.

Abu Talha aveva intessuto forti relazioni con i leader di Al-Qaeda nel Maghreb, sovrintendeva la linea di rifornimento del Consiglio rivoluzionario delle Tigri di Bengasi e viaggiava attraverso le città di Jafra, Sabha, Obari e Misurata per acquistare auto ed armi al mercato nero. Il tutto con ingenti somme di denaro e con l’aiuto di un militante chiamato Anwar Sawan.

Durante il periodo in cui era ritornato a Barak, i residenti della tribù Hasawneh – che vivono nella città costiera – avevano percepito il pericolo, poiché il leader fedele ad Al- Qaeda, aveva tentato di attrarre con quantità di denaro un certo numero di giovani disoccupati, compresi gli adolescenti, cercando di indottrinarli verso la sua nuova formazione armata.

Le fonti hanno anche confermato che gli anziani della tribù ed i genitori di questi giovani esercitavano pressione sociale e tribale per cercare di capire chi fosse questo nuovo leader e che tipo di formazione militare potesse condurre, senza ottenere risposte esaustive.

Nel 2016, attacchi aerei sconosciuti hanno preso di mira tre case nell’area di Qaradah al-Shati, nessuna delle quali era in realtà di proprietà di Abu Talha. Da allora una ricerca senza sosta ha portato all’uccisione del leader terrorista, venerdì mattina.

Come abbiamo accennato, assieme al leader libico di Al-Qaeda Abdel-Moneim al-Hasnawi, un altro elemento di spicco dell’Organizzazione di DAESH, è stato ucciso nella stessa giornata di venerdì. Si parla di Mahdi Salem Dengu.

Dengu è noto come Abu al-Barakat, una delle persone più ricercate nell’ufficio del Procuratore Generale di Tripoli. Di origine libica, è nato a Sirte nel 1981. Ha lavorato per un periodo nel gruppo della Sharia a Mosul, sotto la guida di Abu Bakr al-Baghdadi per la Libia, come parte del piano di Baghdadi per rafforzare le sue filiali nel Nord Africa.

Abu al-Barakat, una delle persone più ricercate nell’ufficio del Procuratore Generale di Tripoli.

Nel febbraio 2015 guidò la decapitazione di 21 copti egiziani. Dopo aver perso il controllo della loro roccaforte a Sirte, fondò un Esercito nel deserto composto da almeno tre Battaglioni. Si trattava di un gruppo di estremisti della linea dura che fuggirono dalla città, durante la campagna condotta da Haftar.

Di seguito, formò un altro gruppo Takfiri a Tripoli, dove alcuni dei militanti furono feriti ed arrestati.

Secondo le informazioni fornite dal capo delle indagini, Al-Sou, presso l’ufficio del Procuratore Generale, Siddiq al-Sour, nel marzo 2018, è stato scoperto l’insediamento di un esercito di militanti di DAESH, guidati da un predicatore, nel deserto della Libia. L’uomo in questione era Dengu. La maggior parte dei suoi elementi provenivano dal Sudan.

Il capo delle indagini ha dichiarato: “L’esercito del deserto è stato istituito dopo l’espulsione di Syed da Sirte. Il gruppo comprendeva tre Battaglioni guidati da Dengu. Portava i combattenti stranieri in Libia dai Paesi vicini, come il Sudan, l’Egitto, la Tunisia e l’Algeria”.

Secondo le indagini, “l’esercito del deserto” ha creato dei posti di osservazione per controllare le strade che portano a Sud e ad Est di Sabha.

L’organizzazione ha rivendicato la responsabilità di due attacchi sanguinosi, incluso quello alle porte di Fuqaha nel 2017, a 100 chilometri dalla città di al-Jafra. Qui l’attacco ha provocato l’uccisione di 9 membri delle Forze Armate e di due civili.

Dengu, con l’aiuto di Ibrahim al-Jidran nel 2017, è stato anche tra i terroristi che hanno attaccato i giacimenti petroliferi della Crescent Petroleum. Ed inoltre è stato coinvolto nell’assalto della Sesta Brigata di fanteria con il gruppo terroristico Ahmed Abdul Jalil ed il leader delle milizie ciadiane Timan Ardimy nel maggio 2018.

In un solo giorno, le file terroristiche hanno perso così due grandi punti di riferimento e la missione anti terrorismo è solo all’inizio.

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